Fonte: LE SCIENZE
Paese: IT
Autore: PZ
Argomento: Un fattore cruciale per la distruzione delle cellule beta
Spaming: 12
Date: giovedì 05 febbraio 2009
INFOFATTYSulla rivista “Cell Metabolism”
Un fattore cruciale per la distruzione delle cellule beta
Nella ricerca, si è trovato che il fattore CXCL10 è cruciale per lo scatenamento della distruzione delle cellule beta: cellule che producono insulina isolate da pazienti di tipo 2, contengono livelli di CXCL10 30 volte superiori alla norma
Il fattore infiammatorio chiamato CXCL10 rappresenta un marker precoce della perdita di cellule beta del pancreas che producono insulina, un processo critico che caratterizza la progressione del diabete.
La scoperta, riportata sulla rivista “Cell Metabolism”, potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche per prevenire la morte di tali cellule o di recuperare quelle già perse.
"Finora, l’idea corrente è stata che l’insulino-resistenza rena una persona diabetica, ma la perdita di cellule beta avviene sia nel diabete di tipo 1 sia in quello di tipo ”, ha commentato Kathrin Maedler del Dipartimento di medicina dell'Università della Californa a Los Angeles.
I ricercatori hanno notato come solo il 10-20 per cento dei soggetti con insulino-resistenza sviluppano in seguito diabete di tipo 2, a causa di un malfunzionamento delle cellule beta. Se si potesse proteggere le cellule dall’espressione del CXCL10, che è un marker infiammatorio per entrambe le forme di diabete – sostengono i ricercatori – si potrebbe sperare di arrestare il declino delle cellule beta, e con esso il progresso della malattia.
Il diabete di tipo 1 viene diagnosticato di solito in bambini o giovani adulti e deriva da un’incapacità di di produrre insulina. Il più comune diabete di tipo 2 insorge generalmente più tardi, quando l’organismo non riesce a produrre insulina a sufficienza o non risponde più all’azione dell’ormone. Nel diabete di tipo 1, le cellule beta vengono distrutte dal sistema immunitario e tale processo è caratterizzato dalla produzione di segnali infiammatori in alte concentrazioni. Nel caso del diabete di tipo 2, non è chiaro quale sia la causa della malattia.
Il gruppo della Maedler ipotizza che i fattori infiammatori rivestano un ruolo anche in questo caso: i marker infiammatori, infatti, vengono riscontrati sia nell’obesità, sia nell’insulino-resistenza sia nel diabete.
Nella ricerca, si è trovato che il fattore CXCL10 è cruciale per lo scatenamento della distruzione delle cellule beta: cellule che producono insulina isolate da pazienti di tipo 2, contengono infatti livelli di CXCL10 30 volte superiori alla norma. (fc)
(04 febbraio 2009
Fonte: CORRIERE DELLA SERA
Paese: Italia
Autore: PZ
Argomento: Articlo giornale - testimonianza su cellule staminali
Spaming: 12
Date: lunedì 02 febbraio 2009
INFOFATTYpubblicato il 31 gennaio 2009 su " CORRIER DELLA SERA"
La storia Un gigante biotech cinese offre a Bangkok trattamenti a base di staminali estratte dal cordone ombelicale
Sono più di 100 gli italiani «curati» in Thailandia
La superbanca La Beike biotechology ha in Cina la banca di cellule staminali più grande del mondo Lo scetticismo Secondo molti scienziati questi trapianti possono dare un beneficio soltanto transitorio
«Disperati, abbiamo voluto provare la strada delle cellule staminali.
Siamo arrivati a Bangkok il primo aprile 2008 e nostro figlio è stato sottoposto ad un trattamento di sei iniezioni di cellule staminali cordonali. Al nostro ritorno in Italia, il 5 maggio, abbiamo riscontrato diversi cambiamenti: il bimbo ha un tono muscolare più rilassato, ha più appetito, riposa di più (e anche noi di conseguenza) e poi reagisce molto di più alle luci e riesce a vedere le ombre: prima aveva gli occhi fissi ed ora segue i movimenti di chi gli sta intorno in un raggio di tre metri. Siamo stupefatti. Ora siamo in attesa di altri cambiamenti che gli possano in futuro far vivere una vita normale». Alessandro e Michela, di Sassari, sono i genitori di Kevin, 2 anni, nato con tetraparesi spastica e ipoplasia del nervo ottico (non vedente, quindi). Da quando è nato ha subito quattro interventi: reni, cuore, tumore benigno alla vescica, ricostruzione dell' organo genitale. Poi Bangkok. Ora i genitori sperano. Ma Kevin non è il solo. Malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), giovani con la sclerosi multipla, bambini con l' atrofia midollare, ventenni sulla sedia a rotelle per un trauma alla colonna vertebrale. Oltre cento gli italiani trattati, per lo più nel 2008, con le staminali da cordone ombelicale cinesi nell' ospedale di Bangkok, in Thailandia. Guariti? Per ora migliorati. Così come Razvan Iordache, ventenne rumeno, tetraplegico dopo un brutto tuffo in acqua: osso del collo rotto. Ora muove la parte alta del tronco, mangia da solo, respira. La tv rumena ha raccontato la sua storia, un miliardario ha creato una fondazione e già circa 120 rumeni si sono curati a Bangkok. Ma anche 150 americani. E francesi, tedeschi, olandesi. In tutto quattromila trattati, tremila cinesi, i pazienti ricorsi all' infusione di cellule staminali da cordone ombelicale. A Bangkok, dove la cinese Beike ospita chi viene a curarsi da altri paesi, in Cina per i locali. Ricovero di circa un mese con riabilitazione. 6.000 euro tutto incluso. Le malattie trattate? L' elenco diffuso dal gigante biotech cinese Beike comprende: Alzheimer, atassia (spinocerebellare e di Friedreich), traumi cerebrali nei bambini e a certe condizioni negli adulti, paralisi cerebrali, sclerosi multipla (Sm), distrofia muscolare di Duchenne, traumi spinali, atrofia muscolare spinale (Sma), tetraparesi spastica, sclerosi laterale amiotrofica all' esordio (Sla), il piede diabetico, l' ischemia degli arti inferiori. E patologie oftalmiche: il trattamento dell' ipoplasia del nervo ottico e la retinite pigmentosa. Aggiunge Andrea Mazzoleni, della Beike Europe, sede in Svizzera: «Anche le lesioni traumatiche al nervo ottico sono affrontabili, a patto che il nervo sia ancora collegato all' occhio e al cervello». La banca di cellule staminali più grande al mondo è a Taizhou, provincia di Jiangsu. E' della Shenzhen Beike Biotechnology, fornisce cellule staminali per trattamenti medici ad almeno venti centri ospedalieri. Si è partiti con la banca di staminali da cordone ombelicale, dalla placenta, dalla membrana amniotica, dal midollo osseo. In futuro produrrà anche cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), derivate dalla «riprogrammazione» di cellule adulte. Senza toccare gli embrioni. La Repubblica popolare cinese si sente leader e non vuole errori: ha ordinato ai manager di applicare gli stessi standard della Aabb, l' American association of blood banks (Associazione delle banche americane del sangue), per evitare rischi da malattie trasmissibili. Rigidi anche nell' accettare i pazienti, nonostante il business. Selezione severa. Molti scienziati occidentali sono però scettici: «Le staminali cordonali non sono capaci di generare cellule di altri tessuti in misura significativa. I benefici? Transitori. Probabilmente dovuti a fattori, rilasciati dalle cellule trapiantate, in grado di ridurre l' infiammazione e di aiutare la sopravvivenza delle cellule malate. Che però difficilmente saranno sostituite». Replicano dalla Beike: «Le cellule staminali comunicano con quelle del paziente mediante segnali chimici, scambiandosi informazioni e istruzioni. E sono proprio questi messaggi a dire alla staminale quando attivarsi e che cosa diventare. Identificare le istruzioni è uno degli obiettivi della ricerca. Solo così si potranno ottenere in vitro tessuti per il trapianto o, addirittura, arrivare a sfruttare queste molecole per stimolare nel paziente la crescita controllata di un organo danneggiato». A gennaio perfino Nature si è accorta della Beike, analizzando il considerevole numero di pazienti trattati con apparenti buoni risultati. Duecento le richieste al mese, rifiutate nel 60 per cento dei casi. E il costo? Non è alto? Risponde Mazzoleni: «In una recente statistica pubblicata da Cittadinanzattiva viene indicato un costo medio per trapianto di cellule staminali di 6.000 euro. È quanto si paga in Germania, con le staminali adulte infuse in ambulatorio senza ricovero. Alla stessa cifra per la Beike c' è circa un mese di degenza in clinica per due persone, la riabilitazione, l' agopuntura, l' assistenza medica, gli esami effettuati, le terapie somministrate e i trapianti di cellule staminali a 10-15 milioni per volta». E, in alcuni casi, c' è stato anche il rimborso dal sistema sanitario italiano: come cure specialistiche all' estero. Mario Pappagallo
Pappagallo Mario
Pagina 47
Fonte: Aduc
Paese: Svizzera
Autore: Beike
Argomento: Beike
Spaming: 12
Date: venerdì 08 agosto 2008
INFOFATTYIn Cina nascerà una grande struttura per la conservazione e la trasformazione delle cellule staminali, in seguito fornirà staminali pluripotenti indotte (IPS)
Una struttura di 21500 metri quadrati per la conservazione e la trasformazione delle cellule staminali: è l'ambizioso progetto messo in piedi dalla Shenzhen Beike Biotechnology Co. Ltd., gruppo attivo nella fornitura delle cellule staminali per i trattamenti medici, nella parte orientale della Cina. Quando sarà completato, l'impianto di Jiangsu sarà uno dei più sviluppati del suo genere in tutto il mondo, con tecnologie avanzate e condizioni sicure di congelamento, archiviazione ed elaborazione di una vasta gamma di campioni di cellule staminali umane per applicazioni cliniche. L'impianto inizialmente sarà una banca di cellule staminali da cordone ombelicale, cellule staminali dalla placenta, cellule staminali della membrana amniotica, cellule staminali del midollo osseo e in seguito avrà anche la possibilità di fornire cellule staminali pluripotenti indotte (IPS).
Inizialmente, l'impianto sarà usato principalmente come banca privata di cellule staminali ma, con l'aumentare dei campioni, diventerà una banca pubblica per le strutture mediche, con l'obiettivo di far diventare la Beike il fornitore globale per i pazienti che hanno bisogno di trapianti di cellule staminali.
La Jiangsu Beike Biotechnology Co, Ltd, filiale di Shenzhen Beike Biotechnology Co, Ltd, è stata istituita per gestire questo impianto. Per quanto riguarda la sicurezza delle cellule, la Repubblica Popolare Cinese applica gli stessi standards della AABB - American Association of Blood Banks (Associazione delle banche americane del sangue) nel testare il sangue, e questo allo scopo di offrire il più alto livello di protezione da malattie trasmissibili. Una volta giunte nei laboratori, le cellule staminali - prima di essere messe a coltura in condizioni di sicurezza e sterilità assolute - vengono sottoposte a un secondo controllo. Sia la Banca Centrale del Sangue cinese, che la Beike emettono, per ogni test, un certificato quale garanzia del fatto che le staminali sono immuni da qualsiasi malattia.
"Lo stoccaggio di cellule staminali è il passo logico per noi, visti i nostri anni di esperienza nella gestione e coltura di cellule staminali per trattare con successo pazienti provenienti da tutto il mondo - ha spiegato il dottor Sean Hu, presidente della Beike Biotech -. Con questo nuovo rivoluzionario impianto di immagazzinamento la Beike sale ancora di più alla ribalta nel settore mondiale delle cellule staminali, fornendo un' ampia e sicura struttura per fornire le munizioni mediche necessarie a combattere i disturbi debilitanti in tutto il mondo". Il nuovo laboratorio, tecnologicamente avanzato, occuperà 10.000 metri quadrati dell'impianto di stoccaggio e produrrà cellule staminali di qualità per i trattamenti dei pazienti negli ospedali più importanti della provincia di Jiangsu e della regione di Shanghai, permettendo di effettuare il trattamento su più di 200 pazienti al mese che soffrono di una serie di disturbi debilitanti come l'atassia, la lesione cerebrale, la paralisi cerebrale, il piede diabetico, l'ischemia degli arti inferiori, la sclerosi multipla, la distrofia muscolare, le lesioni del midollo spinale e i danni al nervo ottico.
L'impianto di stoccaggio delle cellule staminali, di cui è prevista l'entrata in funzione entro la fine dell'anno 2008, è situato accanto ai 15.000 m2 degli uffici della Beike Biotech a Jiangsu, che già ospita uno showroom dove vengono presentate le tecnologie e i trattamenti dell'azienda.
Fonte: Aduc (02/07/2008)
Fonte: ticinonline.ch
Paese: Suisse
Autore: Beike
Argomento: cellule staminali
Spaming: 12
Date: domenica 01 giugno 2008
INFOFATTYLUGANO
In un video Gianni Demarin della Beike difende le staminali e avanza pesanti accuse al mondo scientifico
Cellule staminali sì, o cellule staminali no? Gianni Demarin, direttore della Beike Europe SA, società che permette ai pazienti di accedere al trattamento delle staminali in Cina e in Tailandia, intende fare chiarezza sull’argomento e in un video che vi proponiamo in esclusiva, difende le staminali e attacca il mondo scientifico occidentale. “In fatto di etica la sanità occidentale dovrebbe solo tacere”. E poi. “L’Occidente rallenta la ricerca. Verso le staminali alcuni medici fanno del terrorismo scientifico. I medici vengono fuorviati o disinformati dalle industrie farmaceutiche”.
Link video
http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=398244&idsezione=6&idsito=29&idtipo=166&dossier=video
LUGANO - Le discussioni sulle cellule staminali per la cura di determinate malattie dividono il mondo scientifico da diverso tempo. Da una parte i difensori convinti che le cellule staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi, dall'altra i medici scettici che bocciano le staminali definendole creatrici di false illusioni.
Illusioni che spesso spingono alcuni malati a intraprendere viaggi della speranza nei paesi orientali, dove la ricerca delle staminali è una realtà di fatto al centro dei riflettori internazionali.
In Ticino esiste una società, la Beike Europe SA, che si presenta come un canale diretto che dall'Europa permette ai paziente di accedere al trattamento con cellule staminali in Cina e in Tailandia. L'azienda si è occupata di circa un centinaio di malati provenienti sia dalla Svizzera che dall'Italia.
In un video che vi proponiamo in esclusiva, il direttore dell'azienda, Gianni Demarin ha voluto fare chiarezza sull'uso delle cellule staminali che derivano dal cordone ombelicale, con l'obiettivo di spazzare il campo da una serie di pregiudizi che riguardano un argomento che - come detto - continua a dividere il mondo scientifico.
Ma le riflessioni di Demarin contengono anche delle pesanti accuse al mondo della ricerca scientifica, colpevole secondo le accuse del direttore della Beike Europe, di fare orecchie da mercante nei confronti delle cellule staminali. "Nonostante i risultati positivi che abbiamo avuto con le cellule staminali in Cina, che hanno permesso di migliorare la salute di molti individui, veniamo continuamente snobbati o attaccati", si sfoga Demarin. E aggiunge: "In Europa si fa del terrorismo per quanto riguarda la ricerca e la scienza in Cina. Siamo di fronte al paradosso se pensiamo che proprio Novartis ha aperto uno dei suoi più grandi centri di laboratori proprio in Cina, dato che in quel paese c'è una sovrabbondanza di talenti scientifici".
L'etica, Demarin: "La sanità occidentale dovrebbe solo tacere"
L'intervista affronta anche questioni di etica: "Si è sollevato un polverone sulla questione dell'etica poichè si faceva sempre riferimento agli esperimenti con cellule staminali prelevate da embrioni. Nel caso della Beike invece le cellule vengono prelevate dal cordone ombelicale, quindi problemi etici non ce ne sono. Qualcuno pur di sconsigliare un trattamento nei paesi asiatici arriva ad affermare che queste cure sono prive di valori etici. La mia esperienza invece mi ha fatto capire che in Cina l'etica è a un livello molto superiore, e non credo che noi possiamo dare lezioni di etica, visto quello che succede negli ospedali occidentali. In un paese come l'Italia 4000 medici hanno ricevuto avvisi di garanzia perchè accettavano regali dalle ditte farmaceutiche".
E ancora: "Quei medici che hanno espresso una posizione a favore delle cellule staminali si sono ritrovati nei guai, sono stati soggetti a ricatti e boicottaggi. Collaboriamo con medici, i quali ci chiedono puntualmente di tacere del loro supporto. Ora c'è un famoso neurologo svizzero, di cui non posso ancora riferire il nome, che ha deciso di esporsi, e prossimamente difenderà pubblicamente la ricerca sulle cellule staminali".
L'Occidente che blocca la ricerca
L'obbiettivo del filmato, spiega infine Demarin, è quello di "far capire che c'è la volontà da parte dei cinesi a collaborare con l'Europa. È semmai quest'ultima che non accetta la collaborazione e preferisce rallentare la ricerca sulle cellule staminali. Qui in Europa non c'è ricerca seria per quanto riguarda le staminali. Conosco molti ricercatori e tutti mi hanno confermato che le ricerche anti-economiche - seppur interessanti - vengono bloccate.
Fonte: CCS news
Paese: Svizzera
Autore: Beike
Argomento: Cellule staminali
Spaming: 12
Date: martedì 20 maggio 2008
INFOFATTY
COMUNICATO STAMPA
Appello ai medici: non date indicazioni fuorvianti sulle cellule staminali
Riceviamo sempre più spesso, a fronte di un nostro parere negativo sulla trattabilità con cellule staminali per alcune patologie, le accese rimostranze da parte di pazienti che affermano di aver invece ricevuto dai loro medici curanti delle indicazioni a favore di questo trattamento. Riguardo questa situazione, che provoca false illusioni e alimenta i cosiddetti “viaggi della speranza”, la Beike ricorda che attualmente il range delle patologie trattabili nei propri centri è :
• Alzheimer
• Atassia, spinocerebellare e Friedreich's
• Traumi cerebrali nei bambini e a certe condizioni negli adulti
• Paralisi cerebrali
• Sclerosi multipla (SM)
• Distrofia muscolare, Duchenne's
• Traumi spinali
• Atrofia muscolare spinale (SMA)
• Tetraparesi spastica
• Sclerosi laterale amiotrofica all’esordio (SLA)
Importante novità inoltre per quanto attiene le patologie oftalmiche: in base i risultati ottenuti, il trattamento dell’ipoplasia del nervo ottico è quella che finora ha dato le maggiori soddisfazioni.
Inoltre le lesioni traumatiche al nervo ottico sono in linea generale affrontabili, a patto che il nervo stesso sia ancora collegato ad entrambe le estremità (bulbo oculare e massa encefalica), e che il bulbo oculare stesso sia ancora integro.
Esistono dei precisi requisiti per poter accedere al trattamento e per questa ragione attuiamo una procedura precauzionale ben definita con la richiesta delle informazioni necessarie per il nostro staff medico che decide la possibilità del trattamento dei casi che gli vengono sottoposti: Procedura che è del tutto gratuita.
La Beike Europe è a disposizione dei medici interessati a ricevere informazioni più approfondite e si appella alla loro serietà professionale al fine di non diffondere informazioni senza fondamento scientifico che generano illusioni miracolistiche in persone che già soffrono per gravi malattie che attualmente sono difficilmente trattabili o addirittura senza prospettive di cura.
Nell’occasione la Beike fa appello ai neurologi coscienziosi che rispettano ancora il “Giuramento di Ippocrate” a rilasciare parere favorevole al trattamento con le cellule staminali, per le patologie attualmente trattabili dai nostri centri al fine di permettere ai pazienti che lo desiderano di usufruire dei rimborsi delle ASL per i trattamenti sanitari all’estero in centri di alta specializzazione, come già avvenuto per alcuni casi.
Ufficio stampa Beike - Lugano, 14 maggio 2008
Informazioni : pressoffice@beike.ch tel. 004191 9713871
Fonte: riflessione
Paese: italy
Autore: verb
Argomento: beike
Spaming: 12
Date: mercoledì 14 maggio 2008
INFOFATTYVisto che a postare sono solo i dipendenti della beike e non leggo alcun che di pazienti "guariti" o quantomeno migliorati dopo il trattamento non faccio molto affidamento a coloro che si pongono da tramite....
Per quanto riguarda la Cina la divulgazione di notizie, la ricerca, l'informazione, il reggime, il Tibet be questo è sotto gli occhi di tutti
Da un punto di vista prettamente spirituale se io fossi Dio ai cinesi che avessero contribuito a salvare il mondo con la più grande scoperta nel campo della medicina li glorificherei come meritano e non con una scossa sismica che ha causato più di 10000 morti........
Fonte: l'ideale
Paese: Svizzera
Autore: Beike
Argomento: Cellule staminali
Spaming: 12
Date: martedì 22 aprile 2008
INFOFATTY
COMUNICATO STAMPA
In occasione della Giornata Europea dei diritti del malato, Beike Europe condivide pienamente l’analisi riportata da Cittadinanzattiva che evidenzia come risultino particolarmente disattesi i diritti ad ottenere le terapie in tempo, l’accesso alle cure, la libertà di scelta e le informazioni sulle innovazioni.
In questo senso occorre favorire l’applicazione e la ricerca nell’ambito biotecnologico quale quella sulle cellule staminali, per permettere a coloro che sono affetti da malattie neurodegenerative di migliorare già oggi la loro qualità di vita.
Le cellule staminali sono le cellule matrici che si differenziano in tutti i tessuti del corpo, dalla pelle al sangue dal cervello e al muscolo cardiaco. Hanno la provata capacità di aiutare nella rigenerazione degli organi e dei nervi, permettono la riparazione ed il ripristino dei tessuti e sono in grado di trattare efficacemente le malattie cardiovascolari. La Beike attualmente ha visto notevoli miglioramenti su malattie del sistema nervoso in pazienti cinesi ed internazionali. Molte di queste condizioni sono ancora considerate incurabili con le tecniche mediche convenzionali e rappresentano il 60% della mortalità mondiale. Mentre attualmente non è previsto in Occidente, gli scienziati nei laboratori come quello di Shenzhen in Cina stanno concentrandosi sulla tecnologia che potrebbe presto consentire la riprogrammazione delle cellule del corpo umano. Ciò permetterebbe di ottenere un significativo successo nell’usare le cellule staminali per trattare varie affezioni e di rigenerare le cellule nervose per guarire completamente le lesioni al midollo spinale, di creare le proprie cellule pancreatiche per arrestare il diabete o eventualmente generare cellule di qualunque altro tipo per trattare qualsiasi patologia di cui soffra il paziente. Questo rende la riuscita delle applicazioni cliniche con le cellule staminali di vitale importanza per la salute umana rappresentando così il vero futuro della medicina.
Un’interessante analisi pubblicata nel numero di gennaio della rivista scientifica “Nature” evidenzia come il Centro Beike di Shenzhen sia l’unico accreditato che, accanto ai programmi di ricerca, abbia trattato un considerevole numero di pazienti con buoni risultati.
L’obiettivo deve essere: trasferire SUBITO i risultati della più avanzata ricerca biomedica dentro la pratica, e ciò per permettere a numerosi pazienti a cui oggi non viene data alcuna speranza, se non di guarire, di accedere a migliori condizioni.
In questo senso è scandaloso che non si affronti l’argomento della ricerca e della cooperazione internazionale in questo campo nonostante la disponibilità del mondo scientifico cinese.
Sembra quasi che l’ombra degli enormi interessi delle lobbies farmaceutiche interdica le proposte innovative.
Dal profilo delle critiche attinenti all’etica, ciò che veramente non è etico è non offrire la possibilità di curarsi a numerosi pazienti a cui oggi non viene data alcuna speranza.
Ufficio stampa BEIKE
18 aprile 2008
Fonte: l'ideale
Paese: Svizzera
Autore: Beike
Argomento: Cellule staminali
Spaming: 12
Date: martedì 22 aprile 2008
INFOFATTY
COMUNICATO STAMPA
In occasione della Giornata Europea dei diritti del malato, Beike Europe condivide pienamente l’analisi riportata da Cittadinanzattiva che evidenzia come risultino particolarmente disattesi i diritti ad ottenere le terapie in tempo, l’accesso alle cure, la libertà di scelta e le informazioni sulle innovazioni.
In questo senso occorre favorire l’applicazione e la ricerca nell’ambito biotecnologico quale quella sulle cellule staminali, per permettere a coloro che sono affetti da malattie neurodegenerative di migliorare già oggi la loro qualità di vita.
Le cellule staminali sono le cellule matrici che si differenziano in tutti i tessuti del corpo, dalla pelle al sangue dal cervello e al muscolo cardiaco. Hanno la provata capacità di aiutare nella rigenerazione degli organi e dei nervi, permettono la riparazione ed il ripristino dei tessuti e sono in grado di trattare efficacemente le malattie cardiovascolari. La Beike attualmente ha visto notevoli miglioramenti su malattie del sistema nervoso in pazienti cinesi ed internazionali. Molte di queste condizioni sono ancora considerate incurabili con le tecniche mediche convenzionali e rappresentano il 60% della mortalità mondiale. Mentre attualmente non è previsto in Occidente, gli scienziati nei laboratori come quello di Shenzhen in Cina stanno concentrandosi sulla tecnologia che potrebbe presto consentire la riprogrammazione delle cellule del corpo umano. Ciò permetterebbe di ottenere un significativo successo nell’usare le cellule staminali per trattare varie affezioni e di rigenerare le cellule nervose per guarire completamente le lesioni al midollo spinale, di creare le proprie cellule pancreatiche per arrestare il diabete o eventualmente generare cellule di qualunque altro tipo per trattare qualsiasi patologia di cui soffra il paziente. Questo rende la riuscita delle applicazioni cliniche con le cellule staminali di vitale importanza per la salute umana rappresentando così il vero futuro della medicina.
Un’interessante analisi pubblicata nel numero di gennaio della rivista scientifica “Nature” evidenzia come il Centro Beike di Shenzhen sia l’unico accreditato che, accanto ai programmi di ricerca, abbia trattato un considerevole numero di pazienti con buoni risultati.
L’obiettivo deve essere: trasferire SUBITO i risultati della più avanzata ricerca biomedica dentro la pratica, e ciò per permettere a numerosi pazienti a cui oggi non viene data alcuna speranza, se non di guarire, di accedere a migliori condizioni.
In questo senso è scandaloso che non si affronti l’argomento della ricerca e della cooperazione internazionale in questo campo nonostante la disponibilità del mondo scientifico cinese.
Sembra quasi che l’ombra degli enormi interessi delle lobbies farmaceutiche interdica le proposte innovative.
Dal profilo delle critiche attinenti all’etica, ciò che veramente non è etico è non offrire la possibilità di curarsi a numerosi pazienti a cui oggi non viene data alcuna speranza.
Ufficio stampa BEIKE
18 aprile 2008
Fonte: www.beike.ch
Paese: Italia
Autore: sito internet
Argomento: Beike
Spaming: 12
Date: venerdì 29 febbraio 2008
INFOFATTYSalve, questa mattina leggevo il sito di questa clinica in Cina e dell'Azienda Beike, mi sono informata e dicono che infondono false speranze. Qualcuno ne sà qualcosa in più?
Fonte: Beike
Paese: Svizzera
Autore: Beike
Argomento: Cellule staminali
Spaming: 12
Date: giovedì 10 gennaio 2008
INFOFATTYCOMUNICATO STAMPA
Lo stato della ricerca attuale conferma che le cellule staminali sono pluripotenti, mantengono cioè capacità proliferative durante tutta la vita dell'individuo, e si dividono asimmetricamente, con una delle due cellule figlie che rimane di tipo staminale e l'altra che inizia il processo differenziativo.
Le cellule staminali da cordone ombelicale, preparate ed usate dalla Beike, sono le migliori ai fini della ricerca scientifica poichè, rispondendo a stimoli locali, possono differenziarsi in modo adeguato dando luogo a vari tessuti: possono cioè riprodurre i tessuti necessari, attirando le proteine riparatrici, se collocate nel contesto giusto.
"Le cellule staminali da cordone ombelicale" sono da tempo sperimentate anche in Occidente con risultati positivi per la cura di molte malattie ematiche. Il trapianto di tali cellule per il trattamento di malattie ematologiche sia nei bambini che negli adulti non è più in fase sperimentale e infatti, ad oggi, sono stati effettuati nel mondo circa 3000 trapianti per tali malattie.
Beike Europe SA, rappresentanza europea della Shenzhen Beike Biotechnology Co. Ltd., azienda fondata con capitali forniti dalle Universita' di Pechino e Hong Kong e dal Municipio di Shenzhen, e sostenuta da fondi monetari nazionali, le cui ricerche si svolgono in sinergia fra le universita' di Pechino, Hong Kong, Zhongshan, Guiyang, Zhengzhou e l'Universita' Medica dell'Esercito attraverso uno staff di oltre 60 fra ricercatori e medici, è lieta di annunciare importanti progressi nel range delle patologie attualmente trattabili presso i nostri ospedali.
Attualmente la Beike propone trattamenti per le seguenti patologie :
• Alzheimer
• Atassia, Friedreich's
• Traumi cerebrali nei bambini e a certe condizioni negli adulti
• Paralisi cerebrali
• Sclerosi multipla (SM)
• Distrofia muscolare, Duchenne's
• Traumi spinali
• Atrofia muscolare spinale
• Tetraparesi spastica
• Sclerosi laterale amiotrofica all’esordio
Importante novità inoltre per quanto attiene alle patologie oftalmiche dove stiamo muovendo i primi passi in questo settore ancora sperimentale con i seguenti risultati :
- trattamento dell’ipoplasia del nervo ottico che è la patologia che finora ci ha dato le maggiori soddisfazioni, vedi, quale esempio, il caso di Rylea Barlett (visibile sul sito internet www.beike.ch) ;
- inoltre le lesioni traumatiche al nervo ottico sono in linea generale affrontabili, a patto che il nervo stesso sia ancora collegato a entrambe le estremità (bulbo oculare e massa encefalica) e che il bulbo oculare stesso sia ancora integro.
Presto saremo inoltre in grado di proporre il trattamento delle varie forme di diabete.
Da ultimo la Beike Europe è lieta di annunciare che potrà a giorni annoverare fra gli Ospedali convenzionati il Piyavate Hospital di Bangkok, Thailandia al fine di migliorare la sistemazione dei pazienti europei che intendono sottoporsi al trattamento di Cellule staminali attraverso i nostri servizi.
Andrea Mazzoleni, vice-presidente Beike Europe
BEIKE EUROPE SA - CH - 6906 LUGANO 31 OTTOBRE 2007
Sito internet : www.beike.ch Contatti : info@beike.ch
Fonte: GG
Paese: Italia
Autore: GG
Argomento: Beike
Spaming: 12
Date: giovedì 20 settembre 2007
INFOFATTYIl 18 maggio scriveva di non finanziare la Beike per motivi "strani" ad oggi vi è giunta qualche altra informazione?
La società il 5 giugno posta il loro comunicato ne confermato ne smentito da voi
Mi sono perso qualche altro post?
Grazie per le informazioni
Fonte: fa_babelfamily list
Paese: br
Autore: pz
Argomento: Diabete di tipo 1: più vicina una cura
Spaming: 12
Date: giovedì 23 agosto 2007
INFOFATTYFonte: ATAXIANET http://br.groups.yahoo.com/group/ataxianet/
Messagggio inviato da: "Wellington Arujo Martins"
Lunedì, 20 agosto 2007 4:30 pm
http://www.gazetaderibeirao.com.br/conteudo/mostra_noticia.asp?noticia=1526388&area=92020&authent=A9DF30821EEB8010663B198E52391B
Traduzione: Gian Piero Sommaruga
Martedì, 21 agosto 2007
Articolo pubblicato il 12/8/2007
Diabete di tipo 1: più vicina una cura
L’uso di cellule staminali per curare il diabete di tipo 1 permette a un paziente di Ribeirão di fare a meno dell’insulina da tre anni e mezzo
ANA LÍGIA VASCONCELLOS
Gazeta de Ribeirão
Il trattamento del diabete di tipo 1 con chemioterapia e reimpianto di cellule staminali del midollo osseo dello stesso paziente, realizzato dal USP di Ribeirão Preto, sta dando risultati positivi. Del gruppo di 18 trapiantati, 15 stanno, finora, conducendo una vita normale, libera dalle iniezioni quotidiane di insulina, in quanto questa sostanza è ritornata ad essere prodotta dall’organismo. Al di là di questi dati incoraggianti, il prossimo passo consisterà in studi sperimentali sui bambini.
Condotta a partire dal 2003 da un gruppo di dieci medici dell’Unità trapianti del midollo osseo dell’Hospital das Clínicas, questa ricerca ha avuto ripercussioni oltre le frontiere brasiliane. Lo scorso 26 luglio, il ricercatore Júlio Voltarelli, coordinatore di questo studio, si è presentato alla camera dei deputati degli Stati Uniti con un paziente diabetico trapiantato per appoggiare una legge del Congresso Americano (Patient First Act) che vuole rendere disponibili terapie cellulari ai cittadini americani così come in Brasile. In aprile, i risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su Jama (Journal of American Medical Association), una delle più importanti riviste mediche a livello mondiale.
In Brasile il diabete di tipo 1 colpisce circa 1 milione di persone. E’ considerato la forma più grave della malattia. "Noto come malattia dei giovani, il diabete di tipo 1 rende il paziente dipendente dall’insulina sin dall’inizio, e le complicazioni, quali disturbi della vista, della cicatrizzazione e insufficienza renale, insorgono molto presto", ha spiegato la Dott.sa Marina Coutinho, che partecipa a questa ricerca.
Il primo caso in cui questo gruppo di ricerca ha avuto successo è quello dell’infermiere ausiliario André Luís dos Santos Ricardo, 30 anni, che non dipende più dall’insulina da tre anni e mezzo. Tuttavia, Voltarelli sostiene che è presto per poterlo definire guarito.
"Non possiamo considerarlo guarito perchè lui, come gli altri pazienti di questo studio, in qualsiasi momento potrebbe riprendere ad aver bisogno di insulina, cosa che è già successa a tre pazienti di questa sperimentazione", ha affermato il medico. Così come sostiene la Dott.sa Marina Coutinho, devono trascorrere dieci anni per avere una conferma della guarigione.
In questo studio hanno preso parte pazienti di età compresa tra i 12 e i 35 anni, allo stadio inziale della malattia – sino a sei settimane dalla diagnosi. "Siccome è all’inizio, la malattia non ha ancora distrutto tutte le cellule del pancreas produttrici di insulina", ha affermato la dottoressa.
Il trattamento avviene in tre fasi. All’inizio, i medici raccolgono le cellule staminali dal midollo osseo del paziente e le congelano. Dopo quindici giorni, il paziente viene sottoposto ad una immunosoppressione, vale a dire ad alte dosi di farmaci che disattivano il sistema immunitario, impossibilitandolo ad attaccare le cellule del pancreas - cosa che accade solitamente nella malattia.
Con il sistema immunitario in "stand by" (disattivo, ndt), le cellule staminali del paziente vengono iniettate nel suo circolo sanguigno, in modo che il sistema immunitario riprenda a funzionare normalmente. "Ciò che fa la chemioterapia è risettarlo e farlo ripartire di nuovo. In questo modo, le difese immunitarie dimenticano che stavano attaccando il proprio organismo", ha affermato la dottoressa. Il recupero avviene in nove giorni e i pazienti vengono seguiti per tutta la vita.
Tra le aspettative di questa ricerca c’è l’uso di un altro tipo di cellule staminali, che non necessitano di chemioterapia, e il loro utilizzo nei bambini. "Stiamo cercando un ospedale interessato a collaborare a trapianti per bambini diabetici. Speriamo di poterli iniziare entro quest’anno", ha affermato Voltarelli.
La paura ha spinto l’infermiere ausiliario a diventare la prima “cavia”
Tre anni e mezzo dopo il primo trapianto di cellule staminali del proprio midollo osseo, avvenuto con successo presso l’USP di Ribeirão, il trentenne infermiere ausiliario André Luís dos Santos Ricardo conduce una vita praticamente normale.
"Quaranta giorni dopo l’intervento giocavo già a calcio. Proprio come desideravo, non ho più bisogno di prendere insulina. Devo solo fare attenzione a non esagerare”, ha affermato André Luís dos Santos Ricardo, che vive a Ribeirão.
Prima "cavia" di questa sperimentazione a dare risultati positivi, André racconta di esser stato spinto a fare il trapianto due mesi dopo la diagnosi, per paura di avere lo stesso destino dei pazienti diabetici seguiti da lui nell’ospedale dove lavora.
"Sono a contatto con diabetici in emodialisi che non hanno più i piedi. Questo è quello che mi ha preoccupato maggiormente. Non ho voluto correre questo rischio. Oggi, credo di non essere più ammalato", ha affermato.
E’ successo tutto molto velocemente. Tra la scoperta della malattia e il trapianto sono trascorse solo sei settimane. Ma al dentista Jaider Furlan Abbud, 32 anni, quei pochi giorni sono bastati per percepire quanto la sua vita quotidiana sarebbe stata compromessa se non avesse optato per quella terapia all’avanguardia.
"Ho recuperato la mia vita. Ero dipendente dall’insulina, che prendevo due volte al giorno, e correvo il rischio di andare in ipoglicemia", ha raccontato il dentista, che abita a Pontal. Si è sottoposto al trapianto da un anno e tre mesi.
Nonostante sia praticamente in grado di fare tutto come prima, Jaider non crede di essere guarito dalla malattia. "Il trapianto è una terapia alternativa. Non posso non ritenermi più diabetico. Devo ingerire, al massimo, 300 grammi di carboidrati al giorno e fare esercizio fisico", ha affermato.
(Gazeta de Ribeirão)
Fonte: fa_babelfamily list
Paese: ita
Autore: pz
Argomento: In merito agli studi sugli enzimi* nella AF
Spaming: 12
Date: mercoledì 22 agosto 2007
INFOFATTYIn merito agli studi sugli enzimi* nella AF,
* Enzima: proteina funzionale dotata di attività catalitica. Gli enzimi sono in generale catalizzatori molto specifici, in quanto ciascun enzima è in grado di catalizzare una sola reazione chimica o un gruppo di reazioni affini (specificità di reazione) a carico di uno o pochi tipi di molecole specifiche (specificità di substrato). (ndt)
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Sviluppato da alcuni scienziati un sistema in grado di creare una nuova generazione di enzimi
Medical Science News
Articolo pubblicato domenica, 19 agosto 2007
L'interazione complessa delle proteine con altri prodotti chimici, alla base della maggior parte delle attività biologiche, richiede la partecipazione degli enzimi, molecole specializzate che accelerano le reazioni chimiche tra le molecole.
La creazione di enzimi completamente nuovi può contribuire a migliorare la sintesi dei prodotti chimici e dei prodotti farmaceutici, ad individuare nuovi strumenti da utilizzare nel campo della ricerca della biologia molecolare e condurre allo sviluppo di nuove terapie.
Nel numero di Nature del 16 agosto, due ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) hanno descritto un sistema per creare nuovi enzimi che, per la prima volta, non richiede di comprenderne a priori l’esatta funzione.
"Sino ad oggi, l'unica fonte di enzimi è stata la biologia," ha affermato il Dr. Jack Szostak, del reparto di biologia molecolare del MGH e autore principale di questo studio. "Si stanno compiendo grandi sforzi per modificare e migliorare questi enzimi naturali ed il nostro lavoro dimostra la possibilità di sviluppare in laboratorio degli enzimi completamente nuovi."
Il Dr. Szostak e il Dr. Burckhard Seelig, co-autore di questa ricerca, hanno usato una tecnica denominata esposizione del mRNA (RNA messaggero, ndt), precedentemente messa a punto nel laboratorio di Szostak, che permette l'identificazione e l'amplificazione di proteine che rispondono a determinati criteri. Al fine di creare, in modo artificiale, un enzima in grado di stimolare o catalizzare l’unione di due segmenti di RNA, hanno iniziato col generare una libreria di 4 mila miliardi di piccole proteine con leggere variazioni nelle loro sequenze. Ogni proteina è poi stata messa a contatto con i segmenti di RNA che dovevano ricongiungersi, denominati substrati.
Se una determinata proteina induceva il ricongiungimento dei substrati di RNA, dando vita ad una molecola significativamente più grande, ciò significava che questa proteina era un enzima attivo. I ricercatori sono riusciti a generare catene più grandi di RNA, un maggior numero di enzimi e a ripetere l’esperimento. Attraverso un’evoluzione guidata, l'induzione di mutazioni casuali, volte a produrre varie forme di enzimi e a ridurre il tempo necessario per l’accoppiamento dei segmenti, ha permesso lo sviluppo di varianti più efficaci.
Szostak ha precisato che la versione definitiva degli enzimi che hanno creato è piuttosto piccola e non ancora molto stabile, ma rappresenta un punto di partenza per la scoperta di nuove strategie che potranno contribuire a migliorarne l’attività. La stessa tecnica di esposizione del mRNA può anche permettere l’identificazione di enzimi che spezzano, oppure modificano, le molecole dei loro substrati.
"Speriamo che il nostro lavoro per perfezionare questi enzimi dimostri che possiamo creare dei catalizzatori con un’attività pari a quella degli enzimi naturali," ha spiegato Szostak . "Inoltre vorremmo riuscire a definire la struttura tridimensionale dei nostri nuovi enzimi per capire come si legano ai loro substrati relativamente più grandi e come catalizzino l’unione dei due filamenti di RNA."
Szostak, (http://ccib.mgh.harvard.edu/founders-szostak.htm , ndt) oltre ad aver ricevuto l’onoreficenza Alex Rich quale ricercatore in Biologia Molecolare presso l’MGH, è anche docente di Genetica presso la Harvard Medical School, ricercatore presso l’Howard Hughes Medical Institute e membro del Centro di Biologia Computazionale e Integrativa del MGH. Questo studio si è avvalso di un finanziamento del NASA Astrobiology Institute, mentre il lavoro del Dr. Seelig è stato sostenuto in parte dall’ Emmy Noether-Programm del Deutsche Forschungsgemeinschaft.
http://www.mgh.harvard.edu
Fonte: fa_babelfamily list
Paese: USA
Autore: PZ
Argomento: [FAPG] Studio con Deferiprone (Ferriprox)
Spaming: 12
Date: sabato 11 agosto 2007
INFOFATTY
Salve a tutti,
i centri statunitensi presso i quali la compagnia farmaceutica canadese Apopharma condurrà il trial clinico per l’AF con il chelante del ferro Deferiprone non sono ancora stati resi noti, ma un annuncio è previsto entro breve. Sembra del tutto evidente che verranno selezionati tra i dieci centri statunitensi che attualmente fanno parte del network collaborativo di ricerca clinica sull’AF fondato e cofinanziato dalla FARA e dalla MDA.
Desidero porre l’accento su ciò che Paul Konanz ha scritto su questo argomento – la cosa migliore che in questo momento potete fare per cercare di veder confermata la partecipazione dei vostri pazienti all’imminente trial clinico è assicurarvi che siano iscritti al registro pazienti della FARA, all’indirizzo http://www.curefa.org/registry
Una volta che la FARA sarà stata informata da parte dei responsabili del trial clinico sui criteri d’arruolamento dei pazienti, controlleremo il Registro Pazienti e forniremo ai responsabili di questo trial i nomi e i dati per contattare tutti i pazienti idonei. I responsabili del trial clinico a loro volta contatteranno in breve tempo ogni paziente idoneo per chiedergli se è interessato a partecipare.
Come già noto a molti di voi, il trial col Deferiprone è uno dei molti previsti per il prossimo autunno. Più pazienti si registreranno nel Registro Pazienti della FARA, più rapido ed efficace sarà il loro arruolamento in ogni trial e maggiori saranno le probabilità che ogni trial si concluda velocemente e con successo. PER FAVORE collaborate affinchè tutti i nostri pazienti con AF si iscrivano al Registro Pazienti!
Codiali saluti a tutti,
Ron Bartek
Fonte: Fataxie.net
Paese: Austria
Autore: Gian Piero
Argomento: Studio con Deferiprone (Ferriprox)
Spaming: 12
Date: venerdì 10 agosto 2007
INFOFATTYhttp://www.fataxie.net/home/2007-07-23.html
Studio con Deferiprone (Ferriprox)
Traduzione: Gian Piero Sommaruga
Lunedì, 23 luglio 2007 - In Francia, Belgio, Stati Uniti e Gran Bretagna sta per partire uno studio su pazienti AF con il principio attivo Deferiprone (nome commerciale Ferriprox). Ringraziamo Heiko (principe William) per averci inviato questo testo.
Il Deferiprone è un chelante del ferro utilizzato originariamente in un’altra malattia (la talassemia, ndt) per ridurre l’accumulo di ferro. Favorisce l’eliminazione del ferro e ne previene l’accumulo.
Questa sperimentazione controllata verso placebo durerà più di un anno ed avverrà ricorrendo a tre dosaggi (40 mg/chilo corporeo, 60 mg/chilo corporeo ed anche placebo). Uno studio pilota su 9 bambini (di età compresa fra i 5 e i 14 anni) non affetti da cardiomiopatia, con Ferriprox somministrato in due dosaggi di 20 mg/chilo corporeo e/o 30 mg/chilo corporeo, ha evidenziato miglioramenti in otto dei nove bambini. I vari sintomi di miglioramento in questi otto bambini hanno riguardato il cammino, la parola, l’equilibrio e il recupero del controllo vescicale. Inoltre, è stata rilevata una riduzione della quantità di ferro nel cervelletto.
Il più grave effetto collaterale, con un’incidenza media di un caso ogni cento pazienti, consiste in una notevole riduzione dei leucociti, i globuli bianchi, che può comportare delle infezioni.
Come possibili effetti collaterali possono comparire nausea, vomito, dolori allo stomaco e fasi di intenso appetito. Possono anche verificarsi, transitoriamente, episodi di leggera dissenteria.
Possiamo ben sperare nei risultati finali di questa sperimentazione.
Fonte: ATAR
Paese: ITALIA
Autore: GP
Argomento: Abner Chamson, presidente di ATAR, su Youtube!
Spaming: 12
Date: venerdì 10 agosto 2007
INFOFATTYAbner Chamson, presidente di ATAR (http://atar.org.ar/ su Youtube!
Abner, vivere con l’atassia: storia di vita di un atassico.
http://it.youtube.com/watch?v=1xrzbhGA4lU
A settembre Abner volerà dall'Argentina per unirsi ai fratelli Villa nel 1° AISA Tour.
Saluti a tutti,
Gian Piero
Fonte: AISA
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: FA
Spaming: 12
Date: venerdì 03 agosto 2007
INFOFATTYO
Fonte: fa_babelfamily list
Paese: ISA
Autore: PZ
Argomento: CREATINA
Spaming: 12
Date: mercoledì 25 luglio 2007
INFOFATTYA Virginia è stata prescritta la creatina qualche mese fa. Le sue condizioni sono stazionarie, il dottore le ha solo aumentato il dosaggio da 1/4 a mezzo cucchiaino da the. Pesa 76 libbre (35 kg, ndt). Sembra che stia meglio, ma è difficile dirlo perchè non so se a quest’ora sarebbe stata peggio. Riesce a rimanere attiva da quando si sveglia fino a mezzanotte o anche più tardi, per cui non si sente più stanca tanto presto. All’ultima visita di maggio la sua scoliosi è risultata peggiorata, ma Virginia ha continuato a portare diligentemente il suo busto 23 ore al giorno e ora pare che vada molto meglio; non avverte più dolore alla schiena quando lo indossa. Attualmente le stiamo facendo fare anche più attività fisica. Nei prossimi mesi vedremo se i risultati saranno più evidenti.
Anna
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Fonte: AISA
Paese: IT
Autore: PZA
Argomento: SPAM
Spaming: 12
Date: mercoledì 18 luglio 2007
INFOFATTYE' STATA ELIMINATA LA POSSIBILITA' DI FASTIDOSO SPAM
Fonte: babelFAmily list
Paese: it
Autore: pz
Argomento: efficace in topi con AF l'apporto genetico
con vettori virali
Date: mercoledì 18 luglio 2007
INFOFATTY:
http://www.mda.org:80/research/070716fa-gene-transfer.html
Efficace in topi con AF l’apporto genetico con vettori
virali
Traduzione: Gian Piero Sommaruga
16 luglio 2007
Degli scienziati di Madrid hanno curato con successo
topi affetti da Atassia di Friedreich (AF), trasferendo
con un vettore virale, all’interno del loro sistema
nervoso, geni che coficano per la proteina fratassina.
L’AF è una malattia progressiva che causa debolezza e
mancanza di coordinazione. E’ originata da mutazioni nel
gene della fratassina, una proteina necessaria alla
produzione di energia nelle cellule del sistema nervoso.
Filip Lim e i suoi colleghi dell’Università Autonoma di
Madrid, dopo aver iniettato nel tronco cerebrale di topi
carenti di fratassina dei geni umani della fratassina
racchiusi all’interno di virus modificati dell’herpes
simplex, hanno scoperto di aver ripristinato in questi
animali la capacità di correre all’interno della ruota.
Il loro recupero funzionale è stato “sorprendentemente
completo”, hanno affermato i ricercatori nella relazione
del loro studio, pubblicata nel numero di giugno di
Molecular Therapy.
I ricercatori hanno osservato che gli esseri umani
portatori di AF non accusano sintomi della malattia pur
disponendo soltanto del 40 per cento circa del livello
normale di fratassina, il che farebbe supporre che
probabilmente non è necessario il ripristino di alti
livelli di fratassina.
Il trasporto di geni all’interno del sistema nervoso
rappresenta forse la sfida maggiore della terapia
genica, ma questa forma modificata del virus herpes
simplex sembra essere un vettore promettente.
I ricercatori hanno riscontrato che questo virus, quando
causa un’infezione, attacca in modo spontaneo le cellule
nervose; che è abbastanza grande da trasportare una
grande quantità di DNA terapeutico; che non si integra
nel cromosoma di alcuna cellula, fattore che lo rende
più sicuro di altri virus.
“Tutte le strategie terapeutiche volte ad alleviare la
neurodegenerazione, sia nell’AF che in molte altre
malattie neurologiche, sinora hanno fallito,” scrivono
gli autori, “evidenziando la necessità di esplorare
altre opzioni, quali la terapia genica.”
Hanno anche affermato che dei nuovi topi, sviluppati da
Mark Pook e i suoi colleghi presso la Brunel University
in Inghilterra, permetteranno di avvalersi di strumenti
migliori per studi futuri, in quanto presentano
mutazioni genetiche del tutto identiche a quelle che
causano l’AF negli esseri umani e una malattia più
simile a quella umana.
Fonte: AFAF
- babelFAmily-Italia - FA_babelFAmily
Paese: Francia
Autore: Gian Piero
Argomento: l'avvio della sperimentazione col
Pioglitazone (per l'AF)
Date: domenica 08 luglio 2007
INFOFATTY:
http://www.ataxie.com/actu/actu3.pdf
Traduzione:
Gian Piero Sommaruga
L'avvio della sperimentazione con il Pioglitazone
Dott.sa Isabelle Husson - Ospedale
Robert Debré - Parigi
Il
gruppo pluridisciplinare del Centro Ospedaliero
Robert Debré:
•INSERM
U676: P Rustin, V Paupe, MT Lenormand, P Gressens
•Unità
operativa di Neuropediatria: I Husson, L Servais, P
Evrard
•Unità
operativa di Cardiologia: JM Lupoglazoff
•Unità
operativa di Ortopedia: F Fitoussi, G Penneçot, A
Presedo
•Unità
operativa di Rieducazione Funzionale: D Gouraud, D
Marteil
•Unità
operativa di Farmacologia: C Monchaud
•Unità
operativa di Oftalmologia: D Bremond
•Unità
operativa di Otorinolaringoiatria: N Teissier, S
Wiener-Vacher
•Unità
operativa di Endocrinologia, INSERM U690: C
Levy-Marchal
•Unità
operativa di Genetica Clinica: K Hernandez
•CIC e
Laboratorio di Farmacologia: E Jacqz-Aigrain
•Farmacia: S Roy, A Rieutord
•Unità
operativa di Salute Pubblica: C Alberti
In
collaborazione con:
•Ospedale Pitié Salpétrière : Dott.sa Durr,
co-ricercatrice del progetto
•Neuropediatri,
neurologi, genetisti, ortopedisti
•AFAF
•EURORDIS
•INSERM
EPI 9902, Facoltà di Medicina Clermont Ferrand: F
Giraudet
•Ecole
Nationale Supérieure d’Arts et Métiers : A. Diop ;
N. Maurel
•Takeda
: dossier in corso di studio per il finanziamento
del placebo e del principio attivo
Accordo ufficiale del Ministero della Salute per il
PHRC (sezione nazionale) «Studio dell'effetto del
Pioglitazone nell'atassia di Friedreich» ricevuto il
15/05/2007 – presa in carico dei trasporti con
accompagnatore.
Il
farmaco: il Pioglitazone
Sua
indicazione iniziale:
commercializzato con il nome di ACTOS dal
laboratorio TAKEDA per il diabete di tipo 2, il
Pioglitazone induce una riduzione dell'insulino-resistenza
periferica; è un antagonista selettivo dei recettori
nucleari PPAR-y.
La
posologia
della sperimentazione sarà di 45 mg al giorno.
Obiettivi:
Il
Pioglitazone mira a ripristinare la capacità
delle cellule nella risposta allo stress ossidativo,
capacità che risulta alterata nell'atassia di
Friedreich. E' stato dimostrato che il Pioglitazone
è in grado, nelle colture cellulari e nei modelli
animali, di proteggere i neuroni modulando
l’espressione di vari enzimi del metabolismo
ossidativo e di enzimi antiossidanti. Il
Pioglitazone si è rivelato un potente fattore di
protezione nei modelli animali di patologie
neurodegenerative e possiederebbe anche un'azione
antinfiammatoria. E' stato impiegato con successo,
per un periodo di tre anni, in una paziente affetta
da sclerosi a placche che non rispondeva alle
terapie convenzionali.
Di
questo farmaco, ampiamente utilizzato da parecchi
anni nei diabetici di tipo 2, non sono stati
descritti importanti effetti collaterali. Anche
questo rapporto tra benificio e rischio ha influito
sulla nostra scelta di testare questa molecola
in pazienti atassici.
Criteri di arruolamento:
• Età, al momento dell'arruolamento, inferiore o
pari a 22 anni
•
Essere in grado di fare due passi, anche con
l'ausilio di un deambulatore, o di rimanere in piedi
per un minuto senza aiuto
•
Assunzione di Idebenone a dosaggi costanti per 6
mesi prima dell'arruolamento, quale che sia il
dosaggio, e disponibilità concordata a non
modificarne in alcun modo il quantitativo per la
durata della sperimentazione, vale a dire 2 anni;
oppure pazienti che non assumono Idebenone e che non
dovranno assumerne per i due anni della
sperimentazione
• Pazienti con o senza cardiomiopatia che non
presentano segni clinici d’insufficienza cardiaca
•
Pazienti non diabetici
Modalità della sperimentazione:
• La
sperimentazione clinica sarà coordinata dal Centro
Ospedaliero Universitario Robert Debré, a Parigi
•
su 30 patienti con AF
•
Randomizzata e controllata verso placebo (i
pazienti riceveranno per sorteggio sia il placebo
che il medicinale per poter giungere a delle valide
conclusioni)
•
Durata: 2 anni
•
Controllo completo ogni sei mesi
dell'efficacia e della tolleranza per
valutare possibili effetti collaterali presso il CIC
dell'Ospedale Robert Debré
•
Controllo a 3, 9 e 15 mesi della tolleranza
al trattamento, organizzato in prossimità del
domicilio del paziente, in collaborazione con il suo
abituale medico di riferimento.
L’efficacia
sarà valutata in base ai seguenti parametri:
•
Miglioramento della risposta a livello
neurologico: lo strumento principale per valutare
l'efficacia consisterà in una valutazione della
sindrome cerebellare basandosi sulla scala «
ICARS » (International Cooperative Ataxia Rating
Scale)
• La
deambulazione (video, sistema Gaitite -tapis roulant
con rilevatori della risposta neurologica-,
valutazione del consumo energetico)
• La
postura (piattaforma della forza)
•
Scala quantitativa «FARS» (Friedreich’s Ataxia
rating Scale)
• I
movimenti degli arti superiori (studio ENSAM)
• La
parola (registrazione)
• I
disturbi oculomotori (test della velocità di lettura
regolata, registrazione dello sguardo binoculare,
questionario sulla qualità della vita)
•
L’udito (studio PEA)
• La
disabiltà funzionale in base alla scala DSS (Disability
Status Scale)
• La
qualità della vita quotidiana (questionario SF 36)
• I
risultati cardiologici: esame clinico, ECG, Holter,
ecografia
La tolleranza
alla terapia verrà studiata attraverso:
• Un
esame clinico completo
• Un
esame cardiologico (clinico + ECG, Holter delle 24
ore, ecocardiografia standard e doppler tissulare)
• La
raccolta dei potenziali effetti indesiderati
• La
tolleranza glucidica (Hg Glicolisato, HGPO)
•
L’analisi della composizione corporea (esame DEXA
del tono e trofismo muscolare)
•
Esami del sangue (emocromo, ionogramma sanguigno,
urea, creatinina, valori epatici)
Inizio della sperimentazione: fine del 2007 o inizio
del 2008
Il periodo previsto per l'arruolamento dei pazienti
è di un anno, vale a dire tutto il 2008.
In autunno verrà organizzata una riunione
informativa presso l'ospedale Robert Debré.
Per
informazioni: contattare la segreteria della Dott.sa
Isabelle Husson al 01 40 03 57 07 (se risponde la
segreteria telefonica lasciate un messaggio)
oppure scrivere a isabelle.husson@rdb.aphp.fr o
contattare l'infermiera incaricata del
coordinamento: la Sig.ra Maud Giraud al 01 40 03 57
24
Fonte: babelfamily list
Paese: usa
Autore: pz
Argomento: Nuova terapia genica permette ai farmaci di raggiungere il
cervello
Date: martedì 26 giugno 2007
INFOFATTY
http://www.azprensa.com:80/noticias_ext.php?idreg=30463&AZPRENSA=d92a7c2ca7e5d3f3d572cdc9ea5d85e2
Nuova terapia genica permette ai farmaci di raggiungere il cervello
Un procedimento che apre una nuova strada a trattamenti non invasivi per le
malattie neurologiche Redazione di Madrid (24-6-2007) - Ricercatori
dell’Istituto CBR di Ricerca Biomedica di Boston (Stati Uniti) hanno messo a
punto una terapia genica che permette ai farmaci di raggiungere il cervello
mediante un’iniezione endovenosa. I risultati dello studio sono apparsi
nell’edizione online della rivista Nature. Attualmente la somministrazione di
farmaci destinati al cervello può comportare dei problemi, dato che la barriera
ematoencefalica non lascia passare terapie sistemiche. Con questo studio i
ricercatori hanno dimostrato che quando piccoli frammenti di RNA uniti a una
parte di una proteina virale vengono iniettati nel flusso sanguigno di un
modello sperimentale infettato con una forma letale di encefalite, il complesso
formato dalla proteina e dall’RNA raggiunge il cervello. La proteina si unisce
alle cellule neuronali e somministra l’RNA, che può entrare nella cellula e
spegnere i geni interessati attraverso l’RNAi (*). I risultati hanno evidenziato
che quasi l’80 per cento dei soggetti trattati è sopravvissuto, mentre quelli
non trattati sono morti. Nonostante questo procedimento necessiti di alcune
modifiche per essere più efficace, questa tecnica potrebbe offrire un valido
mezzo per somministrare al cervello farmaci composti da acidi nucleici e piccole
molecole. (*) RNAi: La RNA interference (dall'inglese interferenza dell'RNA,
abbreviata comunemente come RNAi) è un meccanismo mediante il quale alcuni
frammenti di RNA a doppio filamento sono in grado di interferire (e spegnere)
l'espressione genica.
Fonte: Farmacia.it (baelfamily list)
Paese: it
Autore: pz
Argomento: MALATTIE RARE: PIÙ DI 300 FARMACI IN SVILUPPO
Date: lunedì 25 giugno 2007
INFOFATTY
25 Giugno 2007 - 10:50 MALATTIE RARE: PIÙ DI 300 FARMACI IN SVILUPPO Farmacia.it
- 25 giugno 2007 Sono più di 300 i farmaci che sono in fase di sviluppo per il
trattamento delle malattie rare. Il presidente di Farmindustria Sergio Dompè ha
tenuto a precisare che ''diventa sempre più importante indirizzare la ricerca
verso i bisogni della gente indipendentemente dal valore economico che il
farmaco può generare. La parola chiave per competere in ricerca è
collaborazione, tra aziende, istituzioni ed enti privati. Se negli anni '70 - i
prodotti registrati erano solo 10, tra il 1985 e il 1994 sono saliti a 108, per
poi diventare 160 dal 1995. Le nuove sfide sono rappresentate dalla fibrosi
cistica, l'epidermolisi bollosa, l'atassia di Friedreich, la sarcoidosi e la
sindrome di Lennox-Gastaut''. Farmindustria partecipa al tavolo operativo con
Telethon e le associazioni dei malati di malattie rare presso il ministero della
Salute, ministero da cui si attendono adesso risposte concrete per continuare a
lavorare al servizio della popolazione. Fonte: b2b.farmacia.it
Fonte: BABELFAMILY LIST
Paese: USA
Autore: PZ
Argomento: il fondo Kyle Bryant finanzierà lo studio del CTMIO, un nuovo
antiossidante potenzialmente terapeutico per l'AF
Date: mercoledì 20 giugno 2007
INFOFATTY
http://www.curefa.org/news/pr_2007-06-18.asp
COMUNICATO STAMPA - PER RILASCIO IMMEDIATO Con i 100.000
dollari del fondo "Kyle Bryant" verrà finanziata una
ricerca congiunta di Australia e Regno Unito in cui si
testerà sui topi una potenziale terapia antiossidante
per l'atassia di Friedreich 18 giugno 2007 - La National
Ataxia Foundation (NAF) e la Friedreich's Ataxia
Research Alliance (FARA) hanno annunciato oggi che il
fondo "Kyle Bryant" di 100.000 dollari sarà devoluto
alla ricerca traslazionale che vede attualmente
impegnati scienziati australiani e britannici nello
studio dell'antiossidante catalitico CTMIO quale
possibile terapia per l'atassia di Friedreich (AF).
Questo progetto di ricerca è stato presentato dal Dott.
Nuri Gueven del Queensland Institute of Medical
Research, in Australia. Titolo del progetto: "Utilizzo
di un nuovo antiossidante catalitico, il CTMIO, in un
modello murino dell'AF con espansione di triplette GAA".
Il gruppo di ricerca londinese del Dr. Mark Pook metterà
a disposizione di questo studio il modello murino e si
occuperà di somministrare ai topi con AF il CTMIO,
mentre le analisi di laboratorio verranno effettuate in
Australia dal gruppo del Dott. Nueven. Il CTMIO è un
antiossidante nitrossido-catalitico risultato efficace
nella correzione di alcune funzioni neurocomportamentali
in un modello murino dell'atassia teleangectasia.
Obiettivo primario di questo progetto è verificare se il
CTMIO sia in grado di frenare il decorso della malattia
nel modello murino dell'AF. In caso positivo, questa
classe di composti potrebbe rappresentare un promettente
approccio terapeutico per questa malattia. Questo genere
di antiossidanti si differenzia sia a livello
strutturale che per il suo meccanismo di azione da
quelli attualmente impiegati nei trial clinici sulla AF
(Idebenone, Coenzima Q10, e Vitamina E). I comitati
scientifici di NAF e FARA hanno scelto questo studio tra
dieci eccellenti progetti di ricerca. Questo fondo è
stato creato in onore di Kyle Bryant, il coraggioso
ragazzo con AF che agli inizi di quest'anno ha percorso
in hand-bike il tragitto da La Jolla, in California,
fino a Memphis dove si è tenuto il congresso annuale
della NAF, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica
sull'AF e raccogliere fondi per la ricerca di terapie e
di una cura per questa malattia. Grazie alla sua
impresa, denominata "Ride Ataxia", Kyle Bryant è
riuscito a raccogliere 40.000 dollari. Lungo il tragitto
Kyle ha visitato vari centri di ricerca e ha avuto modo
di conoscere molte famiglie di pazienti. Al termine di
Ride Ataxia la NAF e la FARA hanno annunciato che
avrebbero contribuito in egual misura affinchè il fondo
per la ricerca "Kyle Bryant" ammontasse a 100.000
dollari.
Fonte: Breve e-mail della Dott.sa Boesch: - babelfamily list
Paese: Bernhard
Autore: pz
Argomento: Breve informazione sull' Eritropoietina (EPO).
Date: martedì 19 giugno 2007
INFOFATTY
http://fataxie.net/fataxie/forum/viewtopic.php?p=3204#3204
Bernhard Postato il: 18 giugno 2007, 15:48 Breve e-mail della Dott.sa Boesch:
Breve informazione sull' Eritropoietina (EPO). Il trial della durata di sei mesi
si è concluso ma non disponiamo ancora dei dati definitivi. Comunque non si è
verificato nessun grave effetto collaterale ne' alcun caso di intolleranza al
farmaco e i pazienti stavano bene. Riassumendo, questo è tutto quello che posso
commentare senza aver analizzato i dati oggettivi; stiamo facendo una
valutazione un po' "approssimativa". I dati che si riferiscono al primo trial
durato otto settimane, del quale hai fatto parte anche tu, verranno pubblicati
quest'anno su "Annals of Neurology" (l'articolo è stato già accettato). I
risultati hanno suscitato grande interesse soprattutto tra chi si occupa di
ricerca di base. Ora speriamo che altri ricercatori replichino i nostri
risultati. Inoltre abbiamo in progetto un trial di dosi (1) che partirà in
autunno - per lo meno speriamo. Come puoi vedere, continuiamo a lavorare. Spero
di aver risposto almeno ad alcune delle tue domande e risponderò con piacere ad
altre domande che volessi farmi. Dott.sa Sylvia Boesch (1) In un trial di dosi
si provano almeno due dosaggi diversi dello stesso farmaco per verificare quale
dosaggio risulta più efficace, causando il minor numero di effetti indesiderati
(ndt).
Fonte: MolecularLab.it
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: Scoperta molecola per stimolare proliferazione e
sopravvivenza staminali
Date: sabato 09 giugno 2007
INFOFATTY Scoperta molecola per stimolare proliferazione e
sopravvivenza staminali E' stata individuata una nuova
molecola capace di far proliferare cellule staminali e
di stimolarne la sopravvivenza. La scoperta e' stata
pubblicata online sull' ultimo numero della rivista
statunitense Stem Cells in uno studio coordinato da
Paola Bruni, ordinario di Biochimica nella facolta' di
Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'
Universita' di Firenze, insieme a Chiara Donati
(ricercatrice di Biologia applicata alla facolta'
fiorentina di Medicina e chirurgia) e ad altri giovani
ricercatori dell'ateneo, ed effettuato in collaborazione
con ricercatori dell'Universita' Vita-Salute San
Raffaele di Milano e dell'Universita' di Milano-Bicocca.
Il gruppo di ricerca fiorentino, spiega una nota dell'
universita', da qualche anno sta caratterizzando il
ruolo biologico di questo particolare lipide (chiamato
'sfingosina 1-fosfato') fisiologicamente prodotto da
molti tipi di cellule. In precedenza nel laboratorio
fiorentino era stato dimostrato che questa molecola
esercita importanti effetti biologici su cellule
muscolari. 'I risultati pubblicati adesso in Stem Cells
- ha spiegato Paola Bruni - dimostrano che il
trattamento con sfingosina 1-fosfato di cellule
staminali chiamate 'mesoangioblasti', che rigenerano
efficacemente il tessuto muscolare in animali affetti da
distrofia muscolare, ne stimola la capacita'
proliferativa e le protegge dai danni causati dalla loro
immissione nel circolo sanguigno dell'organismo
ricevente'. Lo studio, prosegue la nota, apre nuove
prospettive per il miglioramento della terapia con
cellule staminali relativamente alle tecniche che
consentono la loro espansione 'in vitro', ma anche la
sopravvivenza 'in vivo' e alla loro capacita' di
riparare il tessuto danneggiato. La ricerca e' stata
effettuata in cellule staminali non totipotenti, ossia
non in grado di trasformarsi in qualsiasi tipo di
tessuto; sara' importante, quindi, capire se questa
molecola esercita questi stessi effetti in tutti i tipi
di cellule staminali Fonte: MolecularLab.it (07/06/2007)
Fonte: MolecularLab.it
Paese: INTERNATIONAL
Autore: PZ
Argomento: Sfruttare le abitudini «alimentari» delle cellule per trattare
il morbo di Huntington
Date: sabato 09 giugno 2007
INFOFATTYSfruttare le abitudini «alimentari» delle cellule per
trattare il morbo di Huntington - Un'équipe
internazionale di ricercatori ha sviluppato un nuovo
approccio per trattare patologie quali il morbo di
Huntington, causate dall'accumulo di proteine anormali.
La nuova cura incoraggia le nostre cellule a
«fagocitare» le proteine. Il lavoro, finanziato in parte
dall'UE nell'ambito del Sesto programma quadro (6PQ), è
pubblicato on line dalla rivista «Nature Chemical
Biology». Il morbo di Huntington si scatena quando
gruppi di una proteina anormale, chiamata huntingtin, si
accumulano nelle cellule cerebrali dei pazienti. La
malattia presenta sintomi quali movimenti anormali e
disturbi psichiatrici, fra cui depressione e demenza.
Sebbene il gene che provoca la malattia sia stato
scoperto oltre dieci anni fa, non esistono tuttora
trattamenti che ne rallentino la progressione. Di norma,
le cellule si liberano delle proteine indesiderate o
deviate attraverso un processo chiamato «autofagia»,
nell'ambito del quale le cellule «fagocitano» le
proteine avvolgendole in una membrana e distruggendole
con gli enzimi. L'autofagia inoltre svolge un proprio
ruolo nell'eliminazione delle proteine associate ad
altre patologie, quali l'atassia spinocerebellare di
tipo 3 e il morbo di Parkinson familiare. L'autofagia
può essere stimolata nei topi e nelle mosche
somministrando un farmaco chiamato rapamicina, un
antibiotico usato come immunosoppressore nei pazienti
trapiantati. «Abbiamo dimostrato che stimolare
l'autofagia nelle cellule, e, in altre parole,
incoraggiare le cellule a fagocitare le proteine
huntingtin deviate, può costituire un modo efficace per
impedirne l'accumulo», ha dichiarato il professor David
Rubinsztein dell'Università di Cambridge. «Sembra che si
blocchi l'inizio di sintomi simili al morbo di
Huntington nella mosca della frutta e nei topi e ci
auguriamo che accada lo stesso negli uomini». Tuttavia,
il problema con la rapamicina è che, quando viene
utilizzata a lungo termine, provoca una serie di effetti
collaterali. La sfida per i ricercatori è trovare un
modo più sicuro di indurre l'autofagia nel lungo
periodo. A tal fine, i ricercatori hanno esaminato
migliaia di piccole molecole per scoprire se avrebbero
rafforzato o soppresso l'abilità della rapamicina di
rallentare la crescita del lievito, che è stato scelto
come organismo di studio perché è monocellulare ed è
quindi meno complesso a fini di controllo. Si è scoperto
che tre delle molecole che hanno dato prova di
migliorare gli effetti di soppressione della crescita
della rapamicina nel lievito inducono di per sé
l'autofagia nelle cellule dei mammiferi. Nelle mosche
della frutta, le molecole hanno rafforzato la capacità
delle cellule di liberarsi dell'huntingtin deviata. I
ricercatori ritengono che questi induttori di autofagia
potrebbero essere usati per trattare una gamma di
malattie infettive neurodegenerative, nonché talune
forme di cancro. «Questi composti sembrano essere
candidati promettenti per lo sviluppo di farmaci», ha
commentato il professor Rubinsztein. «Tuttavia, anche se
uno di loro dimostrasse la propria efficacia,
trascorreranno alcuni anni prima che sia disponibile
come trattamento. Per far sì che tali farmaci siano
utili candidati per gli uomini, dovremo fare in modo che
raggiungano il posto giusto nelle dovute concentrazioni
e con la minima tossicità. Questi sono alcuni degli
aspetti da prendere in considerazione adesso». Fonte:
MolecularLab.it (24/05/2007)
Fonte: http://staminali.aduc.it
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: Nuova terapia genica ad "interruttore" si attiva solo su
cellule giuste
Date: sabato 09 giugno 2007
INFOFATTY
http://staminali.aduc.it/php_newsshow_0_6137.html
Anno 2007 Numero 141 del 08-06-2007 Italia. Nuova
terapia genica ad "interruttore" si attiva solo su
cellule giuste Terapia genica con 'interruttore' che
accende il gene terapeutico solo nelle cellule giuste.
E' il meccanismo per una terapia genetica cellulare
sempre piu' mirata e controllata messo a punto da Luigi
Naldini dell'Istituto San Raffaele Telethon per la
Terapia Genica (HSR-TIGET) di Milano e testato con
successo su un modello animale di emofilia. Lo studio e'
stato presentato lo scorso 2 giugno al meeting annuale
della Societa' Americana di Terapia Genica a Seattle
insieme a un altro lavoro in cui invece si dimostra di
poter correggere un errore genetico con un 'taglia e
cuci' del Dna direttamente nelle cellule staminali o
permettere l'inserimento del gene terapeutico in modo
controllato in un sito sicuro del Dna scelto dallo
sperimentatore, senza lasciare nulla al caso. Tutti
questi lavori avranno forti implicazioni nella messa a
punto di trattamenti di terapia genica e terapia
cellulare praticabili sui pazienti senza effetti
indesiderati e incontrollabili. Nel primo studio gli
esperti italiani hanno usato delle molecole
'silenziatori' naturali, i piccoli Rna naturali
regolatori dell'espressione genica, per controllare
l'attivita' del gene terapeutico. In pratica si mette un
interruttore al gene che viene usato per la terapia. Il
gene con l'interruttore viene poi inserito nelle cellule
staminali usate per la terapia cellulare. Iniettate
nell'organismo da curare, le staminali maturano
differenziandosi in diversi tipi cellulari. Il gene
terapeutico non dovra' funzionare in tutte le cellule
che si formano a partire dalle staminali: riconoscendo
l'identita' delle cellule, l'interruttore pensa quindi a
tenere spento il gene laddove non serve. Questa tecnica,
spiega Naldini, rende praticabile l'uso delle staminali
per la terapia genetica cellulare e infatti gli esperti
hanno gia' dimostrato la possibilita' di curare con
questa piattaforma terapeutica topolini con l'emofilia.
Nell'altro studio, invece, Angelo Lombardo ha testato
una tecnologia messa a punto dalla Sangamo BioSciences
Inc per correggere il difetto genetico che causa la
grave immunodeficienza congenita (XSCID o malattia dei
'Bubble-Boy'), oppure per inserire il gene sano in un
sito predeterminato del Dna. Cio' evita che il gene si
inserisca casualmente dando effetti collaterali gravi
come quelli verificatisi in passato nei primi tentativi
di applicare la terapia genica ai pazienti. Tutte queste
tecnologie, concludono gli esperti, permetteranno sempre
piu' di praticare una terapia genica o cellulare
controllata e mirata solo dove serve.
Fonte: http://staminali.aduc.it
Paese: IA
Autore: PZ
Argomento: Cellule staminali embrionali create da cellule adulte
Date: sabato 09 giugno 2007
INFOFATTY
http://staminali.aduc.it/php_newsshow_0_6129.html
Anno 2007 Numero 141 del 08-06-2007 Usa. Cellule
staminali embrionali create da cellule adulte Le cellule
adulte possono essere riprogrammate in cellule
staminali, senza dover distruggere embrioni. Un'equipe
internazionale di ricercatori ha dimostrato in un
modello animale che e' possibile riportare indietro le
lancette dell'orologio di cellule gia' differenziate
fino allo stadio di cellule embrionali pluripotenti,
ovvero non ancora differenziate. La scoperta, frutto
della collaborazione di numerosi istituti di ricerca, e'
annunciata in contemporanea da due articoli su Nature
(dove la notizia si e' guadagnata la copertina) firmati
da Shinya Yamanaka della Kyoto University (Giappone) e
da Konrad Hochedlinger dell'Harvard Stem Cell Institute
di Boston, e da un articolo sulla rivista Cell Stem
Cell, firmato dai ricercatori dell'Institute for Stem
Cell Biology and Medicine della University of California
Los Angeles. La notizia segna un passo importante per la
clonazione terapeutica umana. Oggi il trapianto di
cellule staminali embrionali e' considerato una
promettente opportunita' per sostituire tessuti o organi
danneggiati. Ma le controversie etiche per l'uso di
embrioni umani e il rischio di rigetto restano problemi
aperti. La tecnica di ingegneria genetica utilizzata nel
lavoro permetterebbe di dribblare in un colpo solo
entrambe le questioni. Manipolando geneticamente dei
fibroblasti di topo, cellule adulte appartenenti al
tessuto connettivo, gli scienziati hanno trasformato
queste cellule in uno stato pluripotente identico a
quello staminali, che puo' dare origine a varie linee
cellulari dell'organismo. Gli scienziati hanno raffinato
una tecnica gia' messa a punto nell'agosto 2006, che
consisteva nell'attivazione di quattro geni (Oct4, Sox2,
c-Myc e Klf4) nei fibroblasti. L'espressione di questi
quattro fattori di trascrizione, cosi' chiamati perche'
regolano l'attivita' di svariati altri geni, riportava
la cellula a uno stato simile a quello embrionale, ma
ancora incapace di dare origine a ogni tipo di cellula e
supportare lo sviluppo di un organismo vivente.
L'approccio e' stato migliorato e i ricercatori sono
arrivati allo scopo: 'Queste cellule riprogrammate sono
indistinguibili dalle cellule staminali embrionali', ha
detto Rudolf Jaenisc, del Massuchusetts Institute of
Technology che ha partecipato allo studio. La tecnica
utilizzata non richiede l'utilizzo di cellule uovo e non
comporta la creazione e la distruzione di embrioni.
Potrebbe quindi sostituire il controverso metodo del
trasferimento nucleare somatico finora utilizzato (con
risultati non entusiasmanti), in cui si inserisce il
nucleo di una cellula in una cellula uovo
precedentemente enucleata, che viene poi forzata allo
sviluppo embrionale per produrre linee staminali. La
scoperta apre la strada per generare linee di staminali
specifiche per ogni paziente. La speranza e' che in
futuro si possa riprogrammare una cellula della pelle
per trasformarla per esempio in cellule beta del
pancreas e curare il diabete, o in cellule del sangue
per i pazienti leucemici o in cellule neuronali per
trattare la malattia di Parkinson. 'E' un lavoro
splendido quello dei ricercatori che sono riusciti a
trasformare cellule adulte di topo in cellule staminali
pluripotenti in tutto somiglianti alle staminali
embrionali'. E' il commento dato a margine dell'incontro
che lo vede tra gli scienziati premiati in Campidoglio
da Angelo Vescovi, direttore dell'istituto di ricerche
sulle cellule staminali Dibit, ospedale San Raffaele di
Milano. 'Questa scoperta cambia radicalmente il modo di
fare ricerca sulle cellule staminali' e puo'
rappresentare una svolta decisiva nella cura di molte
malattie di cui oggi si possono alleviare solo i
sintomi. Se si riuscisse anche nell'uomo a trasformare
le cellule dei tessuti adulti in cellule pluripotenti,
ha spiegato Vescovi, si risolverebbero sia i problemi
etici in merito alla ricerca sulle staminali embrionali,
sia problemi tecnici, in quanto si avrebbe una facile
disponibilita' di cellule personalizzate per curare ogni
singolo paziente. 'Con questa tecnica si fa clonazione
senza usare embrioni. Mi spiace di non averlo ottenuto
io questo risultato'. Se questa tecnica funziona, come
sembra sia, ha aggiunto lo scienziato, io credo come
gia' avevo detto ad agosto quando fu data per la prima
volta la notizia di questa possibilita', che questi
scienziati potranno prendere il premio Nobel. I tempi
potrebbero essere brevi per passare ad analoghi studi
sull'uomo, ha prospettato Vescovi, basti pensare che
'noi abbiamo scoperto le staminali del cervello nei topi
nel '92 e i primi lavori su staminali cerebrali umane
sono iniziati nel '96'. E' anche possibile, ha concluso
Vescovi, che gli scienziati che hanno firmato i lavori
su Nature stiamo gia' facendo studi paralleli su cellule
umane per trovare la ricetta giusta per trasformare
cellule adulte in cellule animali. 'I fatti stanno
smentendo tante posizioni ideologiche, adesso la scienza
va verso la direzione eticamente giusta', che risparmia
gli embrioni umani. E' il commento di mons. Giuseppe
Betori, dato a margine del convegno promosso dall'
associazione Atena (Associazione Terapie
Neurochirurgiche Avanzate). 'La saggezza del popolo
italiano ha saputo indicare la strada dei fatti e non
delle ideologie' e adesso i risultati della scienza gli
danno ragione. La scienza sta producendo risultati che
in futuro permetteranno di ottenere cellule staminali
senza sacrificare gli embrioni e questo mettera' fine a
posizioni ideologiche di cui la scienza sta smentendo
piano piano la fondatezza. Mons. Betori si riferisce al
fatto che da piu' parti si ritiene indispensabile lo
studio e l' uso di cellule staminali embrionali per
favorire la scoperta di nuove terapie contro malattie
oggi incurabili. Ma, secondo mons. Betori, la scoperta
pubblicata su Nature indica che una soluzione
alternativa all' uso degli embrioni e' possibile.
Fonte: Beike Europe
Paese: CH
Autore: Beike Europe
Argomento: Cellule staminali
Date: martedì 05 giugno 2007
INFOFATTY
CELLULE STAMINALI : LA RICERCA CINESE ALL’AVANGUARDIA E' possibile curare
malattie neurodegenerative gravi come la Sclerosi Multipla, la Sclerosi Laterale
Amiotrofica (più conosciuta come SLA) o l'Atassia di Friedrich, un disturbo
associato a problemi di coordinazione nei movimenti? Non ancora completamente,
ma grazie alle cellule staminali è senz’altro possibile migliorare la qualità di
vita delle persone che ne soffrono, o quantomeno arrestare per un po' la
progressione della malattia. Se ne è parlato il 12 ottobre a Milano alla
conferenza stampa organizzata dalla BEIKE EUROPE SA, nel corso della quale è
stata presentata una terapia realizzata in Cina: cellule staminali ottenute da
sangue prelevato dal cordone ombelicale vengono iniettate nel midollo spinale di
pazienti affetti da malattie neurodegenerative, come appunto la SLA. Il
trattamento - è d'obbligo dirlo - non guarisce totalmente, ma può restituire ai
pazienti alcuni movimenti quotidiani, come l'afferrare con sicurezza un
bicchiere, pettinarsi con un braccio prima quasi immobile, o riuscire ad alzarsi
da una sedia senza aiuto. Non solo: con il passare del tempo i miglioramenti
permangono. In poche parole il malato resta malato, ma guadagna sostanzialmente
nella qualità della vita, come hanno spiegato alcuni pazienti (due italiane e
uno svizzero) presenti alla conferenza stampa e che si sono recati in Cina per
sottoporsi al trattamento. Le staminali sono cellule indifferenziate, per cosi’
dire “vergini”, e aventi quindi la possibilità di trasformarsi in cellule
specializzate: muscolari, ematiche o cerebrali. Agendo come una sorta di sistema
di riparazione del corpo, le staminali possono riprodursi senza alcun limite per
sostituire altre cellule, e cio' alla sola condizione che la persona ricevente
sia in vita. Come detto, per il trattamento la Beike usa di norma cellule
staminali estratte dal cordone ombelicale. Solitamente, dopo il parto questo
viene distrutto assieme alla placenta. Nel nostro caso invece dopo aver ottenuto
dalla partoriente il consenso alla donazione del cordone ombelicale, si procede
ad un primo esame volto ad accertare che la donatrice sia esente da malattie
ereditarie o genetiche. Una volta effettuato questo test, immediatamente dopo la
nascita un ago viene inserito nel cordone, e si procede cosi’ al prelevamento di
un quantitativo di sangue compreso fra 80 e 140 ml, che viene immediatamente
racchiuso in un recipiente sterile contenente un fattore anticoagulante. Il
recipiente viene quindi inviato alla Banca del Sangue, dove il contenuto viene
sottoposto a un severo esame: si controllano tanto l’eventuale presenza di
malattie contagiose (sifilide, epatite, HTLV, HIV, CMV) quanto l’assenza di
contaminazioni da microbi di ogni tipo. Se l’esame risulta negativo e la Banca
del Sangue rilascia un attestato di purezza, il sangue passa infine al
laboratorio della Beike, situato a Shenzhen. A questo punto, le cellule in esso
contenute vengono nuovamente esaminate dal personale di laboratorio: un doppio
controllo quindi, al fine di offrire ai pazienti la massima sicurezza possibile.
Infine, le cellule staminali ottenute dal sangue del cordone ombelicale vengono
poste in un terreno di coltura che non contiene né prodotti di origine animale
né sottoprodotti di alcun tipo. Ogni uno o due giorni il terreno viene cambiato,
e le cellule vengono costantemente monitorate: al minimo segno di anormalità o
di contaminazione tutta la coltura viene immediatamente distrutta. Il ciclo di
crescita richiede dai 7 ai 10 giorni. In questo lasso di tempo è normale che
alcune cellule piu’ deboli – e quindi inutili - muoiano, lasciando spazio
unicamente allo sviluppo di quelle forti e attive. Terminato il ciclo, si sono
ottenute circa dieci milioni di cellule staminali dei tipi CD34 e CD133, che
vengono infine prelevate dal terreno di coltura, isolate e trasportate
all’ospedale Nan Shan, situato sempre a Shenzhen, a poca distanza dal
laboratorio della Beike. E' pur vero che esiste una complicazione potenzialmente
fatale (chiamata "Graft Versus Host Disease" o GVHD) a seguito della quale le
cellule del donatore possono attaccare i tessuti del ricevente, ma si è
constatato che cio' accade piu' raramente con staminali provenienti dal sangue
del cordone rispetto a quelle prelevate dal midollo spinale. Si pensa che cio'
possa derivare dal fatto che il sangue del cordone possiede un sistema
immunitario ancora non allo stato aggressivo e che pertanto le cellule,
solitamente attive in una reazione immunitaria, non sono ancora "educate" ad
attaccare il ricevente. Più tecnicamente si puo' affermare che le cellule
staminali provenienti dal sangue del cordone ombelicale presentano il vantaggio
di un sistema immunitario ancora di fatto inattivo, unito a quello di un
telomero (ovvero della terminazione del cromosoma) ancora relativamente lungo.
In altre parole, queste cellule hanno la capacità di trasformarsi nella maggior
parte delle cellule di vario tipo presenti nel corpo. Ad ogni buon conto, il
processo di produzione comprende un metodo per l'estrazione di cellule staminali
di tipo CD34 e CD133 : in conseguenza di cio' l'incontro fra i due tipi di
cellule non è piu' necessario, e il trattamento condotto in questo modo non
porta con sè il rischio di effetti collaterali. Le cellule del cordone
ombelicale cosi' ottenute possono essere immagazzinate e trapiantate
successivamente nell'organismo del donatore stesso, di un membro della famiglia
o di un destinatario indipendente. La tecnica impiegata in Cina dal dottor Sean
Hu, pero’, in Occidente non è ancora arrivata. Secondo Gianni Demarin –
direttore generale della Beike Europe SA, azienda la cui mission consiste
appunto nel rendere accessibile il trattamento cinese ai pazienti occidentali -
la ragione di tutto cio’ potrebbe essere di natura economica. “Con il successo
del trattamento a base di staminali” –dichiara Demarin- “verrebbe a perdersi il
fatturato derivante dalle vendite di interferone, un farmaco impiegato per
esempio nel trattamento della Sclerosi Multipla… e diversi miliardi di dollari
l’anno.. In ogni caso anche solo questa cifra approssimata puo’ dare un’idea del
motivo per il quale la tecnica non si è ancora diffusa in Occidente, ma si
potrebbero aggiungere anche riserve di ordine religioso e politico”. (A tal
proposito, uno dei malati presenti alla conferenza stampa ha dichiarato che
prima della cura per trattare la sua malattia con l’interferone spendeva circa
1600 euro al mese, mentre dopo il viaggio a Shenzhen non ne fa piu’ alcun uso).
“In Cina già piu’ di ottocento pazienti sono stati curati grazie alle staminali,
ma le riviste scientifiche internazionali si sono rifiutate di pubblicare
articoli su questi casi”, conclude Demarin. Pertanto gli unici dati sono per ora
disponibili solo in cinese, anche se per il prossimo anno è previsto un incontro
fra neurologi asiatici e specialisti occidentali, nel corso del quale si
cercheranno le vie adatte alla massima diffusione possibile di questa nuova
tecnica e all’accessibilità delle pubblicazioni. Ulteriori informazioni sul
sito: www.beike.ch
Fonte: journal Public Library of Science Medicine -
FA_babelFAmily
Paese: USA
Autore: Gian Piero
Argomento: SCA1: IL LITIO MIGLIORA LA FUNZIONALITA' NEI TOPI CON UN TIPO
D'ATASSIA
Date: lunedì 04 giugno 2007
INFOFATTY
http://medicine.plosjournals.org/perlserv/?request=index-html&issn=1549-1676.
IL LITIO MIGLIORA LA FUNZIONALITA' NEI TOPI CON UN TIPO
D'ATASSIA Traduzione: Dottoressa Elena Salvatore Equipe
Professore Alessadro Filla Facoltà di Scienze
Biotecnologiche Università degli Studi di Napoli
Federico II Dipartimento di Scienze Neurologiche Napoli
HOUSTON - 29 maggio 2007 La somministrazione del litio,
in topi affetti da un disordine neurodegenerativo
chiamato atassia spinocerebellare tipo 1 (SCA1),
migliora la coordinazione, la memoria e l'apprendimento
anche dopo che i segni iniziali di malattia sono già
apparsi, secondo i ricercatori del Baylor College of
Medicine (BCM), in un articolo che è apparso oggi online
nel journal Public Library of Science Medicine. Dichiara
la Dott.sa Huda Y. Zoghbi, professoressa di neurologia
genetica, pediatrica, umana e molecolare al BCM,
ricercatrice dell' Howard Hughes Medical Institute e
autrice principale di tale articolo: "Tale terapia non
fa guarire i topi, migliora i sintomi, anche se non
sappiamo ancora quali ne siano gli effetti nel lungo
termine". La professoressa avverte che la terapia
necessita di ulteriori studi prima che possa essere
considerata nel trattamento dei pazienti affetti da
SCA1. "Deve prima essere testata in alcuni pazienti per
vedere se la tollerano" dichiara. Il litio è meglio
conosciuto come trattamento per le persone affette da
disturbo bipolare, che consiste in alterazioni
dell'umore. Se è sicuro, studi più grandi potranno
essere intrapresi. I disordini da poliglutammine,
inclusa la SCA1, sono stati oggetto di una ricerca di
base (in laboratorio) straordinariamente produttiva e
creativa, dichiara la Dott.sa Katerina Gwinn, direttrice
del programma di ricerca extramurale del National
Institute of Neurological Diseases and Stroke. Questo
campo, detto medicina traslazionale (N.D.T.), ha
l'obiettivo di trasferire prontamente le scoperte del
laboratorio in benefici clinici, e la possibilità di uno
studio di fase 1 sul litio, basata sul lavoro della
Dott.sa Zoghbi è un passo estremamente eccitante verso
la scoperta di una terapia per aiutare le persone
affette da queste malattie, attualmente incurabili.
"Questo lavoro mostra l'importanza delle scoperte di
mutazioni geniche, l'importanza di sviluppare un modello
animale che permette di vedere i cambi molecolari che
avvengono nelle patologie e quindi di chiedersi se
possiamo intervenire su queste alterazioni in maniera
positiva" dichiara Zoghbi. Il lavoro di Zoghbi sulla
SCA1 è iniziato più di 15 anni fa, quando incominciò a
studiare famiglie con disordini neuronali fatali, che
colpiscono i neuroni gradualmente, riducendo la capacità
del paziente di camminare, parlare, ingoiare e perfino
respirare. Lei ed il suo collaboratore Dr. Harry T. Orr
dell' University of Minnesota in Minneapolis, alla fine
hanno scoperto cosa causa la SCA1 ed il difetto della
proteina associata alla malattia, l'atassina1. Un gene
SCA1 difettoso ha una sequenza di DNA patologicamente
lunga, in cui si ripetono in maniera anomala tre
nucleotidi, sostanze chimiche che ordinano alle cellule
di fare un aminoacido, chiamato glutamina. Ciò comporta
la formazione di inclusioni nucleari tossiche nei
neuroni. Si pensa che l'atassina-1 mutata blocca le
azioni di altre proteine, chiamate fattori di
trascrizione, che sono essenziali per la normale
funzione cellulare. Molte cellule producono atassina-1,
incluso le cellule che coordinano i movimenti. Zoghbi ed
i suoi colleghi hanno scelto di testare il litio perché
protegge i neuroni ed influenza positivamente
l'espressione genica. In questo studio è stato
utilizzato un modello di topo con una copia di gene
mutato, che presentava una ripetizione dei tre
nucleotidi lunga, e una copia di gene normale. La
mutazione nel topo causa sintomi simli a quelli
dell'uomo. In questo test un gruppo di topi assumeva una
dieta normale, altri avevano una dieta con un
supplemento di litio. Dopo alcune settimane il test ha
mostrato che il litio, dato ad alcuni topi prima
dell'insorgenza dei sintomi e ad altri dopo, ha
migliorato la memoria, l'apprendimento e la
coordinazione nei due gruppi. Ha anche influenzato
positivamente la degenerazione nelle aree ippocampali
del cervello in questi animali e ha permesso il
ripristino dei livelli del RNA messagero, un elemento
chiave dell'espressione genica, nel cervelletto degli
animali. Gli animali trattati però non vivevano più a
lungo di quelli non trattati. Altri ricercatori che
hanno contribuito in parte a questo lavoro sono: Kei
Watase, Jennifer R. Gatchel, Yaling Sun, Richard
Atkinson, Ronald Richman e Chad Shaw del BCM; Hidehiro
Mizusawa della Tokyo Medical and Dental University di
Tokyo; e Effat Emamian della University of Minnesota di
Minneapolis. I fondi per questo progetto sono stati
forniti da: National Institutes of Health, the Baylor
Mental Retardation Research and Center ed i fondi per la
ricerca sono stati donati in onore della signora Mariona
Nicolau del Tarre. L'articolo è disponibile su
http://medicine.plosjournals.org/perlserv/?request=get-document&doi=10.1371/journal.pmed.0040182
AISA Paolo Zengara Tel 081 503 89 64 Cell 347 841 43 87
Fonte: FA_BABELFAMILY LIST
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: Brevettato un nuovo sistema per il trasporto di farmaci
attraverso la barriera ematoencefalica
Date: martedì 29 maggio 2007
INFOFATTY
Brevettato un nuovo sistema per il trasporto di farmaci attraverso la barriera
ematoencefalica Ricercatori del Blanchette Rockefeller Neurosciences Institute
(BRNI) hanno brevettato un nuovo sistema per trasportare i farmaci in modo
sicuro attraverso la barriera ematoencefalica (1). La barriera ematoencefalica è
costituita da un insieme di cellule che circoscrivono i vasi sanguigni cerebrali
e proteggono le strutture vitali del cervello da sostanze estranee. Questa
barriera ha da sempre creato enormi difficoltà ai ricercatori nel momento in cui
era necessario far arrivare al cervello farmaci terapeutici per curare tumori,
infezioni e malattie degenerative cerebrali quali l'Alzheimer e il morbo di
Parkinson. Questo nuovo sistema si avvale di un processo biochimico denominato
transcitosi, solitamente utilizzato dalle cellule per trasportare nel cervello
molecole essenziali quali il colesterolo. Già dai primi tentativi, gli
scienziati del BRNI sono riusciti ad utilizzare questo nuovo sistema per far
arrivare a livello sperimentale varie sostanze al cervello dei topi, senza
produrre effetti indesiderati. I ricercatori sperano che i pazienti possano in
futuro beneficiare di questa scoperta, ha dichiarato il Prof. Daniel Alkon,
responsabile scientifico del BRNI. "Questa scoperta potrebbe trasformarsi in un
nuovo strumento di grande utilità che i medici potranno utilizzare per curare le
malattie cerebrali," ha aggiunto Daniel Alkon. "La barriera ematoencefalica
assicura al cervello un'efficace protezione dalle tossine in circolazione, dai
batteri e da altre sostanze dannose. Occorre però uno strumento efficace per far
arrivare i farmaci oltre questa barriera se vogliamo offrire ai pazienti la
possibilità di terapie migliori." Questo nuovo sistema brevettato dal BRNI si
basa principalmente su lipoproteine di bassa densità (LDLs), un gruppo di
molecole normalmente presenti nel sangue. Per facilitare alle particelle LDL il
raggiungimento del loro obiettivo, i ricercatori del BRNI le hanno rivestite con
una proteina naturale nota come apolipoproteina E, che le aiuta a dirigersi
verso i recettori presenti nelle cellule della barriera ematoencefalica. In
seguito questi recettori assistono questa particella, che può contenere
qualsiasi farmaco nel suo nucleo centrale lipidico, affinchè riesca ad
attraversare la barriera e raggiunga così il cervello. Secondo Alkon, i
precedenti tentativi mirati a sviluppare vettori si basavano su virus e polimeri
(2) artificiali che pur riuscendo a penetrare la barriera presentavano grandi
rischi. I primi vettori, come ad esempio i liposomi, erano instabili o tendevano
a liberare iI loro carico in luoghi indesiderati - quali il fegato o le pareti
dei vasi sanguigni. Il sistema di trasporto messo a punto dal BRMI impedisce
alle lipoproteine di rilasciare il loro carico prima di aver raggiunto il punto
designato, garantendo stabilità alle particelle nel circolo ematico. Il brevetto
statunitense numero 7.220.833, "Artificial Low-Density Lipoprotein Carriers for
Transport of Substances Across the Blood-Brain Barrier," "Lipoproteine
artificiali a bassa densità designate al trasporto di sostanze attraverso la
barriera ematoencefalica" è stato rilasciato oggi, 22 maggio 2207, al BRNI per
questo scopo. Il BRNI (http://www.brni.org è
un istituto di ricerca no-profit dedicato allo studio della memoria umana. Sua
missione principale è velocizzare il passaggio delle scoperte nel campo
neurologico, strumenti diagnostici e terapie inclusi, dalla ricerca di
laboratorio ai pazienti affetti da malattie neurologiche quali l'Alzheimer. Jay
Rockefeller, senatore statunitense del West Virginia, ha fondato questo istituto
in memoria di sua madre, deceduta a causa dell'Alzheimer. (1) Barriera
ematoencefalica - Parete costituita da cellule endoteliali e astrociti, presente
nel cervello, dove svolge una funzione di blocco del passaggio di macromolecole
e di molecole ionizzate trasportate dal flusso sanguigno al Sistema Nervoso
Centrale (SNC) (2) Polimeri - col termine "polimeri" si intendono comunemente le
macromolecole di origine sintetica: materie plastiche, gomme sintetiche e fibre
tessili (ad esempio il nylon), ma anche polimeri sintetici biocompatibili
largamente usati nelle industrie farmaceutiche, cosmetiche ed alimentari, tra
cui i polietilenglicoli (PEG) i poliacrilati e i poliamminoacidi sintetici.
Fonte: Pubmed - FA_babelFAmily - babelFAmily-Italia
Paese: Spagna
Autore: Gian Piero
Argomento: Abstract su Pubmed - Recupero funzionale in un modello murino
di Atassia di Friedreich tramite apporto genico di
fratassina utilizzando un vettore amplicon del HSV-1
Date: sabato 26 maggio 2007
INFOFATTY
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?Db=pubmed&Cmd=ShowDetailView&TermToSearch=17375064
1: Mol Ther. giugno 2007;15(6):1072-8. Epub 2007 Mar 20.
Recupero funzionale in un modello murino di Atassia di
Friedreich tramite apporto genico di fratassina
utilizzando un vettore amplicon del HSV-1 Lim F, Palomo
GM, Mauritz C, Giménez-Cassina A, Illana B, Wandosell F,
Díaz-Nido J. 1Departamento de Biología Molecular, Centro
de Biología Molecular "Severo Ochoa" (CSIC-UAM),
Universidad Autónoma de Madrid, Madrid, Spain
Traduzione: Gian Piero Sommaruga Per l'atassia di
Friedreich (AF), l'atassia ereditaria più comune,
attualmente non è disponibile alcun trattamento
efficace. Questa malattia è causata da mutazioni nel
gene AF che riducono drasticamente il livello di
produzione della proteina mitocondriale fratassina. Nei
modelli animali con AF la difficoltà maggiore consiste
nell'ottenere gli esatti livelli di produzione di
fratassina nei tessuti appropriati, per provocare la
patologia, senza causare morte precoce. Per sviluppare
strategie in grado di aggirare questo problema, sono
stati creati dei modelli murini transgenici per la
fratassina. Abbiamo dimostrato che l'espressione della
fratassina può essere eliminata nei neuroni di questi
topi loxP[AF] tramite l'infezione con vettori amplicon
del virus herpes simplex di tipo 1 (HSV-1) che esprimono
CRE. Siamo anche riusciti a realizzare tramite iniezione
stereotassica il trasporto in vivo di questi vettori che
esprimono CRE nel tronco cerebrale di topi loxP[AF] per
generare un modello knockout con gene localizzato.
Questi topi sviluppano delle difficoltà attitudinali
nella prova della ruota riscontrabili a partire dalla
quarta settimana e quando vengono re-iniettati con
vettori amplicon HSV-1 che esprimono fratassina umana
DNA complementare (cDNA) evidenziano un recupero
attitudinale fin dalla quarta settimana dopo la seconda
iniezione. Da quanto ci risulta, questo è il primo
studio in cui è stato dimostrato un recupero delle
funzioni neurologiche attraverso un agente terapeutico
mirato a correggere la mancanza di fratassina. PMID:
17375064 [PubMed - in process] (http://health.groups.yahoo.com/group/FA_babelFAmily/message/514
Fonte: mailing-list della AFAF - FA_babelFAmily -
babelFAmily-Italia
Paese: Francia
Autore: Gian Piero
Argomento: Sperimentazioni per l'atassia di Friedreich
Date: sabato 26 maggio 2007
INFOFATTYFonte: mailing-list dell'AFAF (Associazione Francese
per l'Atassia di Friedreich)
http://fr.groups.yahoo.com/group/afaf/
Sperimentazioni per l'atassia di Friedreich Traduzione:
Gian Piero Sommaruga Inviato da: "Juliette Dieusaert
AFAF" Data : Venerdì, 25 maggio 2007 15:31 Buongiorno a
tutti, sì, la ricerca è in movmento, sia a livello di
ricerca di base (su cellule, topi cavia etc..) che a
livello di ricerca clinica (sperimentazioni di farmaci).
Avendo partecipato regolarmente a vari congressi e ad
incontri con gruppi internazionali di ricerca, è da
molti mesi che ve lo sto ripetendo: da due anni a questa
parte c'è molto movimento e ne siamo felicissimi! a) Le
novità sulla ricerca di base e su quella clinica sono
disponibili sul sito www.afaf.asso.fr ; ne siete
comunque puntualmente informati attraverso la rivista
Espoir (Speranza, ndt) (vedi i due ultimi numeri).
Stiamo spedendo le schede riepilogative su questo
argomento all'interno dell'opuscolo "Vivere con
l'atassia di Friedreich"; al momento abbiamo spedito 560
opuscoli, 500 dei quali a persone atassiche.
Probabilmente questo opuscolo verrà tradotto da
EuroAtaxia. b) Quindi, varie sperimentazioni stanno per
partire in Francia e in altre nazioni nel 2007-2008.
Dieci giorni fa, in occasione dell'incontro annuale
dell'AFAF, ci sono state illustrate dai loro
responsabili. A giugno le informazioni riportate qui di
seguito saranno disponibili in maniera più dettagliata,
con l'indicazione dei contatti necessari: potremo
divulgare maggiormente le relazioni degli autori appena
ce ne verrà data l'autorizzazione. · Innanzittutto, non
bisogna scordare che una sperimentazione è una
sperimentazione...: si tratta di provare una molecola
che ovviamente ci auguriamo sia efficace, ma occorre
attendere la fine della sperimentazione per analizzarne
i risultati e a volte potrebbe sfortunatamente succedere
che i risultati siano deludenti. · Partecipare ad una
sperimentazione equivale a mettersi in cammino per la
ricerca. · Viene studiata la potenziale efficacia di un
farmaco, ma anche i suoi possibili effetti collaterali.
· Nel 2007-2008 in Francia avranno luogo 3
sperimentazioni che spesso saranno condotte
contemporaneamente in varie altre nazioni
(sperimentazioni multicentriche): 1 - sperimentazione
con l'Idebenone su pazienti adulti, a diversi dosaggi
sino a 45 mg/kg e placebo (compressa priva di principio
attivo) in 5 nazioni europee. In Francia sarà condotta
da Alexandra Durr presso l'ospedale parigino "la Pitié
Salpêtrière"; partirà nell'estate del 2007 e durerà un
anno. 2 - sperimentazione con Ferriprox (chelante del
ferro, ndt) su bambini e adolescenti condotta a Parigi
da Arnold Munnich, ospedale Necker. In Belgio questa
sperimentazione avverrà sugli adulti e sarà condotta da
Massimo Pandolfo; partenza prevista a settembre, per la
durata di un anno. 3 - sperimentazione con Pioglitazone
su giovani al di sotto dei 20 anni, condotta da Isabelle
Husson - Ospedale Robert Debré - alla fine dell'anno e
della durata di due anni. 4 - Nel mondo sono in corso di
sperimentazione altre molecole (vedi Espoir e il sito
www.afaf.asso.fr ) · I risultati delle sperimentazioni
vengono quindi analizzati e resi noti a 6-12 mesi di
distanza. Dopo di che o le sperimentazioni vengono
estese a gruppi più numerosi, oppure viene direttamente
permesso ai malati di avvalersi di questo farmaco. · Pe
quale motivo la maggioranza delle sperimentazioni viene
effettuata sui bambini? Nel nostro caso, in cui si ha a
che fare con una malattia rara, evolutiva e molto
variabile da persona a persona, è difficile disporre di
test molto precisi per valutare l'efficacia di un
farmaco; dimostrarne l'efficacia rimane comunque di
fondamentale importanza. Attualmente ci sono due scale
di valutazione, riconosciute intenazionalmente, che
prendono in considerazione, tra l'altro, il numero dei
passi compiuti con o senza appoggio. Questo è uno dei
motivi addotti, oltre al grado di evoluzione meno
marcato della malattia che rende più facile l'esecuzione
di determinati test. · Ovviamente, scopo primario delle
sperimentazioni è che tutti i malati possano alla fine
trarne vantaggio se i risultati sono soddisfacenti. ·
Senz'altro sarà necessario ricorrere a più farmaci per
rallentare il decorso della malattia e magari alla fine
guarire! Risposte di Arnold Munnich alle nostre domande:
Speranze sugli effetti del Deferiprone Non posso
aggiungere nulla a quanto abbiamo già scritto. Le
risposte arriveranno dallo studio randomizzato
multicentrico a doppio cieco. Tutto il resto non
sarebbero che fantasticherie... Come si può partecipare
a questo studio? Lo studio multicentrico dovrebbe
comprendere il ChiIdren Hospital di Philadelphia con
David Lynch, l'Ospedale Erasme con Massimo Pandolfo
(Bruxelles, ndt) e l'Ospedale Necker per i bambini
(Parigi, ndt). In linea di massima partiremo con 80
pazenti, con tre modalità: 40 mg/kg, 60 mg/kg e placebo
(il sorteggio avverrà a Toronto). Durata: 12 mesi.
Inizio della sperimentazione a settembre. Tra bambini e
giovani adulti ho già raccolto complessivamente 140
domande (di reclutamento nel trial, ndt), di cui a breve
dovrò proporne una ventina. Appena sapremo i risultati
tutti ne saranno informati e all'occorrenza potranno
trarne vantaggio (del farmaco, ndt) L'articolo
pubblicato su Le Monde ha messo in apprensione alcune
famiglie, molto angosciate a causa di questa frase : "la
sopravvivenza di rado supera l'inizio dell'età adulta" .
Sì, è molto scorretta. Sappia che Jean Yves Nau ha
pubblicato il suo articolo senza contattarmi, senza
parlarmene, senza neanche chiamarmi e senza farmelo
visionare prima. (Arnold Munnich, 24 maggio 2007) Tutto
ciò è molto incoraggiante! Dobbiamo partecipare! Con
affetto, Juliette Juliette Dieusaert Presidente della
AFAF (Associazione Francese dell'Atassia di Friedreich)
12, place Brisset - 02500 Hirson (France) tél-fax :
03.23.58.61.65 www.afaf.asso.fr -
www.orpha.net/nestasso/AFAF
Fonte: Le Monde - FA_babelFAmily - babelFAmily-Italia
Paese: Francia
Autore: Gian Piero
Argomento: Articolo - Progressi francesi nel trattamento dell'AF
Date: giovedì 24 maggio 2007
INFOFATTY----- Original Message ----- From: Gian Piero Sommaruga
(casa) To: FA_babelFAmily Sent: Thursday, May 24, 2007
1:38 AM Subject: [FA_babelFAmily] ITA: Le Monde -
Progressi compiuti da un gruppo di ricerca francese nel
trattamento di una malattia neurologica (l'AF)
http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3244,36-913284,0.html
Le Monde, 22 maggio 20007 ore 14h15 Progressi compiuti
da un gruppo di ricerca francese nel trattamento di una
malattia neurologica Traduzione: Gian Piero Sommaruga
L'atassia di Friedreich, una malattia neurologica
ereditaria caratterizzata da disturbi nell’equilibrio e
nella coordinazione dei movimenti volontari, fino ad
oggi è stata incurabile. Ma ora un gruppo di ricercatori
dell’Inserm, diretto da Arnold Munnich (ospedale
Necker-Enfants malades, Parigi) che lavora in
collaborazione con Ioav Cabantchik (Università ebraica,
Gerusalemme) pare abbia scoperto un farmaco. Finanziati
in parte dai fondi di Telethon, questi studi sono
apparsi recentemente nell’edizione on-line della rivista
Blood, organo ufficiale della società americana di
ematologia. L'atassia di Friedreich è stata descritta
per la prima volta nel 1863 dal neurologo tedesco di
cui, da allora, porta il nome. Si manifesta con la
comparsa, tra i 5 e i 15 anni, di disturbi, che
progrediscono rapidamente, della coordinazione motoria e
della sensibilità. Solitamente le facoltà intellettive
sono preservate, ma la sopravvivenza supera di rado
l’inizio dell’età adulta. La morte è causata
frequentemente da anomalie cardiache dovute a lesioni
degenerative a livello neuronale. Dieci anni fa, il
gruppo di ricerca di Arnold Munnich ha scoperto
l’origine fisiopatologica di questa malattia: un deficit
genetico di sintesi proteica che porta ad un accumulo
anormale di ferro nei mitocondri, i micro-organismi
intracellulari che garantiscono la respirazione e la
produzione di energia. Questa "eccedenza" di ferro
sarebbe la causa della formazione di radicali liberi
dell’ossigeno, tossici per le cellule. Alla luce di
questa scoperta, nel 1999 era stata avviata una prima
sperimentazione clinica, con dei risultati incoraggianti
a livello cardiologico. Non era però stata riscontrata
alcuna efficacia a livello neurologico. Questa volta i
ricercatori hanno sperimentato una nuova molecola in
grado di eliminare gli eccessi organici di ferro nel
cervelletto, il centro nervoso che regola la funzione
motoria – eccessi che è stato possibile rilevare grazie
all’acquisizione con risonanza magnetica di immagini del
cervello. Il deferiprone, che fissa ed elimina il ferro,
ha il vantaggio di passare dal sangue nel cervello. Al
termine di questa prima sperimentazione, durata sei
mesi, otto dei nove pazienti hanno evidenziato un netto
miglioramento a livello neurologico grazie alla
diminuzione della quantità di ferro nel cervelletto.
Questi miglioramenti si sono manifestati inizialmente
sul piano della sensibilità e del tono sfinterico
(incontinenza e costipazione) e in un secondo tempo
nell’esecuzione dei movimenti e nella padronanza della
parola, così come nell’equilibrio e nella deambulazione.
"Non ci aspettavamo dei risultati tanto positivi ad uno
stadio così precoce della sperimentazione clinica",
hanno sottolineato gli autori di questa ricerca. Ora è
previsto l’avvio di una sperimentazione a livello
internazionale, in cooperazione con la casa farmaceutica
canadese Apo Pharma. Il deferiprone potrebbe anche
essere impiegato nel trattamento di altre patologie più
comuni, quali le anemie causate da disturbi cronici di
origine infiammatoria. Jean-Yves Nau Fonte : Le Monde
Articolo pubblicato nell’edizione del 23 maggio 2007
Fonte: Aduc
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: Creare neuroni partendo da cellule staminali adulte
Date: lunedì 21 maggio 2007
INFOFATTYCreare neuroni partendo da cellule staminali adulte Un
gruppo di ricercatori dell’Universita’ di Cadice (UCA)
ha avviato un progetto d’eccellenza, finanziato con
166.000 euro da Consejeria de Innovacion, Ciencia y
Impresa, finalizzato allo studio delle cellule staminali
neuronali e delle condizioni in cui potrebbero essere
usate per curare determinate malattie. Il progetto e’
uno dei tanti che si stanno realizzando nel mondo con
l’obiettivo di conoscere meglio la biologia delle
cellule staminali, ha spiegato la responsabile della
ricerca, Carmen Estrada Cerquera. Inoltre, gli studiosi
studieranno le cellule staminali neuronali del cervello
dei ratti adulti che, dopo essere state differenziate in
laboratorio, saranno impiantate nella corteccia
cerebrale lesionata di ratti geneticamente identici. Con
queste ricerche, gli esperti sperano di ottenere
informazioni utili a stabilire “se dalle cellule
staminali neurologiche possa derivare una popolazione
neuronale adatta ad essere trapiantata nel cervello di
un altro animale”. I risultati consentirebbero ai
ricercatori di capire l’evoluzione dei trapianti e avere
dati utili qualora si dovesse elaborare una terapia
cellulare come parte del trattamento delle malattie che
avanzano con la morte neurologica. Fonte: Aduc
(28/04/2006)
Fonte: ANSA
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: Scoperta In Bimbi Proteina Previeni-Infarto/Ansa
Date: lunedì 21 maggio 2007
INFOFATTYMedicina: Scoperta In Bimbi Proteina
Previeni-Infarto/Ansa ANSA - (ANSA) - ROMA, 15 MAG - E'
stata scoperta nel sangue dei bambini che hanno il
colesterolo alto e spiana la strada all'aterosclerosi,
ovvero quell'ispessimento delle pareti delle arterie che
puo' provocare gravi malattie cardiovascolari. E' la
proteina CD40L: ora che e' stata individuata,
l'obiettivo e' mettere a punto terapie che possano
tenerla sotto controllo sin dall'eta' pediatrica, per
prevenire infarti e ictus con l'avanzare dell'eta'. La
scoperta, pubblicata oggi sulla rivista ufficiale della
Societa' americana di cardiologia (Jacc), e' frutto del
lavoro delle equipe dei professori Francesco Violi e
Francesco Martino, dei dipartimenti di Medicina
sperimentale e Pediatria, dell'Universita' La Sapienza
al Policlinico Umberto I di Roma. I ricercatori hanno
confrontato due gruppi di bambini riscontrando che nel
primo, che comprendeva piccoli con colesterolo alto, i
bimbi presentavano appunto un livello molto elevato nel
sangue di una particolare proteina, la CD40L. Cio'
significa che questa proteina favorisce il ristagno del
colesterolo nelle arterie che, in questo modo, vanno
incontro ad un processo di infiammazione. Con il tempo,
poi, questa situazione puo' portare a malattie
cardiovascolari gravi come infarto e ictus. Ma ora che
CD40L e' stata portata allo scoperto, l'obiettivo e'
individuare i bambini a rischio per tenerla sotto
controllo, con appropriate terapie, in modo da prevenire
complicanze ed infarti nell'eta' adulta. ''Si tratta di
una scoperta di grande impatto sociale - ha commentato
Violi - perche' permettera' di fare prevenzione sui
bambini di oggi consentendoci di avere in futuro una
diminuzione degli infarti, con una conseguente riduzione
dei costi per il Ssn. Insomma, curare un piccolo di 10
anni con colesterolo alto significa prevenire un suo
possibile infarto a 60 anni''. Concorda Martino:
''Infarto e ictus sono malattie che si manifestano
nell'eta' adulta - ha osservato - ma le premesse si
hanno gia' in eta' pediatrica. Dunque, bisogna
individuare i piccoli a rischio per prevenire malattie
future''. - 2 BIMBI ITALIANI SU 10 CON SUPER-COLESTEROLO
MA POCO CONTROLLO Il 20-30% dei bimbi tra 6 e 14 anni ha
livelli alti di colesterolo (uguale o superiore a 170
mg/dl), secondo un'indagine effettuata dalla stessa
equipe di esperti su un campione di 1.671 piccoli. Poche
sono pero' le diagnosi, dal momento che il livello di
colesterolo raramente e' controllato in eta' pediatrica
e tale disturbo e' asintomatico. Il consiglio e' quindi
quello di sottoporre ad uno screening per il colesterolo
innanzitutto i bambini sopra i due anni i cui genitori
soffrono di colesterolemia o nelle cui famiglie sono
presenti casi di infarto od ictus. La colesterolemia in
eta' pediatrica, infatti, e' reversibile e curabile:
soprattutto attraverso una dieta corretta, avvertono gli
esperti, mentre e' sconsigliato l'uso di farmaci se non
in casi gravi. - RISCHIO 100.000 NUOVI CASI MALATTIE
CUORE IN PROSSIMI 30 ANNI Se il 20% dei bambini e'
ipercolesterolemico, e' ipotizzabile che non meno del 2%
degli attuali bimbi tra 5 e 15 anni potranno sviluppare
un nuovo caso di malattia cardiovascolare nei prossimi
30-40 anni. Cio' significa che tra i 5 milioni di bimbi
italiani di oggi si potrebbero sviluppare almeno 100.000
casi di malattie cardiache domani, con grandi costi per
il Ssn. - MALATTIE CUORE PRIMA CAUSA MORTE, COSTO 2 MLD
EURO L'ANNO Le malattie cardiovascolari sono la prima
causa di morte in Italia (43%) e la colesterolemia e'
uno dei fattori scatenanti. Solo nel 2003, si sono avuti
1,2 milioni di ricoveri per queste patologie, con una
spesa totale di oltre 2 miliardi di euro (20.000 euro
l'anno a paziente).(ANSA).
Fonte: FA_BABELFAMILY LIST - MolecularLab.it
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: PUBBLICATI risultati del PTC 124, che potrebbe curare la
distrofia muscolare di Duchenne
Date: lunedì 21 maggio 2007
INFOFATTYFonte: MolecularLab.it 14/05/2007 Nature pubblica i
risultati del PTC 124, che potrebbe curare la distrofia
muscolare di Duchenne I dati, attesi dai laboratori di
tutto il mondo, potrebbero interessare molte altre
malattie genetiche La rivista scientifica Nature
pubblica i risultati della sperimentazione con il
farmaco PTC 124 condotta sull’uomo dal Prof. Lee Sweeney
che consentirebbe la rigenerazione del muscolo nei
ragazzi affetti dalla Distrofia Muscolare di Duchenne. I
dati della sperimentazione, sulla quale lavora da
diversi anni il team di scienziati americani delle
università di Pennsylvania e Massachusetts in
collaborazione con la PTC Therapeutics Inc., confermano
l’efficacia del nuovo composto di origine
post-trascrizionale che è stato progettato per ignorare
il segnale che genera l’interruzione prematura dei
meccanismi di lettura del DNA creando in questo modo un
percorso alternativo che conduce ad una nuova produzione
di Distrofina e, quindi, ad un probabile beneficio
terapeutico. “Questi non sono i dati per l’assemblea
degli azionisti della PTC Therapeutics, questa
pubblicazione rappresenta un importante riconoscimento
scientifico per la sperimentazione che il Professor
Sweeney sta conducendo in collaborazione con la PTC
Therapeutics, Inc.. – Ha dichiarato Filippo Buccella,
presidente di Parent Project Onlus – Adesso, così come
auspicato nei mesi scorsi dallo stesso Sweeney durante
il convegno che abbiamo organizzato a Milano, in altri
laboratori questi dati saranno verificati e potranno
contribuire alla progettazione di nuovi approcci
terapeutici anche per altre malattie genetiche. Da circa
due anni stiamo seguendo tutti gli sviluppi dei trial,
il Parent Project statunitense ha contribuito a questo
importante risultato attraverso la partecipazione dei
ragazzi affetti dalla Duchenne ai trial clinici e lo ha
sostenuto sia direttamente, sia spingendo il governo
americano a investire cinque milioni di dollari su
questa patologia rara. Inoltre – prosegue il presidente
– questa esperienza sottolinea il valore della
collaborazione tra il mondo scientifico, le istituzioni,
l’industria privata e le associazioni di malati, solo in
questo modo sarà possibile arrivare ad ottenere i
risultati che tutti auspichiamo: una cura per milioni di
persone affette da malattie genetiche come la distrofia
muscolare di Duchenne.” – ha concluso Buccella La
Distrofia Muscolare di Duchenne e Becker è una malattia
rara, la forma più grave delle distrofie muscolari, che
colpisce 1 su 3.500 maschi nati vivi. Si stima che in
Italia ci siano 5.000 persone affette dalla patologia.
Attualmente non esiste una cura specifica, ma un
trattamento da parte di una equipe multidisciplinare che
ha permesso di migliorare le condizioni generali e
raddoppiare le aspettative di vita. Il Parent Project
Onlus, nasce nel 1996 per sconfiggere questa grave
distrofia muscolare promuovendo e finanziando la ricerca
scientifica. In questi anni ha contribuito, con oltre
1.500.000 euro di investimenti, al finanziamento di più
di 50 progetti specifici tra i quali lo studio di Irene
Bozzoni, del Dipartimento di Genetica e Biologia
Molecolare - Università La Sapienza di Roma, condotto
con la tecnica dell’exon skipping che proseguirà con la
sperimentazione sull’uomo con antisenso chimerici; Pier
Lorenzo Puri, del Burnham Istitute di La Jolla –
California, basato sull’applicazione di alcuni agenti
farmacologici chiamati inibitori delle deacetilasi e
Giulio Cossu, dell’Istituto San Raffaele di Milano, con
le cellule staminali. Altro obiettivo primario
dell’associazione è la formazione e il sostegno, per le
famiglie coinvolte dalla malattia. Dal 2002, grazie al
Centro Ascolto Duchenne, è attivo un servizio gratuito
che fornisce informazioni del quale possono beneficiare,
oltre alle famiglie, tutti gli specialisti interessati
all’approfondimento.
Fonte: fa_babelfamily list
Paese: ita
Autore: pz
Argomento: Betrice: non vado più in Cina
Date: venerdì 18 maggio 2007
INFOFATTYNn vado piu in Cina....da tempo ho fatto indagare sulla
Beike ( solo x sicurezza) ed è venuto fuori dello
strano. Per favore nn pagate e nn firmare nulla con la
Beike. L'indagine è tutt'ora in corso e mi terranno
continuamente aggiornata. Nn posso dire altro x ora...E'
solo questione di qualche giiorno ancora e saprete
tutto. Chiunque abbia a che fare cn la Beike NON
PAGATE!!!!!!!!!!!!!!!! @bibe@
Fonte: fa_babrlfamily list
Paese: ita
Autore: pz
Argomento: notizie ufficiose sul trial pilota con l'EPO in Austria
Date: mercoledì 16 maggio 2007
INFOFATTY notizie ufficiose sul trial pilota con l'EPO in
Austria Message List In attesa dei risultati ufficiali
del trial pilota con l'EPO in Austria mi sono permesso,
seguendo il suggerimento di Mariluz Gonzales, di dare
un'occhiata al forum austriaco www.fataxie.net Mariluz
mi aveva infatti informato che Bernhard, il moderatore
di questo forum, faceva parte del piccolo gruppo di
persone che hanno preso parte a questo primo trial della
durata di otto settimane, e che aveva aperto una
discussione dedicata a questo trial proprio all'interno
del suo forum. Le informazioni che sono riuscito a
carpire, con l'aiuto di Mariluz e di un traduttore
automatico, Wordlingo, sono le seguenti: 1- Pare che
l'EPO non si limiti ad incrementare la produzione di
fratassina unicamente nelle colture cellulari e nel
sangue prelevato da pazienti AF. Riuscirebbe a sortire
questo effetto anche in "vivo", negli stessi pazienti
arruolati in questo trial. Bernhard, che per la cronaca
ha circa 25 anni ed è sulla sedia a rotelle, durante le
prime quattro settimane ha da subito iniziato a sentirsi
meglio. Più energico, ha constatato tra l'altro meno
difficoltà nella coordinazione manuale e si è accorto di
riuscire a parlare meglio. Ripeto, questo nel corso
delle prime quattro settimane. A Bernhard è stata
somministrata la stessa dose di EPO degli altri
pazienti, vale a dire 5.000 UI settimanali. Dopo la
quarta settimana, probabilmente a causa di questo
dosaggio, Bernhard ha cominciato a non sentirsi bene.
Pulsazioni che superavano i 100 battiti al minuto e
insonnia. A causa di questi disturbi ha deciso di
ritirarsi dal trial pilota, ma si presenterà per una
visita di controllo a Innsbruck il prossimo 3 ottobre.
Lo scopo di questo primo trial è unicamente quello di
verificare se grazie all'EPO si riesce a produrre una
maggior quantità di fratassina nei pazienti AF. Questo
risultato sembrerebbe assodato, da quanto scrive
Bernhard. Nel corso del prossimo trial si dovrebbero
sperimentare vari dosaggi per poter stabilire quale sia
la quantità ottimale da somministrare ai pazienti, in
base alla loro età e alla progressione della malattia.
Per questo motivo Bernhard spera di poter partecipare al
prossimo trial. Purtroppo nel forum austriaco nessun
altro partecipante al trial pilota ha voluto raccontare
la propria esperienza, nonostante Bernhard abbia
apertamente invitato a farlo. L'unica testimonianza, per
il momento, è la sua e conforta sapere che a detta di
Bernhard non ci sarebbero stati altri casi di pazienti
che si sono ritirati dal trial. Questo è quello che so e
che ho ritenuto giusto comunicarvi dato che dal
congresso di Ataxia UK non sono ancora pervenute notizie
a riguardo. Potete comunque verificare il tutto entrando
nel sito www.fataxie.net cliccando poi su "Direkt ins
Forum", poi sulla voce "FA" e da qui sulla discussione
di tre pagine "rhu-EPO". Ciao a tutti, Gian Piero
Fonte: babelFAmily-Italia
Paese: italia
Autore: pz
Argomento: ATLASPROFILAX
Date: mercoledì 16 maggio 2007
INFOFATTYCarissimo amico, nel forum di Fataxie ho letto un post
datato 7 maggio che potrebbe essere interessante.
http://www.fataxie.net/fataxie/forum/viewtopic.php?t=779
Si tratta di un metodo per correggere la lussazione
dell'atlante in una sola seduta. MJ, una ragazza con AF,
si è sottoposta a questo trattamento due settimane fa e
ha riscontrato dei miglioramenti, anche se ammette che è
passato troppo poco tempo per poter esprimere un
giudizio definitivo. Al momento accusa dei dolori alla
schiena e chiede nel forum se ci sono altre persone che
hanno avuto questa esperienza. Fornisce la seguente
pagina web, in cui vengono date informazioni dettagliate
in varie lingue:
http://www.atlasprofilax.ch/
Io sono scettica, lo sai bene, ma è importante informare
e che ognuno possa fare ciò che ritiene più opportuno.
Ti abbraccio forte, Luz
Fonte: FA_BA BELFAMILY Italia
Paese: Italia
Autore: PZ
Argomento: Primo trial per l'uso di prodotti derivanti da cellule
staminali embrionali
Date: giovedì 10 maggio 2007
INFOFATTYPrimo trial per l'uso di prodotti derivanti da cellule
staminali embrionali (The Financial Times online - 10
maggio 2007) L'azienda biotech Geron inizierà nei primi
mesi del prossimo anno la prima sperimentazione
sull'uomo di prodotti derivanti da cellule staminali
embrionali. Si tratta di oligodendrociti, cellule
nervose specializzate, ottenute dalla coltura di cellule
staminali embrionali umane. I test in vivo sui ratti
hanno dimostrato la capacità di questa terapia di
riparare i danni al midollo spinale, consentendo agli
animali paralizzati di camminare di nuovo. FDA dovrà
valutare con un'analisi straordinaria questo primo caso
di applicazione di cellule embrionali umane
Fonte: Amr/Adnkronos Salute
Paese: Italia
Autore: PZ
Argomento: PARKINSON: TROPPI LATTICINI AUMENTANO RISCHIO DI AMMALARSI
Date: giovedì 10 maggio 2007
INFOFATTY10/05/2007 11.34 PARKINSON: TROPPI LATTICINI AUMENTANO
RISCHIO DI AMMALARSI Roma, 10 mag. (Adnkronos Salute) -
L'eccessivo consumo di latticini, spesso consigliato
contro l'osteoporosi, farebbe aumentare il rischio di
morbo Parkinson. Lo ipotizza uno studio trasversale
pubblicato sull'American Journal Epidemiology. La
ricerca parte da una vasta popolazione: 57.689 uomini e
73 175 donne inclusi nell'American Cancer Society's
Cancer Prevention Study II Nutrition Cohort. Tra questi
sono state selezionate 443 persone, di cui 250, tutte
affette da Parkinson diagnosticato tra il 1992 e il
2001. Valutando le abitudini alimentari, i ricercatori
hanno individuato un legame diretto tra il consumo
esagerato di prodotti caseari e il rischio di malattia.
Un legame che esiste nei due sessi ma è meno evidente
nelle donne. Una metanalisi di tutti gli studi
sull'argomento conferma un aumento moderato del rischio
di malattia di Parkinson nei grandi consumatori di
latticini. I ricercatori, però, sottolineano che, pur
essendo evidente un'associazione positiva tra consumo di
questi prodotti e malattia, sono necessari ulteriori
approfondimenti. (Amr/Adnkronos Salute) 10-MAG-07 11:34
( ... ) (Amr/Adnkronos Salute) Roma, 10 mag. (Adnkronos
Salute) - L'eccessivo consumo di latticini, spesso
consigliato contro l'osteoporosi, farebbe aumentare il
rischio di morbo Parkinson. Lo ipotizza uno studio
trasversale pubblicato sull'American Journal
Epidemiology. La ricerca parte da una vasta popolazione:
57.689 uomini e 73 175 donne inclusi nell'American
Cancer Society's Cancer Prevention Study II Nutrition
Cohort. Tra questi sono state selezionate 443 persone,
di cui 250, tutte affette da Parkinson diagnosticato tra
il 1992 e il 2001. Valutando le abitudini alimentari, i
ricercatori hanno individuato un legame diretto tra il
consumo esagerato di prodotti caseari e il rischio di
malattia. Un legame che esiste nei due sessi ma è meno
evidente nelle donne. Una metanalisi di tutti gli studi
sull'argomento conferma un aumento moderato del rischio
di malattia di Parkinson nei grandi consumatori di
latticini. I ricercatori, però, sottolineano che, pur
essendo evidente un'associazione positiva tra consumo di
questi prodotti e malattia, sono necessari ulteriori
approfondimenti. (Amr/Adnkronos Salute) 10-MAG-07 11:34
( ... ) (Amr/Adnkronos Salute)
Fonte: fa_babelfamily
Paese: Italia
Autore: pz
Argomento: PROGETTO DI MEDICINA TRASLAZIONALE PER L’ATASSIA
Date: mercoledì 09 maggio 2007
INFOFATTYPRESENTAZIONE DEL PROGETTO DI MEDICINA TRASLAZIONALE
PER L’ATASSIA E CONSEGNA DEL PREMIO ANNUALE A COLORO CHE
COMBATTONO QUESTA MALATTIA Organizzato dal Colectivo
Ataxias en Movimiento, presso l’agenzia Pedro Laín
Entralgo del Dipartimento di Sanitá e Consumo della
Comunità di Madrid. 1 2 1. Isabel González,
presidentessa del Colectivo Ataxias en Movimiento
http://www.ataxiasenmovimiento.org
2. Presentazione dell’evento a cura di Julia Mancebo,
Vicente Vallés e Andrés Castro Relazione a cura del
Dott.. Jaime Ramírez Araujo, padre di un malato di
Atassia di Friedreich Traduzione: Valentina Figini
Benvenuto Il direttore dell’agenzia Pedro Laín Entralgo,
Andrés Castro, ha dato il benvenuto ai partecipanti
all’evento, ringraziando per il loro sforzo, il loro
impegno e per la loro generosa collaborazione i medici e
gli scienziati convenuti. Dopo aver introdotto al
pubblico il tema delle malattie rare, tra cui rientrano
le Atassie ereditarie, ha sottolineato i progressi della
ricerca e la sua soddisfazione per la coordinazione
raggiunta, tra i professionisti sanitari, nello studio
di soluzioni terapeutiche per questo tipo di malattie.
Il direttore della Laín Entralgo ha inoltre ricordato lo
sforzo economico compiuto dall’amministrazione della
Comunità Autonoma di Madrid per la realizzazione e il
supporto dell’attività di ricerca. Julia Mancebo,
rappresentante del Colectivo Ataxias en Movimiento, ha
ringraziato tutti per la loro partecipazione, in modo
particolare medici e scienziati, e ha anche lei voluto
sottolineare l’appoggio ricevuto dalla comunità di
Madrid. Prima Parte Progetto traslazionale di ricerca
sull’Atassia Vicente Vallés (conduttore della rubrica
“La Mirada Crítica” del Telegiornale di Tele5) ha
presieduto la conferenza dedicata al progetto in corso
sulla ricerca traslazionale applicata all’atassia
(basica e clinica). Questo progetto si differenzia in
due linee investigative, modelli sperimentali e
meccanismi di rigenerazione neuronale, e prevede una sua
applicazione clinica. Il Dott. Manuel Álvarez Dolado,
del Centro di Ricerca Principe Felipe de Valencia, ha
presentato i suoi attuali studi sui Meccanismi
rigenerativi attraverso fusione cellulare nell’Atassia .
Questa ricerca offre un meccanismo di fusione cellulare
basato su cellule staminali derivate dal midollo osseo,
che hanno dimostrato di poter generare diversi tipi di
cellule, inclusi i neuroni di Purkinje. Diversi gruppi
di ricerca internazionali hanno pubblicato studi
relativi a trapianti di cellule staminali del midollo
osseo su topi, che hanno avuto buoni risultati in
termini di differenziazione cellulare e, in vari casi,
efficacia terapeutica. Il laboratorio del Dott. Álvarez
Dolado utilizza una tecnica che prevede l’inserimento,
nelle cellule del topo donante, di una sostanza di
contrasto fluorescente, per monitorarne la distribuzione
nei tessuti grazie al suo colore verde. Si é potuta così
verificare la presenza di cellule neuronali, provenienti
da quelle iniettate o trapiantate dal topo donante, nel
cervelletto dei topi riceventi, proprio li’ dove si
trovano i neuroni di Purkinje, neuroni responsabili a
livello funzionale, oltre a numerose attività, della
coordinazione degli ordini del movimento muscolare
eseguiti dalla corteccia celebrale. Da tempo numerosi
studiosi stanno cercando di comprendere il meccanismo
per cui le cellule del donante arrivano all’organo
ricevente e possono differenziarsi appropriatamente in
un determinata cellula. Si presume che circolino
liberamente e penetrino nei vari tessuti in cui esiste
un ambiente adeguato per la transdifferenziazione. Il
cervelletto è un organo molto complesso e i neuroni di
Purkinje sono altrettanto complessi per organizzazione e
funzionalità, perchè hanno bisogno di una serie di
fattori di crescita, sviluppo e stabilizzazione. Perciò
si ritiene che la fusione cellulare spiegherebbe le
scoperte istologiche osservate con microscopio
elettronico, da cui emerge che le nuove cellule
presentano due nuclei e un marcatore supplementare. Il
gruppo del Dott. Álvarez Dolado ha sviluppato un sistema
di rilevazione di fusione cellulare con topi transgenici
BMDC con Cr Recombinasi, e topi R26R Cr reporters con il
gene marcatore. La presenza del marcatore verde nelle
cellule rigenerate sarebbe la prova della loro origine a
partire dal donatore. Il meccanismo in vivo si
tradurrebbe in un trapianto dai topi Cr Recombinasi ai
topi Cr reporters e nella localizzazione in diversi
tessuti “bersaglio” del colore caratteristico del
marcatore. Il nucleo azzurro del donatore e quello
arancio del recettore sono visibili in immagini con
microscopio elettronico, che evidenziano che certi
gruppi di neuroni Purkinje sono cellule generate da
quelle del donante e, cosa più importante, che questi
neuroni sono attivi fisiologicamente in quanto c’é
sinapsi tra di loro. Gruppi di ricercatori hanno già
verificato che degli epatociti funzionali sono in grado
di guarire topi con lesioni epatiche attraverso questa
tecnica di trapianto mediante l’incorporazione di un
nuovo gene nel nucleo donante. Il gruppo del Dott.
Álvarez Dolado sta cercando di applicare questa tecnica
nel sistema nervoso centrale, compito più difficile data
la sua complessità funzionale ed organizzativa. I topi
utilizzati dal suo gruppo (provenienti dal laboratorio
del Prof. Alonso dell’Università di Salamanca) sono
animali atassici (PCD) con evidenti disturbi del
movimento dovuti a mutazione spontanea e vengono
utilizzati come modello negli studi sui trapianti di
midollo osseo. I risultati mostrano che i topi malati
trapiantati migliorano il proprio equilibrio e la
mobilità rispetto ai topi non trattati, sia in studi
dinamici sulla ruota che in dimostrazioni “footprint”.
Pur trattandosi soltando di studi preliminari, questi
risultati rappresentano un notevole incentivo per
perseverare nello studio del meccanismo di
transdifferenziazione, il cui scopo è il ripristino dei
neuroni colpiti nelle malattie atassiche mediante la
loro incorporazione, attraverso fusione cellulare, di
nuclei correttori del donante. Dott. Filip Lim Il Dott.
Filip Lim, del Centro di Biologia Molecolare Severo
Ochoa dell’ Universitá Autonoma di Madrid, ha spiegato
com’é nata l’idea di riunire gli sforzi (laboratorio –
ospedale) lavorando insieme a questo progetto, e poter
così applicare quanto prima i risultati ai pazienti. Ha
poi presentato il suo importante studio sui modelli
neuronali per il laboratorio di ricerca applicabili a
studi farmacologici e clinici. La presentazione si é
concentrata sulla spiegazione delle proprietà dei
neuroni ottenuti dal bulbo olfattivo nello studio delle
atassie. Il bulbo olfattivo si trova nella parte
superiore della cavità nasale, perciò le cellule si
ottengono facilmente con una biopsia non invasiva. I
neuroni ottenuti dal bulbo olfattivo possono essere
neuroni maturi, cellule gliali e cellule progenitrici;
quest’ultime vengono conservate nella placca di Petri,
ma avendo un ciclo di vita breve hanno bisogno di essere
coltivate in vitro. La conservazione biochimica si
realizza mediante l’introduzione di un oncogeno tramite
ingegneria genetica. I neuroni progenitori vengono
coltivati in colture cellulari e successivamente si
elimina l’oncogeno per una loro utilizzazione sicura in
studi farmacologici. Le cellule differenziate neuronali
ottenute sono sottoposte a screening farmacologico
(indagine farmacologica su grande scala), un insieme di
prove di attività che fino ad ora si effettuava su
linfociti e fibroplasti, cellule che non hanno una
relazione diretta con la patologie neurodegenerative. Il
proposito dell’equipe del Dott. Lim é di ottenere linee
neuronali stabili e riproducibili in laboratorio, come
base di studi farmacologici che permettano di scoprire
l’attività di vari composti sulle cellule bersaglio
delle malattie atassiche, ovvero i neuroni. Dott. José
Luis Muñoz Blanco In seguito, il Dott. José Luis Muñoz
Blanco, del Hospital General Universitario Gregorio
Marañón di Madrid, ha presentato la parte clinica dello
studio sulle Atassie, l’applicazione dei modelli
studiati in vitro per ottenere cellule neuronali dallo
screening farmacologico. Ha ringraziato in primo luogo,
per la loro collaborazione tecnica e clinica, gli
otorini Scola-Pliego e Medina, chirurghi dell’ospedale
Gregorio Marañón. L’ottenimento di cellule neuronali
provenienti dal bulbo olfattivo si realizza attraverso
un progetto pilota mirato alle Atassie e servirà anche
per altre patologie neuromuscolari. La tecnica di
estrazione delle cellule del bulbo olfattivo (o biopsia)
si sviluppa in un protocollo che include due gruppi di
donatori: un gruppo di controllo composto da volontari
sani e un gruppo di pazienti affetti da malattia
neurodegenerativa. La zona della biopsia é circoscritta
al setto nasale e si effettua mediante un forcipe in
condizioni anestetiche appropriate per ogni gruppo di
donatori. Il Dott. Muñoz Blanco ha poi presentato un
aggiornamento sugli studi cardiologici e sugli studi
effettuati per l’Atassia con diversi agenti
farmacologici ricorrendo a una scala di classificazione
sintomatologica (ICARS). Tra gli studi presentati
particolare rilievo è stato dato agli antiossidanti
Idebenone e Mitochinone e all’eritropoietina (EPO);
quest’ultima sarà oggetto di un prossima sperimentazione
per verificare gli effetti positivi pubblicati dal
gruppo della Dott.sa Schneider, dell’Università di
Vienna. Seconda parte Riabilitazione e recupero
neurologico Il Dott. José Obeso, direttore del
dipartimento dei disturbi del movimento della Clinica
Universitaria dell’Universitá di Navarra, ha iniziato la
sua relazione manifestando la necessità, per i malati di
Atassia e di altre malattie neurodegenerative, di
lavorare in programmi di riabilitazione specifica che
permettano loro di mantenere uno stato neuromuscolare
sufficiente a minimizzare il deterioramento muscolare,
sopratttutto alla luce delle soluzioni terapeutiche
innovative derivate da tutti gli sforzi investigativi in
corso. Ha descritto i problemi che affliggono un
paziente atassico: 1. Problemi di deambulazione 2.
Problemi di coordinazione ed equilibrio 3. Problemi di
parola Allo stesso tempo, ha riassunto la sintomatología
che interessa alcuni organi (cervelletto e gangli
basali) che deve essere considerata come campanello
d’allarme in relazione al loro effetto diretto sulla
corteccia cerebrale e al talamo o al midollo spinale. Il
cervelletto è l’organo maggiormente interessato dalle
atassie cerebellari e la sua complessità funzionale fa
sì che siano zone o gruppi cellulari diversi ad essere
colpiti in ogni caso o in ogni patologia. I problemi
neuromuscolari tipici delle Atassie si dividono in due
gruppi: 1. Dismetrici (reclutamento muscolare errato) 2.
Disritmici (coordinazione temporale errata) Il Prof.
Obeso ha concluso il suo intervento con un filmato di
pazienti atassici in cui trattamenti chirurgici o
farmacologici hanno potuto risolvere parzialmente gravi
problemi motori. Dott. Enrique Enríquez Il Dott. Enrique
Enríquez della Università de La Laguna (Tenerife) ha
presentato uno studio relativo ai trattamenti di
riabilitazione per malati di Atassia. Ha diviso le
atassie in gruppi, in relazione all’organo implicato
nella malattia: 1. Atassie cerebellari 2. Atassie
Funzionali 3. Atassie Vestibolari Ha esposto il modo in
cui vengono influenzati i processi di feedback nella
coordinazione neuromotoria e come ciò si traduce in una
perdita dell’armonia del movimento, della stabilità
posturale e del controllo motorio. La filosofia della
riabilitazione neuronale é di stimolare il recupero
della funzionalità sensoriale, recuperare l’indipendenza
nei movimenti per quanto possibile e prevenire il
peggioramento della disfunzione. L’equilibrio implica il
corretto funzionamento della vista, della sensibilità
dei piedi e del sistema vestibolare. Il Dott. Enriquez
ha proposto di migliorare l’orientamento spaziale e i
riflessi del sistema vestibolare mediante la
neuro-riabilitazione, attraverso 3 tipi di strategie: 1.
Strategia della caviglia (per movimenti lenti) 2.
Strategia dell’anca (per moviementi bruschi) 3.
Strategia della camminata (per movimenti molto bruschi)
Il recupero delle funzioni del Sistema Nervoso Centrale
passerebbe così dalla riorganizzazione funzionale e
dalla flessibilità.
Fonte: FA_babelFAmily
Paese: Italia
Autore: èz
Argomento: Photos
Date: mercoledì 09 maggio 2007
INFOFATTYSono disponibili on line, nell'album fotografico degli
iscritti a FA_babelFAmily, alcune foto di Anna Bisogno
Coutts con la sua famiglia. Vi ricordo che per accedere
all'album occorre essere iscritti a Yahoo.
http://health.ph.groups.yahoo.com/group/FA_babelFAmily/photos
Fonte: sclerosionline.net
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Gli anticorpi antimielina predicono l’outcome clinico dopo un
primo episodio indicativo di sclerosi multipla
Date: martedì 08 maggio 2007
INFOFATTYGli anticorpi antimielina predicono l’outcome clinico
dopo un primo episodio indicativo di sclerosi multipla
Ricercatori del Dipartimento di Scienze Neurologiche
dell’Università La Sapienza di Roma, hanno valutato il
contributo degli anticorpi antimielina nel predire la
cenversione della sindrome clinicamente isolata a
sclerosi multipla. Hanno preso parte allo stduio 51
pazienti con sindrome clinicamente isolata che
presentavano anomalie alla risonanza magnetica per
immagini (RMI). Questi pazienti sono stati sottoposti a
diagnostica per immagini ogni mese per 6 mesi, e
successivamente nei mesi 12, 18, 24, 36. Durante i 36
mesi di follow-up ( periodo osservazionale ), il 51% (
n=26 ) dei pazienti ha sviluppato una recidiva, cioè con
forma clinicamente definita della sclerosi multipla
secondo i criteri di Poser: il 90,2% ( n=46 ) dei
pazienti si è convertito a sclerosi multipla secondo i
criteri di McDonald. Il 54,9% ( 28/51 ) dei pazienti ha
presentato singola o doppia positività per gli anticorpi
antimielina. Lo stato anticorpale era in grado di
predire in modo significativo la sclerosi multipla
secondo i criteri di Poser ( p = 0.004 ), ma non secondo
i criteri di McDonald. Rispetto ai pazienti negativi per
gli anticorpi, il rischio di sviluppare una recidiva è
stato di 8.9 ( p<0.001 ) per i pazienti positivi per gli
anticorpi anti-proteina basica della mielina ( anti-MBP
) e 1.5 per i pazienti positivi per gli anticorpi
anti-glicoproteina oligodendrocitica della mielina (
anti-MOG ). I pazienti doppiamente positivi ( anti-MBP+
e anti-MOG+ ) presentavano un rischio di recidiva uguale
a 3.4 ( p = 0.031 ). Anche lo stato anticorpale era in
grado di predire il periodo di tempo mediano dalla
sindrome clinicamente isolata alla sclerosi multipla
clinicamente definita, che è stato di 36 mesi nel gruppo
dei pazienti anti-MOG-/anti-MBP-, 33 mesi nel gruppo
anti-MOG+/anti-MBP-, 24 mesi nel gruppo
anti-MOG+/anti-MBP1, e 12 mesi nei pazienti
anti-MOG-/anti-MBP+ ( p = 0.003 ANOVA ). I dati dello
studio hanno mostrato il valore prognostico degli
anticorpi antimielina nei pazienti con sindrome
clinicamente isolata a rischio di sclerosi multipla
clinicamente definita con i pazienti positivi associati
ad un più breve intervallo di tempo al presentarsi della
recidiva, rispetto ai pazienti negativi. ( Xagena2007 )
Tomassini V et al, Mult Scler 2007; Epub ahead of print
Fonte: repubblica.it
Paese: italia
Autore: Amelia
Argomento: Ricerca, pillola abortiva protegge cellule nervose
Date: martedì 08 maggio 2007
INFOFATTY(vecchi notiza) da repubblica.it Ricerca, pillola
abortiva protegge cellule nervose Si potrebbe allora
pensare che si genera proprio per dare continuità al
nostro cervello ... ma se il cervello è immortale perchè
generare ? (è una provocazione ovviamente) Ricerca,
pillola abortiva protegge cellule nervose Quando il caso
ha un ruolo decisivo nelle scoperte mediche: la pillola
RU486, messa a punto con l'obiettivo di provocare
l'interruzione di gravidanza, ha rivelato un effetto
completamente diverso, e positivo, nel combattere la
degenerazione delle cellule celebrali; i ricercatori
hanno verificato (dai primi riscontri sperimentali) che
ne può allungare la sopravvivenza fino a 16 volte. La
scoperta, pubblicata sulla rivista dell'Accademia delle
scienze degli Stati Uniti (Pnas), arriva dai più
prestigiosi centri di ricerca francesi, come l'Istituto
nazionale di sanità (Inserm), il Consiglio nazionale
delle Ricerche (Cnrs) e il College de France. I
ricercatori, guidati da Etienne-Emile Baulieu, hanno
scoperto che la RU486 difende le cellule nervose
utilizzando un meccanismo completamente nuovo e diverso
da meccanismi analoghi finora noti, ad esempio quello
con cui alcune sostanze antiossidanti (come la vitamina
E) proteggono dall'invecchiamento precoce. Comprendere
il modo in cui l'ormone sintetico alla base della RU486
agisce sul cervello, dicono gli esperti, potrà aprire la
strada a nuove cure contro le malattie
neurodegenerative. E' infatti emerso che la molecola
alla base della pillola abortiva, il mifepristone,
sembra allungare notevolmente la vita dei neuroni e
riesce a proteggerli dall'invecchiamento. Il farmaco,
finora utilizzato per contrastare l'ormone della
gravidanza (progesterone), riuscirebbe infatti a
difendere le cellule nervose dalla morte cellulare
programmata (apoptosi) legandosi ai recettori degli
steroidi. Il nuovo meccanismo è stato identificato
grazie agli esperimenti condotti da Abdel Ghoumari su
colture di cellule nervose prelevate dal cervelletto di
topi appena nati e colpiti da una forma di atassia
mortale, simile all'atassia degenerativa ereditaria che
colpisce l'uomo. In condizioni normali, le cellule
nervose dei topi sarebbero andate incontro alla morte
programmata. Il mifepristone è riuscito invece a tenerle
in vita, ma non si è ancora compreso fino in fondo con
quale meccanismo. Quando i ricercatori hanno provato ad
utilizzare su quelle cellule altre sostanze capaci di
legarsi agli steroidi non sono infatti riusciti a
fermare la morte delle cellule, mentre la molecola della
pillola per abortire è riuscita a salvare anche cellule
nervose nelle quali i recettori per gli steroidi erano
stati inattivati. (Red)
Fonte: Molecularlab.it
Paese: Ita
Autore: Paolo Zengarfa
Argomento: Creare neuroni partendo da cellule staminali adulte
Date: lunedì 07 maggio 2007
INFOFATTYCreare neuroni partendo da cellule staminali adulte
Commenta Creare neuroni Buona notizia Un gruppo di
ricercatori dell’Universita’ di Cadice (UCA) ha avviato
un progetto d’eccellenza, finanziato con 166.000 euro da
Consejeria de Innovacion, Ciencia y Impresa, finalizzato
allo studio delle cellule staminali neuronali e delle
condizioni in cui potrebbero essere usate per curare
determinate malattie. Il progetto e’ uno dei tanti che
si stanno realizzando nel mondo con l’obiettivo di
conoscere meglio la biologia delle cellule staminali, ha
spiegato la responsabile della ricerca, Carmen Estrada
Cerquera. Inoltre, gli studiosi studieranno le cellule
staminali neuronali del cervello dei ratti adulti che,
dopo essere state differenziate in laboratorio, saranno
impiantate nella corteccia cerebrale lesionata di ratti
geneticamente identici. Con queste ricerche, gli esperti
sperano di ottenere informazioni utili a stabilire “se
dalle cellule staminali neurologiche possa derivare una
popolazione neuronale adatta ad essere trapiantata nel
cervello di un altro animale”. I risultati
consentirebbero ai ricercatori di capire l’evoluzione
dei trapianti e avere dati utili qualora si dovesse
elaborare una terapia cellulare come parte del
trattamento delle malattie che avanzano con la morte
neurologica. Fonte: Molecularlab.it (03/05/2007)
Fonte: FA_BABELFAMILY list
Paese: Ita
Autore: PZ GPS
Argomento: L'attività fisica protegge il tessuto nervoso
Date: lunedì 07 maggio 2007
INFOFATTYL'attività fisica protegge il tessuto nervoso Alcune
sostanze (IGF-1 e anandamide), la cui produzione è
stimolata dall'attività motoria, attivano la neurogenesi
Lo sport fa bene al cervello. Infatti è ormai dimostrato
che l'esercizio fisico svolge un ruolo protettivo nei
confronti del tessuto nervoso. Soprattutto l'attività
aerobica (correre, camminare, ecc.) ha un'azione del
tutto benefica in quanto migliora le abilità cognitive,
ha un'azione antinvecchiamento cerebrale, migliora i
deficit neurologici e motori causati dal alcune
patologie neurodegenerative come il Parkinson,
l'Alzheimer e la Sclerosi Multipla. Questi effetti
positivi sono dovuti alla stimolazione delle cellule
staminali cerebrali. Già da anni (circa dal 2000) si
conoscono i vari meccanismi con cui l'attività fisica
stimola la neurogenesi. Sono due le sostanze neuroattive
implicate in quest'azione. Si tratta dell'IGF-1 (fattore
insulino-simile di primo tipo) e dell'anandamide e
vengono liberate dai muscoli durante il movimento e
tramite il circolo sanguigno arrivano al cervello. Una
ricerca spagnola, svolta a Madrid presso l'Istituto
Cajal, ha dimostrato che, durante l'esercizio fisico,
l'IGF-1 circolante viene assorbito meglio dal cervello,
a livello del quale stimola la sintesi di BDNF e stimola
l'eliminazione della proteina beta-amiloide (la proteina
che si accumula nei pazienti affetti da Alzheimer). I
livelli di IGF-1 nel sangue rimangono però inalterati
perchè la quantità in eccesso viene assorbita dai
muscoli e dal cervello. Per quanto riguarda la seconda
molecola, l'anandamide, questa si lega al recettore
cannabinoide di primo tipo, lo stesso a cui si lega
anche la marijuana. Dopo giorni di attività, nel sangue
delle persone allenate alla corsa a piedi e in bici, i
livelli della sostanza aumentano. Si tratta di una
sostanza grassa e come tale può passare facilmente dal
sangue periferico al cervello attraverso la barriera
ematoencefalica. Sembra, da recenti studi, che il
sistema endocannabinoide si attivi anche dopo 45 minuti
di cammino a passo svelto. Inoltre questi segnali che
partono dai muscoli e arrivano al cervello, stimolano
anche la produzione del fattore nervoso di derivazione
cerebrale - il BDNF - che attalmente è oggetto di studi
per le sue possibili applicazioni nella terapia dei
danni neurologici causati da ictus o da malattie
degenerative. Le proprietà del BDNF sono molte. In
laboratorio, infatti, è stata dimostrata la sua capacità
di aumentare la sopravvivenza dei neuroni e di
promuovere la crescita dei prolungamenti cellulari dei
neuroni (dendriti e assoni). La somministrazione del
BDNF negli animali protegge l'ippocampo e la corteccia
dai danni prodotti da un'ischemia cerebrale. Inoltre è
stata dimostrata anche la capacità di aumentare la
plasticità cerebrale, cioè aumenta la capacità di creare
nuove connessioni (sinapsi) soprattutto a livello
dell'ippocampo. Infatti negli animali di laboratorio con
deficit del gene deputato alla sintesi di questa
sostanza, si osserva difficoltà di apprendimento e
sinapsi più deboli. Infine il BDNF a sua volta è
stimolato dalla serotonina che, a sua volta, viene
stimolata dall'attività fisica. Esiste quindi una rete
di relazioni tra le sostanze che stimolano le staminali
e proteggono il cervello e questa rete è promossa
dall'attività fisica. Ma anche l'alimentazione ha un
ruolo fondamentale. Recentemente un gruppo di
neurofisiologi giapponesi ha dimostrato con studi
condotti su animali di laboratorio, che un'alimentazione
ricca di DHA (acido docosaesaenoico, omega-3 a catena
lunga) promuove la formazione di nuove cellule nervose
nell'ippocampo. Quest'ultima scoperta è riportata su
Neuroscience. Fonte: Molecularlab.it (03/05/2007)
Fonte: FA_BABELFAMILY list
Paese: Ita
Autore: PZ GPS
Argomento: L'attività fisica protegge il tessuto nervoso
Date: lunedì 07 maggio 2007
INFOFATTYL'attività fisica protegge il tessuto nervoso Alcune
sostanze (IGF-1 e anandamide), la cui produzione è
stimolata dall'attività motoria, attivano la neurogenesi
Lo sport fa bene al cervello. Infatti è ormai dimostrato
che l'esercizio fisico svolge un ruolo protettivo nei
confronti del tessuto nervoso. Soprattutto l'attività
aerobica (correre, camminare, ecc.) ha un'azione del
tutto benefica in quanto migliora le abilità cognitive,
ha un'azione antinvecchiamento cerebrale, migliora i
deficit neurologici e motori causati dal alcune
patologie neurodegenerative come il Parkinson,
l'Alzheimer e la Sclerosi Multipla. Questi effetti
positivi sono dovuti alla stimolazione delle cellule
staminali cerebrali. Già da anni (circa dal 2000) si
conoscono i vari meccanismi con cui l'attività fisica
stimola la neurogenesi. Sono due le sostanze neuroattive
implicate in quest'azione. Si tratta dell'IGF-1 (fattore
insulino-simile di primo tipo) e dell'anandamide e
vengono liberate dai muscoli durante il movimento e
tramite il circolo sanguigno arrivano al cervello. Una
ricerca spagnola, svolta a Madrid presso l'Istituto
Cajal, ha dimostrato che, durante l'esercizio fisico,
l'IGF-1 circolante viene assorbito meglio dal cervello,
a livello del quale stimola la sintesi di BDNF e stimola
l'eliminazione della proteina beta-amiloide (la proteina
che si accumula nei pazienti affetti da Alzheimer). I
livelli di IGF-1 nel sangue rimangono però inalterati
perchè la quantità in eccesso viene assorbita dai
muscoli e dal cervello. Per quanto riguarda la seconda
molecola, l'anandamide, questa si lega al recettore
cannabinoide di primo tipo, lo stesso a cui si lega
anche la marijuana. Dopo giorni di attività, nel sangue
delle persone allenate alla corsa a piedi e in bici, i
livelli della sostanza aumentano. Si tratta di una
sostanza grassa e come tale può passare facilmente dal
sangue periferico al cervello attraverso la barriera
ematoencefalica. Sembra, da recenti studi, che il
sistema endocannabinoide si attivi anche dopo 45 minuti
di cammino a passo svelto. Inoltre questi segnali che
partono dai muscoli e arrivano al cervello, stimolano
anche la produzione del fattore nervoso di derivazione
cerebrale - il BDNF - che attalmente è oggetto di studi
per le sue possibili applicazioni nella terapia dei
danni neurologici causati da ictus o da malattie
degenerative. Le proprietà del BDNF sono molte. In
laboratorio, infatti, è stata dimostrata la sua capacità
di aumentare la sopravvivenza dei neuroni e di
promuovere la crescita dei prolungamenti cellulari dei
neuroni (dendriti e assoni). La somministrazione del
BDNF negli animali protegge l'ippocampo e la corteccia
dai danni prodotti da un'ischemia cerebrale. Inoltre è
stata dimostrata anche la capacità di aumentare la
plasticità cerebrale, cioè aumenta la capacità di creare
nuove connessioni (sinapsi) soprattutto a livello
dell'ippocampo. Infatti negli animali di laboratorio con
deficit del gene deputato alla sintesi di questa
sostanza, si osserva difficoltà di apprendimento e
sinapsi più deboli. Infine il BDNF a sua volta è
stimolato dalla serotonina che, a sua volta, viene
stimolata dall'attività fisica. Esiste quindi una rete
di relazioni tra le sostanze che stimolano le staminali
e proteggono il cervello e questa rete è promossa
dall'attività fisica. Ma anche l'alimentazione ha un
ruolo fondamentale. Recentemente un gruppo di
neurofisiologi giapponesi ha dimostrato con studi
condotti su animali di laboratorio, che un'alimentazione
ricca di DHA (acido docosaesaenoico, omega-3 a catena
lunga) promuove la formazione di nuove cellule nervose
nell'ippocampo. Quest'ultima scoperta è riportata su
Neuroscience. Fonte: Molecularlab.it (03/05/2007)
Fonte: FA_BABELFAMILY list
Paese: Ita
Autore: PZ GPS
Argomento: Video esercizi M.M. in pz FA
Date: lunedì 07 maggio 2007
INFOFATTYVideo: essenziali esercizi posturali con metodo Mezier
consigliati per pazienti affetti da atassia di
Friedreich. -
http://www.youtube.com/watch?v=HAuOl1Uk2yo -
Informazione ricevuta da: AISA (www.atassia.it)
Fonte: caso personale
Paese: Italia
Autore: nicola fiorello
Argomento: astrocitoma piloctico
Date: domenica 06 maggio 2007
INFOFATTYLa prima volta che ho fatto la sgradita conoscenza con
il termine Atassia è stato dopo l’intervento al cervello
che ha subito mia figlia in data 30/03/2004, prima di
allora non avevo mai sentito pronunciare tale termine.
In data 27/03/2004, dopo una visita neurologica per
ripetuti attacchi di vomito e mal di testa, abbiamo
appreso che mia figlia era affetta da grosso tumore al
cervelletto. La ragazza aveva appena 12 anni e dopo il
lungo intervento chirurgico è uscita dalla sala
operatoria sveglia ed in buone condizioni, fino a due o
tre giorni dopo l’intervento. Il successivo esame
istologico ha dimostrato che la massa tumorale era un
Astrocitoma Pilocitico Successivamente, a causa di un
idrocefalo è iniziato uno stato di torpore che poi ha
determinato uno stato di coma, immediatamente e stata
sottoposta ad intervento per drenare il liquido, si
trattava di un intervento di derivazione interna, che
non è stato possibile eseguire poiché i medici hanno
constatato che non vi erano le condizioni per portare a
termine con successo l’intervento e quindi si è optato
per una derivazione esterna, in maniera provvisoria ed
in attesa di effettuare un altro tentativo. Trascorsi
circa quindici giorni, si e tentato nuovamente il primo
intervento di drenaggio interno, ma anche questa volta
le condizioni non favorevoli hanno scoraggiato i medici
che hanno deciso di effettuare un impianto di
derivazione ventricolo peritoneale a sinistra con
valvola Medos dietro l’orecchio. Dopo tale intervento la
ragazza ha iniziato a svegliarsi dallo stato di coma ma
aveva perso tutti i muscoli del corpo la parola la
deglutizione gli occhi erano diventati strabici
insensibile al dolore il collo girato a destra ed il
piede destro rivolto sempre all’esterno destro e
comunque tutta la parte destra del corpo risultava più
compromessa rispetto all’altra, appena in grado di
essere trattata dal punto di vista fisio-kinesi-terapico
abbiamo scoperto l’atassia la ragazza sembrava un
fantoccio di pezza che andava da tutte le parti senza
alcun controllo. Nel mese di maggio mia figlia viene
dimessa e ricoverata presso un centro di riabilitazione
dove viene sottoposta al programma riabilitativo e dopo
circa 5 mesi viene dimessa per questioni di burocrazia
sanitaria ancora sulla sedia a rotelle. Nel corso di
questi anni la ragazza ha recuperato buona parte
dell’equilibrio anche se ancora tende a cadere riesce a
deambulare da sola ma sempre sotto il mio controllo per
evitare cadute disastrose ha raggiunto un grado di
autosufficienza discreto non ha recuperato molto nei
movimenti fini le mani e ed in generale tutti i
movimenti sono ancora molto lenti. Questo in sintesi è
quello che mia figlia ha avuto. Leggendo attentamente le
pubblicazioni ho notato che vi è un solo argomento
correlato alla malattia di mia figlia si tratta dei
movimenti fini mentre la stragrande maggioranza dei casi
descritti spazia prevalentemente sulle malattie
genetiche e sulle atassie di frideric Spero di poter
condividere con persone che hanno avuto la stessa
malattia di mia figlia notizie esperienze e risultati
raggiunti cordiali saluti Nicola fiorello
Nicofiorello@libero.it Reggio Calabria 06/05/2007
Fonte: FAPG + FA_babelFAmily + babelFAmily-Italia
Paese: Canada
Autore: Gian Piero
Argomento: Testimonianze AF: la risposta di Karen ad Anna Bisogno Coutts
Date: domenica 06 maggio 2007
INFOFATTY----- Original Message ----- From: Gian Piero Sommaruga
(casa) To: babelFAmily-Italia Sent: Sunday, May 06, 2007
3:57 PM Subject: [babelFAmily-Italia] la risposta di
Karen ad Anna Bisogno Coutts ----- Messaggio originale
----- Da: Karen A: FAPG ; Anna Bisogno Coutts Inviato:
sabato, 5 maggio 2007 15:52 Oggetto: Re: [FAPG] Grande
cambiamento in Virginia Traduzione: Gian Piero Sommaruga
I miei saluti ad Anna e al gruppo. Sono felice di
sentire che Virginia si sente più forte! Continua a
farle fare del movimento e esercizio fisico tutti i
giorni! Il Dott. Tarnopolsky ha prescritto la creatina
per mia figlia 2 anni fa....1/2 cucchiaio da the due
volte al giorno. Ha detto che avrebbe preso un po’ di
peso, ma a livello muscolare. Mia figlia stava già
usando a tempo pieno una carrozzina elettrica per cui
non posso dirvi quanto la creatina avrebbe potuto
incidere sulla sua capacità di camminare. Si sposta
(sulla carrozzina) ancora in maniera indipendente e 3-4
volte la settimana utilizza una bicicletta reclinata per
esercitarsi....percorrendo 5-10 chilometri ogni volta.
La distanza è aumentata rispetto a quella iniziale di
1-2 chilometri. Le sue gambe hanno un aspetto più
muscoloso. Abbiamo comprato anche una struttura per fare
esercizi stando in piedi, che lei usa nei giorni in cui
non si esercita con la sua bicicletta reclinata.
Allenarsi lo stesso giorno con entrambi questi strumenti
(bicicletta reclinata e struttura verticale, ndt) rende
le sue gambe troppo vacillanti per gli spostamenti. La
fisioterapia le ha permesso di allungare un po’ quelle
cose elastiche che si stirano, di cui ora mi sfugge il
termine (qui Karen si riferisce ai tendini, ndt.), e fa
molto stretching per la parte superiore del corpo.
Prende 1150 IU di vitamina E che si trovano nelle
compresse di coenzima Q10. Il dietologo le ha
raccomandato un complesso vitaminico solo a base di
vitamine del gruppo B, così ne prende due al giorno, di
quelle sotto forma di gomma masticabile per
bambini...molto più facile che cercare di ingoiare delle
pillole. L’8 di maggio abbiamo appuntamento con il Dott.
Tarnopolsky e il Dott. Gordon, il cardiologo. Spero che
il Dott. Tarnopolsky prescriva a nostra figlia
l’Idebenone e che sia a carico della mutua. Nostra
figlia parla ancora molto chiaramente, soltanto in
maniera leggermente male articolata la sera quando è
molto stanca. La cosa migliore è che ha appena terminato
il suo secondo anno di università e ha già scelto quali
esami fare il prossimo anno. E’ sempre molto ottimista e
desidera che la sua istruzione le torni utile per quando
sarà disponibile qualche terapia. Karen mamma di Kim (21
anni, AF)
Fonte: FAPG + FA_babelFAmily + babelFAmily Italia
Paese: Canada
Autore: Gian Piero
Argomento: Testimonianza di Anna Bisogno Coutts
Date: sabato 05 maggio 2007
INFOFATTY----- Messaggio originale ----- Da: Anna Bisogno Coutts
A: FAPG Inviato: sabato, 5 maggio 2007 7:03 AM Oggetto:
[FAPG] grande cambiamento in Virginia Saluti a tutti
voi, desidero soltanto informarvi che in questi quattro
giorni in cui Virginia ha iniziato a prendere la
creatina sia io che lei abbiamo notato un’enorme
differenza (naturalmente abbiamo anche aggiunto 400 IU
di vitamina E e il multivitaminico). Spero che non si
tratti di un effetto placebo, ma che sia dovuto al fatto
che il suo cervello la fa camminare meglio. Virginia ora
è più forte e non si sente più così stanca. Mi auguro
che questo miglioramento sia merito di questa
associazione di creatina/Idebenone/Vitamina E e
multivitaminico e non sia attribuibile a un effetto
psicologico (Anna scrive fisiologico, ndt). Virginia è
così entusiasta, continua a dire "Guarda mamma, riesco a
camminare meglio, riesco quasi a correre." Questa sera,
anzichè usare il suo deambulatore, vi ha fatto sedere
dentro la sua sorellina e l’ha spinta in giro per la
casa. Spero davvero che questo miglioramento duri nel
tempo; le è già stato di grande aiuto a livello morale.
Forse qualcun altro di voi che ha iniziato a
somministrare la creatina ai propri figli può scrivermi
e farmi sapere se gli è successa la stessa cosa. Anna
Fonte: E-mail AISA
Paese: Ita
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Testimonianze
Date: venerdì 04 maggio 2007
INFOFATTYlettera inoltrata da Federica Torin - SCRIVETE QUELLO
CHE DESIDERATE FEDERICA TORIN Carissima Federica (e
mamma), Innanzitutto Vi chiedo come state, e mi scuso
per non averVi augurato Buona Pasqua, ma sono caduto sul
pianerottolo di casa proprio alla vigilia, procurandomi
una distorsione che mi ha bloccato per una settimana,
impedendomi così la cura delle relazioni esterne.
Sottopongo alla Vostra attenzione un fatto che mi ha
interessato personalmente ma che può interessare il
pubblico. Come sapete, ho 40 anni e sono soggetto ad una
malattia genetica dal nome di atassia spinocerebellare
(SCA 1). Si tratta di una patologia, attualmente
incurabile, che compromette gravemente l'equilibrio e i
movimenti fini. Ci sono aiuti farmacologici per i
sintomi, quali le vertigini e i giramenti di testa. I
movimenti fini vengono rieducati in centri specializzati
con cicli di fisioterapia. Tra il gennaio e febbraio
scorsi sono stato ricoverato per la terza volta, dopo 4
mesi di attesa, presso l'Ospedale "Villa Rosa" di
Pergine Valsugana (TN), per un ciclo di fisioterapia.
Tale ciclo rieducativo è stato però compromesso da una
gastroenterite virale, che mi ha costretto a letto per
ben 9 giorni, sui 17 totali di degenza. Tale fatto non è
stato tenuto per niente in considerazione, perché "ero
già nella condizione di concludere dopo un disturbo
passeggero". Il virus mi ha fortemente debilitato. Ora i
giramenti di testa sono aumentati, e ho la sensazione di
cadere anche all'interno, pur con sostegno. Sarebbe
quindi opportuno un ciclo rieducativo ex-novo, e non un
mero recupero dei giorni di malattia. La mia patologia è
ritenuta di poco conto. A titolo di esempio, basti
vedere quanto capitatomi. Sono, tra l'altro, un soggetto
asmatico. Un giorno, in sala da pranzo, avevo una crisi
respiratoria, facevo fatica a respirare. "Cos'è questa
tosse? Fatti vedere", mi ha detto un'assistente. Appena
rientrato in camera, ho chiamato gli infermieri con
l'apposito pulsante. Tutto seccato, l'operatore
sanitario di turno ha esclamato: "Finiscila di rompere
le scatole. Sappiamo la tua situazione. Pazienta un po',
vedrai che la tosse ti passa". Subito dopo sono andato
in bagno, e nel corridoio ho assistito ad un fatto che
mi ha non poco sorpreso: lo stesso operatore sanitario
seccatosi per la mia chiamata, un infermiere e una donna
anziana infilavano un maglione ad un ultranovantenne
infermo in carrozzina! L' episodio di tosse è stato
superato con un mucolitico somministratomi dagli
infermieri del turno successivo. Al rientro da "Villa
Rosa", su consiglio di un amico, ho preso contatti con
l'Ospedale di Ala (TN) per la rieducazione. Il medico
che mi ha visitato a Marzo, mi ha riferito che ci sono
casi più urgenti del mio e devo pazientare un po'. La
pazienza significa un'attesa minima di due mesi. Il
tragitto Rovereto - Ala è anche faticoso, perché in
regime di day hospital significa quasi un'ora di
macchina al giorno. La rieducazione è però un fatto
imprescindibile, poiché gli infortuni sono divenuti,
purtroppo, assai frequenti, da ultimo il trauma
distorsivo alla gamba di cui Vi ho parlato, che mi ha
bloccato una settimana. Alla luce di tutto ciò, sono
"fermo" da più di un anno. Per la fisioterapia sono
dunque costretto a rivolgermi ad un professionista
privato, certamente più costoso, ma maggiormente
rispondente alle mie esigenze di ammalato di serie C. E'
infatti ritenuta di poco conto la condanna a non poter
camminare ricevuta a meno di 40 anni, rispetto ad un
ictus che arriva a 100 anni! Il terapista privato da me
interpellato ha anche detto una cosa esatta. Per il mio
fisico è molto meglio fare 1 ora di esercizi due volte
in settimana in continuo, piuttosto che un mordi e fuggi
di 2 ore al giorno per 2 settimane in un anno. Questo
non vuole essere per niente un atto di accusa, ma solo
una testimonianza su quanto accadutomi. Vedete Voi se e
come è il caso di pubblicizzare la cosa. Un caro saluto
R.T. - Rovereto (TN)
Fonte: ASCA
Paese: ITA
Autore: PZ
Argomento: Speranza Guarigione Per Bambini Affetti Da Sindrome Omenn
Date: venerdì 04 maggio 2007
INFOFATTYSalute: Cnr, Speranza Guarigione Per Bambini Affetti Da
Sindrome Omenn ASCA - (ASCA) - Roma, 2 mag - Per i
bambini affetti dalla Sindrome di Omenn c'e' una
speranza di guarigione in piu', grazie al modello
animale della malattia realizzato, mediante tecniche di
ingegneria genetica, nei laboratori del Reparto Genoma
Umano dell'Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del
Consiglio nazionale delle ricerche di Milano. Il
risultato e' l'ultimo prodotto del Progetto Genoma Umano
che, dopo aver stabilito la sequenza di tutto il Dna
dell'uomo, si dedica ora alla comprensione del suo
funzionamento. Finanziata dal Progetto Nobel della
Fondazione Cariplo e dal Comitato Telethon e condotta in
collaborazione con altri enti di ricerca, tra cui
l'universita' di Brescia, il Telethon Institute of Gene
Therapy del San Raffaele di Milano e l'Istituto di
Ricerca Biomedica di Bellinzona (Svizzera), la ricerca
apre nuove prospettive nella comprensione di questa
patologia. ''La sindrome di Omenn (SO)'', spiega Anna
Villa, la ricercatrice dell'Itb-Cnr che ha diretto lo
studio, ''e' una immunodeficienza grave e appartiene al
gruppo delle SCID (Severe combined immunodeficiencies),
un insieme di patologie che hanno in comune un difettoso
funzionamento dei linfociti B e T. Si tratta di due
classi di cellule fondamentali perche' sovrintendono
alla risposta immunitaria che permette all'organismo di
riconoscere i patogeni che hanno precedentemente
infettato l'organismo, eliminandoli rapidamente e
consentendo cosi' all'individuo di far fronte a tutti
gli attacchi provenienti dall'ambiente esterno. La
maturazione di queste cellule e' legata al buon
funzionamento di numerosi geni, tra cui i geni RAG1 e
RAG2, che sono alterati nella Sindrome di Omenn. Per
ricreare nel topo lo stesso difetto genetico presente
nei pazienti affetti da questa patologia ci siamo
avvalsi di tecnologie di ricombinazione genetica. Avere
a disposizione un modello animale ci consentira' di
capire come nasce il difetto immunologico alla base
della SO e di testare nuove terapie''. Descritta per la
prima volta nel 1965 da G.S. Omenn, la SO si manifesta
nei primi mesi di vita come un'immunodeficienza
classica: il neonato e' colpito da numerose infezioni,
presenta disidratazione, malnutrizione e diarrea che ne
ritardano la crescita, come avviene in tutte le SCID. A
questi sintomi si accompagnano pero' anche fenomeni di
autoimmunita': ingrossamento di fegato e milza
(epatosplenomegalia), ingrossamento dei linfonodi
(linfoadenopatia) ed eczema cutaneo. La malattia non
trattata porta a morte certa nei primi anni di vita e
l'unico intervento possibile e' il trapianto di midollo
con cellule di donatori istocompatibili, trapianto che
deve essere effettuato precocemente, possibilmente prima
della comparsa delle complicanze di tipo autoimmune. E'
facile comprendere quindi l'importanza del modello
animale realizzato dall'Itb-Cnr, in grado senz'altro di
chiarire la patogenesi dei sintomi autoimmuni e di
comprendere come si stabiliscano.
Fonte: FA_babelFAmily e babelFAmily-Italia
Paese: Italia
Autore: paolo zengara
Argomento: FA_babelFAmily e babelFAmily-Italia
Date: venerdì 04 maggio 2007
INFOFATTYIl seguente messaggio è stato tradotto e viene inviato
a FA_babelFAmily e babelFAmily-Italia con il permesso
scritto di Anna Bisogno Coutts (che è anche membro del
nostro gruppo). Sua figlia Virginia ha 10 anni. -----
Messaggio originale ----- Da: "Anna & David Coutts" A:
FAPG Inviato: martedì, 1° maggio 2007 4:28 AM Oggetto:
[FAPG] Importante appuntamento neurologico e
informazioni per chi può essere interessato Traduzione:
Gian Piero Sommaruga I miei saluti a tutto il gruppo.
Oggi abbiamo avuto una delle migliori e più istruttive
visite mediche dai tempi della diagnosi di Virginia. Il
neurologo, il Dott.Tarnopolsky (http://www.mcmaster.ca:80/ua/alumni/gallery/TARN.htm
che fa anche parte di un gruppo di ricerca, era
particolarmente informato sulle malattie mitocondriali e
sull’AF, così come sull’atassia in generale. E’ il
neurologo che si è battuto per noi canadesi affinchè
l’Idebenone fosse a carico dello Stato. A conferma di
questo, ieri ho ricevuto una telefonata in cui mi si
diceva che la prescrizione di Virginia ora è coperta da
una speciale convenzione per le malattie genetiche, per
cui ora l’Idebenone non ci costa più nulla. Il neurologo
ci ha consigliato per Virginia un dosaggio di 40mg di
Idebenone per chilo corporeo al giorno. Nonostante al
momento sembri che il maggior beneficio sia a livello
cardiaco, lui ritiene che prenderlo per un periodo
prolungato di tempo possa risultare efficace anche per
l’atassia. Ci ha anche parlato di uno studio effettuato
per valutare l’effetto della creatina nella distrofia
muscolare, i cui risultati sono stati molto buoni.
Nessun effetto collaterale, a parte il caso di un
paziente che ha accusato seri disturbi a livello di
stomaco (nausea e vomito, ndt). In questi pazienti si è
avuto un aumento di energia e di forza nei muscoli. Il
Dott.Tarnopolsky ha cercato di avviare lo stesso studio
per l’AF ma non è riuscito a reclutare un numero
sufficiente di pazienti perchè stavano già prendendo
tutti l’Idebeneone. Sta già prescrivendo la creatina
anche a tutti i suoi pazienti con AF perchè si è visto
che non dà effetti collaterali, rende più energici e in
parte aiuta a ricostruire la massa muscolare. Nel Nord
America ci sono solo due compagnie che vendono la
creatina a varie piccole ditte che la confezionano e la
vendono sotto diversi marchi. Queste due compagnie sono
serie e anche riconosciute dalla FDA. Quindi non ha
importanza da chi comprare, ma è importante comprare la
creatina “pura”, senza zuccheri additivi. Dose - 1/4 di
cucchiaino da the due volte al giorno. Ci ha consigliato
di dargliene con del succo di mela o un budino. Ci ha
detto di farle prendere 200IU di vitamina E due volte al
giorno e un multivitaminico senza ferro al giorno. Gli
abbiamo espresso le nostre preoccupazioni in merito alle
notizie che riguardano l’eccesso di vitamina E etc..
Attraverso una lunga spiegazione in termini medici, che
non riesco a ricordare, ci ha spiegato che
nell’organismo non è possibile che si accumuli vitamina
E in eccesso, ma che comunque, nel caso dei nostri
bambini, la vitamina E fa benissimo. Ci ha anche detto
che gli antiossidanti sono importantissimi per i nostri
bambini e per chiunque abbia problemi di ossidazione
cellulare. Ci ha anche parlato di un composto scoperto
nella buccia dell’uva, che è in corso di studio e che si
è rivelato un fortissimo antiossidante; per cui penso
che l’uva sia un buon frutto da aggiungere alla dieta
(probabilmente questo è il motivo per cui il vino è
considerato salutare). E’ stato molto chiaro. Ci ha
detto di credere che ormai si è vicinissimi alla
scoperta di terapie, come tutti noi speriamo e vogliamo
credere. Ha consigliato di far fare a Virginia esercizio
fisico tutti i giorni, stretching per i tendini, 5
minuti di bicicletta reclinata, stretching per la
schiena contro la scoliosi. Ci ha dato un piccolo elenco
di esercizi da farle fare. Penso che sia uno dei
migliori dottori che abbiamo incontrato fino ad ora e
che sia davvero valsa la pena di fare due ore di viaggio
in auto. Spero che quanto vi ho scritto possa esservi di
aiuto. Torneremo da lui tra due mesi per una visita di
controllo e mi presenterò con una lista di domande sulla
dieta, che per l'appuntamento di oggi non ho fatto in
tempo a preparare. Anna
Fonte: Nature on line
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Ecco perché la malattia di Huntington si manifesta tardi
Date: mercoledì 02 maggio 2007
INFOFATTYIn anteprima su Nature on line Ecco perché la malattia
di Huntington si manifesta tardi Scoperta la ragione per
cui, a differenza di quanto accade in altre malattie
ereditarie, i suoi sintomi iniziano a manifestarsi nella
mezza età - Una scoperta sul modo in cui le cellule
riparano i danni subiti dal DNA getta luce sui
meccanismi di insorgenza della malattia di Huntington e
inizia ad aprire la strada allo studio di possibili
strategie per rallentare la progressione della malattia.
La ricerca, coordinata da Cynthia T. McMurray della Mayo
Clinic a Rochester, Minnesota, per conto dei National
Institutes of Health (NIH), è pubblicata oggi on line in
anteprima sul sito della rivista Nature. A differenza
della maggioranza delle altre malattie ereditarie, i
sintomi della malattia di Huntington non si manifestano
fino alla mezza età, una caratteristica che ha portato
gli scienziati a interrogarsi su che cosa inneschi lo
sviluppo della patologia e se sia possibile arrestarla o
quanto meno rallentarne il decorso. Da precedenti
ricerche già si sapeva che le persone sofferenti di
questa malattia possiedono un gene per la proteina
huntingtina che è dotato di un segmento addizionale, in
cui vi è una particolare sequenza di subunità ripetute.
Se questo segmento è troppo ampio, il gene produce una
proteina anomala che ha un effetto distruttivo sul
cervello. Lo studio diretto da McMurray mostra che il
segmento addizionale cresce quando le cellule cercano di
rimuovere eventuali lesioni ossidative. Queste lesioni
sono presenti anche nelle persone che non sono colpite
dall'Huntington, ma dato che il loro gene per la
huntingtina non possiede il segmento addizionale
anomalo, non tende a espandersi. Lo studio è stato
condotto su topi ingegnerizzati in modo da essere
portatori della versione anomala del gene per la
huntingtina. Per controllare il ruolo delle lesioni
ossidative sull'espansione del segmento extra di DNA, i
ricercatori hanno poi inattivato l'enzima OGG1, un
enzima chiave nella riparazione delle lesioni ossidative
del DNA, scoprendo che effettivamente nei topi così
trattati la crescita del segmento addizionale o si è
fermata o, comunque, è rallentata rispetto a quanto
accade nei topi con la versione funzionale di OGG1. (gg)
(24 aprile 2007)
Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Un_microRNA_regola_il_sistema_immunitario/1300985
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Un microRNA regola il sistema immunitario
Date: mercoledì 02 maggio 2007
INFOFATTYUno studio su "Science" Un microRNA regola il sistema
immunitario Il suo silenziamento induce negli animali da
laboratorio i sintomi di malattie autoimmuni e li rende
meno resistenti alle infezioni batteriche Nella
regolazione della risposta immunitaria sembrano avere un
ruolo di primo piano alcuni microRNA: è quanto risulta
da una ricerca condotta da biologi del Wellcome Trust
Sanger Institute, che ne danno notizia in un articolo
sull'ultimo numero di Science. I microRNA sono copie di
piccole sequenze di DNA, ma non codificano per proteine;
piuttosto, svolgono una funzione di regolazione
nell'espressione di diversi geni, oltre ad assolvere
spesso il compito di indurre la distruzione di filamenti
di RNA messaggero che trasportano informazioni relative
alla costruzione di proteine, o di bloccarne l'attività.
I ricercatori hanno creato una linea di topi knockout
nei quali la versione normale del gene di uno specifico
microRNA, chiamato miR-155, noto per essere attivo nei
linfociti B, era sostituita una versione inattiva. Nel
tempo questi topi, oltre a sviluppare sintomi simili a
quelli caratteristici di patologie autoimmuni umane, si
sono dimostrati meno resistenti del normale a infezioni
batteriche come quella da salmonella. Per quanto il
silenziamento del gene miR-155 non influisca sulla
normale crescita e maturazione di linfociti T, linfociti
B e cellule dendritiche, la loro funzionalità è apparsa
ridotta e in parte deviata a danno dei tessuti
polmonari. "Per quanto molto numerosi, mai prima d'ora
geni di questa classe erano stati silenziati nel topo,
il miglior modello disponibile delle malattie dell'uomo.
Semplicemente non sapevamo che effetti avrebbe avuto
l'eliminazione di questi geni nel topo: precedenti
esperimenti condotti sul verme C. elegans sembravano
indicare che la maggior parte dei microRNA non fosse
essenziale. I nostri risultati sono drammaticamente
diversi", ha osservato Antony Rodriguez, che ha
coordinato lo studio. "Aver mostrato che il
silenziamento di un microRNA ha effetti così drammatici
- ha concluso Allan Bradley, coautore della ricerca -
apre nuove porte alla comprensione di questa nuova
classe di regolatori genetici, con importanti
ripercussioni per la salute umana." (gg) *** (27 aprile
2007
Fonte: fa_babalfamily list
Paese: Italia
Autore: Paol Zengara
Argomento: Scienziato cubano scopre le proprietà curative della corteccia
dell’albero del mango
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTYArticolo pubblicato il 19 aprile 2007 su Caribbean Net
News Scienziato cubano scopre le proprietà curative
della corteccia dell’albero del mango HAVANA, Cuba
(ACN): Gilberto Pardo Andreu, uno scienziato cubano con
dottorato in farmacologia, ha scoperto che Vimang, un
farmaco ottenuto dalla corteccia degli alberi del mango,
protegge le cellule dell’organismo dai danni causati da
accumulo di ferro. Secondo il Dott. Pardo, l’eccesso di
ferro causa ossidazione dei lipidi nei mitocondri (dove
l’energia viene prodotta nelle cellule). Questa scoperta
è di interesse per malattie che possono essere alleviate
o guarite attraverso l’utilizzo della mangiferina, uno
dei principali elementi di Vimang, che protegge i
mitocondri da questo danno. Lo scienziato cubano ha
riscontrato che sia Vimang che l’estratto di mangiferina
sono efficaci a livello terapeutico per molte patologie
quali l’emocromatosi, la talassemia, l’atassia di
Friedreich e alcune forme di anemia in cui l’eccesso di
ferro è causato da frequenti trasfusioni. Di questa
nuova scoperta scientifica potranno anche beneficiare
pazienti affetti da cancro, disturbi infiammatori,
malattie cardiache ed altre patologie legate ad un
eccesso di ferro nell’organismo. Questo studio si è
avvalso della collaborazione delle università di
Camaguey, Cuba orientale, e di San Paolo, in Brasile, ha
affermato Pardo. Sperimentazioni precliniche sono state
effettuate sul fegato di animali per dimostrare
l’interazione della mangiferina con il ferro nelle
cellule. In seguito sono stati portati a termine degli
studi clinici su pazienti colpiti da alcune malattie
associate ad accumulo di ferro nell’organismo - ha
spiegato Pardo. Lo scienziato cubano ha anche
sottolineato che i molti farmaci già disponibili per
combattere l’eccesso di ferro sono estremamente costosi
e non sono efficaci se somministrati oralmente. Devono
essere somministrati con iniezioni sottocutanee
mediamente ogni dieci ore, sei giorni alla settimana.
L’associazione cubana di farmacologia ha conferito un
premio per questo studio al Dott. Pardo Andreu, nella
categoria “farmacologia preclinica”.
Fonte: fa_babelfamily list
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Michael fondatore di euro-aaxia ci ha lascviato
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY
Michael Morgan Michael Morgan, affetto da AF, aveva cinquant’anni. E’ stato uno
dei membri fondatori di Euro-Ataxia e il primo editore della newsletter di
Euro-Ataxia dal 1991 al 2002. Recentemente era tornato a ricoprire questo
incarico, sostituendo Daniela Iser. Il 28 aprile scorso, attraverso una
e-mail di Mary Kearney, segretaria di Euro-Ataxia, è giunta la notizia della
sua scomparsa. Mary scriveva: Cari tutti, Brendan, la persona che si
prendeva cura di Michael Morgan, mi ha comunicato da poco questa tristissima
notizia. Michael si stava occupando della nostra prossima newsletter e mi
aveva chiesto di mandargli altri articoli. Brendan mi ha pregato di inviarvi
questo suo messaggio: “Amici, mi spiace dovervi informare che Michael è
morto improvvisamente la scorsa notta per un attacco di cuore. Quando è
mancato ero con lui e non ha sofferto. Come sapete è stato un autentico
veterano che ha toccato e cambiato la vita di molte persone. Brendan Ho
scritto a Brendan da parte vostra chiedendo maggiori dettagli sui funerali.
Penso che sarebbe opportuno inviare un messaggio alla sua famiglia. Mary
Kearney Oggi, attraverso una e-mail giunta da Barbara Flynn,
dell’associazione irlandese FASI, è arrivata la seguente notizia: Salve a
tutti, vi informo che il funerale di Michael Morgan si terrà oggi a
mezzogiorno a Belfast, in Glen Road, presso la cappella di Santa Teresa. La
veglia ha luogo presso la sua abitazione di Belfast, 2 Glenhill Park.
Cordiali saluti, Barbara Flynn Friedreichs Ataxia Society Ireland Non ho
avuto il piacere di conoscere personalmente Michael Morgan, ma mi unisco al
dolore della sua famiglia, di Euro-Ataxia e di tante altre persone per la
tristissima perdita di colui che, certamente, sarebbe stato anche per me un
caro amico. Gian Piero
Fonte: AGI
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: SCLEROSI MULTIPLA: SCOPERTA "SPIA" DELLE CELLULE IMPAZZITE
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY26 Apr 2007 12:40 AGI RSA 0008 SCLEROSI MULTIPLA:
SCOPERTA "SPIA" DELLE CELLULE IMPAZZITE (AGI) - Roma -
Uno studio italo-tedesco ha identificato una proteina
che permette il riconoscimento delle cellule che
controllano le reazioni autoimmuni, reazioni che sono
alla base di malattie quali la sclerosi multipla. Per la
prima volta e' stato possibile individuare un
"marcatore" di tali cellule, dette cellule T
regolatorie, fondamentali per il corretto funzionamento
del sistema immunitario. Lo studio ha anche accertato
che nei pazienti affetti da sclerosi multipla le cellule
regolatorie sono difettose perche' e' assente del tutto
o in gran parte tale proteina, denominata CD39. Il
risultato e' frutto di una collaborazione tra la
Fondazione Santa Lucia di Roma e il Max Delbrück Center
di Berlino. La ricerca, che avuto il sostegno della FISM
(Fondazione Italiana Sclerosi Multipla) e' stata
coordinata dalla dottoressa Giovanna Borsellino,
responsabile dell'Unita' di Citofluorimetria della
Fondazione Santa Lucia e sara' pubblicata sulla rivista
internazionale "Blood". Negli ultimi anni la ricerca
scientifica internazionale ha dedicato enormi sforzi
allo studio delle cellule T regolatorie, incaricate di
"spegnere" la risposta immunitaria quando essa non e'
piu' necessaria alla difesa dell'organismo. Cio'
avviene, ad esempio, quando l'infezione provocata da un
determinato agente patogeno e' stata debellata. Non
avviene invece in malattie come la sclerosi multipla, in
cui le cellule del sistema immunitario finiscono con
l'aggredire il tessuto del sistema nervoso centrale che
dovrebbero proteggere. Nonostante le molteplici
ricerche, il funzionamento delle cellule regolatorie non
e' ancora stato chiarito e fino ad oggi non erano stati
trovati dei marcatori attraverso cui identificarle con
precisione. Ora l'equipe italo-tedesca ha finalmente
individuato nella proteina CD39 un marcatore in grado di
contraddistinguere le cellule T regolatorie e di
chiarire in parte la loro funzione. La CD39 svolge il
ruolo di enzima che riduce la concentrazione di ATP
(adenosintrifosfato), molecola normalmente contenuta
all'interno delle cellule e la cui presenza
nell'ambiente extracellulare funge da allarme che
allerta ed attiva il sistema immunitario. Nei pazienti
affetti da sclerosi multipla l'assenza o la diminuzione
di CD39 provoca la persistenza dell'ATP nell'ambiente
extracellulare che, interagendo con i suoi recettori,
mantiene uno stato elevato di attivazione del sistema
immunitario, il quale puo' cosi' finire fuori controllo.
Ora, i risultati dello studio aprono nuove prospettive
terapeutiche per i pazienti affetti da malattie
autoimmuni, con il ricorso a farmaci in grado di
interferire con i recettori dell'ATP o di accelerarne il
metabolismo, offrendo quindi un'alternativa alle
complesse procedure di terapia cellulare - il trapianto
di cellule regolatorie - attualmente proposte.(AGI)
Fonte: AGI
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: NANOTECNOLOGIE EFFICACI PER LESIONI SPINA DORSALE
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY23 Apr 2007 16:01 AGI RSA 0019 NANOTECNOLOGIE EFFICACI
PER LESIONI SPINA DORSALE (AGI) - Washington - Arrivano
dalle nanotecnologie nuove speranze per i danni alla
spina dorsale, il Parkinson e altre malattie attualmente
incurabili. Samuel Stupp, direttore dell'Institute of
BioNanotechnology in Medicine alla Northwestern
University (Stati Uniti), ha presentato i suoi risultati
e i suoi progetti al Project on Emerging
Nanotechnologies. Coniugando le nanotecnologie alla
biologia, Stupp ha portato avanti tecniche che possono
aiutare il corpo a riparare o rigenerare le proprie
cellule danneggiate. Stupp ha dimostrato che i topi
paralizzati per danni alla spina dorsale hanno
recuperato la capacita' di muoversi dopo un'iniezione di
nanomateriali progettati appositamente. 'Le nanofibre,
migliaia di volte piu' sottili di un capello, sono la
chiave non solo per prevenire i danni alla spina
dorsale, ma anche per stimolare il corpo a rigenerare le
cellule perse o danneggiate', ha spiegato Stupp. Stupp e
i suoi collaboratori hanno progettato molecole con la
capacita' di autoassemblarsi in nanofibre una volta
iniettate nel corpo con una siringa. Quando si formano
le nanofibre possono essere immobilizzate in un'area
dove c'e' la necessita' di attivare alcuni processi
biologici, per esempio rigenerando le cellule
necessarie. La stessa tecnica puo' essere usata per
malattie come il Parkinson e l'Alzheimer, in cui le
cellule del cervello smettono di funzionare
correttamente. Le nanostrutture sviluppate da Stupp si
sono infatti dimostrate efficaci anche per i topi con
l'Alzheimer. Inoltre, Stupp ha dimostrato la capacita'
delle nanostrutture di recuperare le funzione del cuore
dopo un infarto. 'Questa ricerca ci permette di dare uno
sguardo sui futuri scenari delle nanotecnologie. Lavori
di questo tipo ci aiutano a guardare oltre le
nanotecnologie di prima generazione, e a puntare su
quelle che possono contribuire a guarire le persone dal
Parkison, dalle malattie cardiache e anche dal cancro',
ha commentato David Rejeski, direttore del Project on
Emerging Nanotechnologies.
Fonte: AGI
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: ALZHEIMER: DIAGNOSI PRECOCE PER INTERVENTO TEMPESTIVO
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY19 Apr 2007 13:44 AGI RSA 0015 ALZHEIMER: DIAGNOSI
PRECOCE PER INTERVENTO TEMPESTIVO (AGI) - Milano -
Diagnosi precoce della malattia di Alzheimer per un
intervento terapeutico tempestivo e uso elevato di dosi
dei farmaci. Sono i principali risultati dell'indagine
Innovation Through Delphi for the evaluation of
Alzheimer disease (IDEA), dal Gruppo di ricerca
geriatrica in collaborazione con Novartis, leader
nell'area delle neuroscienze da piu' di 50 anni. Lo
studio ha raccolto l'opinione di esperti italiani sugli
aspetti piu' dibattuti della gestione della malattia di
Alzheimer, che oggi colpisce nel nostro Paese oltre
500mila persone con 80mila nuovi casi all'anno. Tra gli
esperti, secondo lo studio, vi e' stato un consenso
molto elevato relativo alla necessita' di iniziare
precocemente il trattamento, nelle fasi iniziali della
malattia, sottolineando la necessita' di una diagnosi il
piu' tempestiva possibile e cercando di utilizzare le
dosi piu' elevate di farmaci. Inoltre, si e' osservato
che il rallentamento dell'evoluzione ottenuto nelle fasi
iniziali ha un impatto superiore sulla qualita' di vita
del paziente e quindi anche della famiglia. Nonostante
cio', ha spiegato il professor Marco Trabucchi,
direttore scientifico Gruppo di ricerca
geriatrica-Brescia, Universita' di Roma Tor Vergata, "il
30% dei pazienti con Alzheimer rimane senza diagnosi. A
tale proposito, un ruolo importante di sensibilizzazione
e informazione spetterebbe al medico di famiglia, molto
spesso il primo interlocutore nei casi di malattia". Gli
esperti, inoltre, ritengono che circa il 30% dei
pazienti trattati con inibitori delle colinesterasi
migliorano le prestazioni cognitive dopo 6 mesi di
trattamento e che oltre il 40% presenta una
stabilizzazione. Circa il 20% migliora e quasi il 50%
presenta una stabilizzazione dello stato funzionale.
Dallo Studio Idea emerge un forte consenso nel
considerare fondamentale un approccio clinico
approfondito e globale, che interessi gli aspetti
cognitivi, comportamentali e funzionali della malattia,
accanto agli elementi socio-tradizionali, al counselling
alla famiglia e al trattamento delle patologie
somatiche. Questo va contro una tendenza diffusa a fare
gli esami strumentali talvolta l'unica guida nelle
decisioni terapeutiche. Nella cura dei pazienti con
Alzheimer viene invece riaffermata la centralita' del
rapporto medico-paziente-famiglia.
Fonte: AGI
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: ICTUS: NUOVA TERAPIA CON ANTIPERTENSIVO RIDUCE EVENTI DEL 40%
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY27 Apr 2007 17:52 AGI RSA 0042 ICTUS: NUOVA TERAPIA CON
ANTIPERTENSIVO RIDUCE EVENTI DEL 40% (AGI) - Roma -
L'aggiunta di un farmaco antipertensivo (il valsartan)
alla terapia convenzionale produce una marcata riduzione
del 39% degli eventi cardiovascolari e una riduzione del
40% dell'ictus. E' il risultato di uno studio
indipendente Jikei Heart Study, pubblicato oggi su "The
Lancet". I benefici superiori segnalati con valsartan
hanno portato ad anticipare la conclusione dello studio,
che ha coinvolto piu' di 3.000 pazienti giapponesi.
Oltre all'impatto sugli eventi cardiovascolari generali
e sull'ictus, il farmaco, infatti, ha dimostrato
riduzioni del 65% di nuovi casi di angina pectoris, del
46% dello scompenso cardiaco e dell'81% dell'aneurisma
dell'aorta, rispetto agli altri trattamenti1. La
tollerabilita' e' risultata sovrapponibile tra i gruppi
di trattamento 1. Inoltre valsartan ha dimostrato di
essere associabile a tutte le terapie utilizzate,
compresi beta-bloccanti, calcioantagonisti e
ACE-inibitori, determinando un incremento della
protezione cardiovascolare. "I risultati di questo
studio comunicano un messaggio clinico importante ai
medici di tutto il mondo che cercano di proteggere i
pazienti da complicanze debilitanti come l'ictus",
spiega Gordon McInnes, Professore di Medicina presso il
Western Infirmary di Glasgow, Scozia. "Lo studio JIKEI
Heart ci dice che l'aggiunta di valsartan ai regimi di
trattamento abituali puo' offrire un'importante
protezione a lungo termine". Lo JIKEI Heart Study e' il
primo studio controllato volto a valutare i benefici
cardiovascolari dell'aggiunta dell'antagonista
recettoriale dell'angiotensina (ARB) valsartan alla
terapia antipertensiva convenzionale, rispetto alla
terapia convenzionale da sola, in un'ampia popolazione
di pazienti ipertesi giapponesi. Gli eventi valutati
nello studio comprendevano scompenso cardiaco, infarto
miocardico, angina pectoris e ictus. Lo studio e' stato
ideato, disegnato e condotto da un comitato direttivo
guidato da uno sperimentatore, in rappresentanza del
Comitato Esecutivo Jikei e degli ospedali coinvolti
nella sperimentazione. Lo studio e' stato finanziato
dalla Jikei University School of Medicine di Tokyo, con
un sussidio senza restrizioni da parte di Novartis che
non ha avuto alcun ruolo nel disegno dello studio, nella
raccolta, analisi e interpretazione dei dati e nella
stesura del rapporto. "Studi clinici innovativi hanno
aiutato valsartan a far progredire la medicina
cardiovascolare", dichiara Ameet Nathwani, Responsabile
globale della ricerca clinica cardiovascolare e
metabolica, Sviluppo e Affari Medici, Novartis Pharma
AG.
Fonte: AGI
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: SCLEROSI MULTIPLA: CONFERME RUOLO TERAPIA INTERFERONE BETA
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY27 Apr 2007 13:54 AGI RSA 0014 SCLEROSI MULTIPLA:
CONFERME RUOLO TERAPIA INTERFERONE BETA (AGI) - Firenze
- E' stato pubblicato sulla prestigiosa rivista
americana Annals of Neurology uno studio italiano, che
ha dimostrato l'effetto positivo del trattamento con
Interferone beta (IFNb) sulla progressione della
disabilita' in pazienti affetti da sclerosi multipla
recidivante-remittente. Lo studio e' stato condotto da
Maria Trojano, docente ordinario presso il dipartimento
di Scienze neurologiche e psichiatriche dell'Universita'
di Bari e da Maria Pia Amato, del dipartimento di
Scienze neurologiche dell' Universita' di Firenze.
L'analisi e' stata effettuata da esperti del
dipartimento di Farmacoepidemiologia del Consorzio Mario
Negri-Sud di Chieti. In una patologia
cronico-invalidante come la Sclerosi Multipla, il
fattore piu' importante per determinare l'impatto a
lungo termine delle terapie e' rappresentato dalla loro
capacita' di rallentare o bloccare la progressione della
disabilita' clinica e la ricerca appena pubblicata ha
dimostrato che il trattamento con IFNb e' in grado di
ridurre significativamente la velocita' di progressione
della malattia in tali pazienti. Nello studio
prospettico, durato oltre sette anni, sono stati
coinvolti piu' di 1500 pazienti con Sclerosi Multipla
recidivante-remittente che sono stati seguiti a partire
dalla loro prima visita di ai rispettivi Centri. Oltre i
due terzi di essi sono stati trattati cronicamente con i
diversi tipi di IFNb attualmente disponibili in
commercio per il trattamento della Sclerosi Multipla.
Gli altri pazienti inclusi nello studio - corrispondenti
ad un terzo dell'intero gruppo - non sono stati trattati
o per scelta del paziente stesso o per eventi
concomitanti (come ad esempio una gravidanza) che
impedivano l'uso del farmaco. (AGI)
Fonte: AGI
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: STAMINALI: A S. MARINO BANCA PER CONSERVAZIONE CORDONE
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY19 Apr 2007 13:02 AGI RSA 0009 - STAMINALI: A S. MARINO
BANCA PER CONSERVAZIONE CORDONE-(AGI) - San Marino -
Nasce sabato prossimo a San Marino la prima banca per la
conservazione autologa di cellule staminali. Le mamme,
in pratica, potranno conservare le staminali del proprio
figlio prelevate dal cordone ombelicale per poterne
disporre in caso di necessita'. Si tratta, in pratica,
della "Cell factory" di cellule staminali del cordone
ombelicale in tutta la penisola. L'iniziativa di
Bioscience Institute riguarda un laboratorio che per
requisiti tecnologici e standard qualitativi non ha
eguali in Europa. La presentazione della prima Cell
factory della Repubblica di San Marino avverra' nel
corso di un convegno scientifico che si terra' nella
hall di Bioscience Institute (a Falciano in via
Rovereta, 42) dal titolo "Staminali. Queste amiche
sconosciute. Lo stato dell'arte della ricerca, le
applicazioni cliniche, il futuro, tra scienza, bioetica
e sociale". Nel corso del convegno saranno presentati i
risultati ottenuti dalle applicazioni cliniche delle
cellule staminali con i lavori scientifici recentemente
pubblicati su autorevoli riviste. "La cell factory di
San Marino - rende noto Bioscience Institute - apre dopo
aver ottenuto il parere favorevole dell'Authority
sammarinese competente che ha verificato l'ottemperanza
di Bioscience Institute ai piu' restrittivi regolamenti
internazionali in materia: 'GMP - Iso 14644/1 - LBM
dell'OMS; tale caratteristica ne fa una struttura senza
eguali in Europa per la qualita' delle tecnologie e
delle procedure di trattamento'". Il Congresso di Stato
di San Marino ha autorizzato esclusivamente la
conservazione autologa di cellule staminali adulte e non
di quelle embrionali. "Attualmente in Italia la
conservazione autologa delle cellule staminali -
prosegue Bioscience Institute - non e' consentita, ma il
9 maggio 2007 scadra' l'ordinanza 'Misure urgenti in
materia di cellule staminali da cordone ombelicale', che
viene reiterata dal 2001". (AGI)
Fonte: ADN Kronos
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Cardiologia: Italiani Scoprono Terapia Molecolare Contro
Ipertrofia Cardiaca.
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTYADN Kronos - Lun 30 Apr Pubblicità Roma, 30 apr .
(Adnkronos Salute) - Una terapia contro l'ipertrofia
cardiaca, cioè l'ispessimento del cuore che spesso
rappresenta l'anticamera di gravi complicazioni tra cui
le aritmie. E che può sfociare in una condizione clinica
di grave insufficienza funzionale che si chiama
scompenso cardiaco: la principale malattia
cardiovascolare, che colpisce in Italia mezzo milione di
persone. Questa la scoperta italiana realizzata da un
team di ricercatori guidati da Cesare Peschle
dellIstituto superiore di sanità (Iss) e da Gianluigi
Condorelli dellIrccs MultiMedica di Milano, in
collaborazione con i colleghi dell'università della
California di San Diego, in Usa. Un risultato che si è
guadagnato la pubblicazione su 'Nature Medicine', che
dedicherà all'argomento anche un editoriale in uscita la
prossima settimana. Il trattamento molecolare è basato
su uno specifico micro-Rna, piccole sequenze di acidi
nucleici scoperte solo pochi anni fa e di importanza
basilare nella vita cellulare normale e patologica,
chiamato miR-133. Si tratta di "una sostanza
naturalmente presente nell'organismo, dunque fisiologica
e per questo a bassissima tossicità", spiega Peschle
all'ADNKRONOS SALUTE. Gli esperimenti, finora condotti
prima in vitro e poi sui topi, hanno dato risultati che
gli stessi ricercatori definiscono "sorprendenti" e
"dalle importantissime implicazioni sulla salute umana".
L'ipertrofia cardiaca, infatti, è la risposta del cuore
a uno stress, compresa l'ipertensione, "che colpisce il
25% della popolazione dei Paesi occidentali", ricorda lo
scienziato dell'Iss. E invece, "inoculando il miR-133
per infusione, cioè con una flebo, si riesce a
contrastare l'ipertrofia cardiaca con effetti prolungati
anche di un mese e sostanzialmente senza effetti
collaterali". La scoperta ha tali implicazioni che il
miR-133 "è stato subito brevettato al 50% dall'Iss e
dall'Irccs MultiMedica. Dunque rappresenta un successo
della ricerca italiana, che ora attende di trovare il
giusto interessamento da parte dell'industria
farmaceutica. L'ideale - riflette Peschle - è iniziare
una collaborazione con un'azienda ad alta capacità
produttiva". Finora gli incoraggianti risultati sono
stati raggiunti sugli animali di laboratorio, ma il
ricercatore dell'Iss è convinto che "la sperimentazione
sull'uomo possa iniziare in tempi relativamente brevi.
Dopo ulteriori conferme delle conclusioni raggiunte.
Presumibilmente entro la fine del decennio". Il
vantaggio del miR-133 "è che si tratta di una sostanza
naturalmente presente nell'organismo umano, nel cuore e
nel muscolo scheletrico. E la sua quantità è
inversamente proporzionale all'ipertrofia cardiaca. Per
questo - aggiunge Peschle - per l'uomo pensiamo a
iniezioni di questo micro-Rna per fare il pieno. Un po'
come si fa con l'insulina per i malati di diabete".
"Abbiamo dimostrato per la prima volta - spiega
Condorelli - che trattando le cellule cardiache con il
miR-133 si previene la loro ipertrofia, in modelli in
vitro e in vivo. Si tratta di certo di studi
rivoluzionari che aprono prospettive innovative per la
terapia molecolare dellipertrofia e dellinsufficienza
cardiaca". "E la prima volta che si rende disponibile
una terapia molecolare per il cuore - dichiara invece
Enrico Garaci, presidente dellIss - in grado di
prevenire lipertrofia, e quindi le insufficienze
cardiache. Lo studio è stato realizzato nellambito del
programma di ricerche Italia-Usa promosso dallIss, ed è
a dir poco rivoluzionario dal momento che apre
prospettive terapeutiche innovative per alcuni tra i più
diffusi e gravi disturbi del cuore, come lipertrofia
che, a lungo andare - conclude - se non regolata, porta
allinsufficienza cardiaca". (Sch/Adnkronos Salute)
Fonte: AGI
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Medicina: Interferone Beta Rallenta Sclerosi Multipla,Studio
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY16 Apr 2007 15:04 AGI RSA 0018 - FARMACO CONTRO
L'ARTITE EFFICACE NEL DIABETE DI TIPO 2 - (AGI) - Berna
- Un farmaco normalmente usato per trattare l'artrite
reumatoide si e' dimostrato efficace nel migliorare le
condizioni delle persone che soffrono di diabete di tipo
2. La ricerca, pubblicata sulla rivista New England
Journal of Medicine, e' stata condotta dall'Ospedale
Universitario di Zurigo, Svizzera. I ricercatori hanno
analizzato per 13 settimane 70 pazienti con diabete di
tipo 2. A 34 sono state prescritte iniezioni quotidiane
di anakinra, principio attivo di un farmaco usato per
l'artrite, e a 36 e' stato invece somministrato un
placebo. I livelli di zucchero nel sangue dei pazienti
del gruppo dell'anakinra sono lievemente diminuiti nel
tempo, mentre quelli degli altri sono saliti. Dopo 13
settimane, nel gruppo del farmaco contro l'artrite
reumatoide, i livelli di zucchero nel sangue erano di
circa 0,5 punti inferiori rispetto all'altro gruppo.
Secondo gli scienziati, lo studio dimostra che e'
possibile rallentare il progresso della malattia e,
possibilmente, anche i suoi effetti collaterali come
l'aterosclerosi. L'anakinra agisce bloccando l'azione
dell'interluchina-1, una delle sostanze chimica
responsabile della trasmissione dei segnali fra le
cellule del corpo. Quando l'interleuchina e' eccessiva,
si creano infiammazioni e aumentano l'usura e le
lacerazioni delle cartilagini associate all'artrite
reumatoide. Un particolare tipo di interluchina-1,
chiamata interleuchina-1beta distrugge inoltre le
cellule del pancreas che producono insulina. Questa e'
dunque stata associata ad alti livelli di zucchero nel
sangue, una condizione tipica del diabete. L'ipotesi
degli scienziati e' che iniettando anakinra, i pazienti
con diabete di tipo 2 siano risuciti a ridurre l'azione
della interleuchina-1beta, ripristinando parzialmente
l'azione delle cellule pancreatiche preposte alla
produzione dell'insulina.
Fonte: ANSA
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Medicina: Interferone Beta Rallenta Sclerosi Multipla,Studio
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTYANSA - Ven 27 Apr Pubblicità (ANSA) - FIRENZE, 27 APR -
Ha un effetto positivo il trattamento con Interferone
beta (IFNb) sulla progressione della disabilita' in
pazienti affetti da Sclerosi Multipla
recidivante-remittente . Lo ha dimostrato, spiega una
nota, lo studio italiano dal titolo ''New natural
history of interferoná-treated relapsing multiple
sclerosis'' pubblicato sulla prestigiosa rivista
americana Annals of Neurology. Lo hanno condotto Maria
Trojano, docente ordinario presso il dipartimento di
Scienze neurologiche e psichiatriche dell'Universita' di
Bari e Maria Pia Amato, del dipartimento di Scienze
neurologiche dell' Universita' di Firenze. L'analisi e'
stata effettuata da esperti del dipartimento di
Farmacoepidemiologia del Consorzio Mario Negri-Sud di
Chieti. In una patologia cronico-invalidante come la
sclerosi multipla, il fattore piu' importante per
determinare l'impatto a lungo termine delle terapie e'
rappresentato dalla loro capacita' di rallentare o
bloccare la progressione della disabilita' clinica e la
ricerca ha dimostrato che il trattamento con IFNb e' in
grado di ridurre significativamente la velocita' di
progressione della malattia in tali pazienti. Nello
studio prospettico, durato oltre sette anni, sono stati
coinvolti piu' di 1500 pazienti con Sclerosi Multipla
recidivante-remittente che sono stati seguiti a partire
dalla loro prima visita di ai rispettivi Centri. Oltre i
due terzi di essi sono stati trattati cronicamente con i
diversi tipi di IFNb attualmente disponibili in
commercio per il trattamento della Sclerosi Multipla.
Gli altri pazienti inclusi nello studio - corrispondenti
ad un terzo dell'intero gruppo - non sono stati trattati
o per scelta del paziente stesso o per eventi
concomitanti (come ad esempio una gravidanza) che
impedivano l'uso del farmaco. ''Per i malati di Sclerosi
Multipla, la prevenzione di una disabilita' a lungo
termine e' senza dubbio l'obiettivo piu' importante del
trattamento - ha dichiarato Maria Pia Amato, docente
associato di Neurologia - ed e' proprio in questa ottica
che abbiamo portato avanti il nostro studio. Nonostante
che i soggetti trattati all'inizio della terapia
avessero indicatori di prognosi piu' sfavorevoli
rispetto ai non trattati - ad esempio una durata di
malattia maggiore, un numero di ricadute piu' elevato e
una disabilita' piu' severa - questi pazienti, grazie al
trattamento, presentavano, nel tempo, un minore accumulo
di disabilita'. (ANSA).
Fonte: ANSA
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Medicina:Una Molecola La Soluzione Al Cuore Che Fa
Tilt&#47;
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTYANSA) - ROMA, 29 APR - Potrebbe arrivare da una
molecola 'naturale', ovvero prodotta dal nostro stesso
Dna, la soluzione al cuore che 'va in tilt' . Ne sono
convinti i ricercatori italiani, autori della scoperta.
La molecola 'toccasana' e' denominata Mir-133 ed i test
su animali hanno dimostrato che e' capace di inibire una
grave patologia: l'ipertrofia cardiaca, anticamera dello
scompenso cardiaco che, solo in Italia, colpisce oltre
mezzo milione di persone e contro il quale l'unica
'arma' oggi disponibile e' il trapianto di cuore. Lo
studio, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, e'
opera di un team di ricercatori italiani guidati da
Cesare Peschle, dell'Istituto superiore di Sanita'
(Iss), e da Gianluigi Condorelli dell'Irccs Multimedica
di Milano, in collaborazione con ricercatori della
University of California di San Diego. Una scoperta
''rivoluzionaria'', l'ha definita il presidente dell'Iss
Enrico Garaci: "Lo studio - ha affermato - apre infatti
prospettive terapeutiche innovative per alcuni tra i
piu' gravi e diffusi disturbi del cuore quali
l'ipertrofia che, a lungo andare, porta
all'insufficienza cardiaca''. Ma come agisce Mir-133 e
come 'riattiva' il cuore ormai stanco di pompare sangue?
A chiarirlo e' lo stesso Peschle, direttore del
dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina
molecolare dell'Iss: ''Il cuore risponde allo stress
patologico incrementando la grandezza delle cellule
cardiache, condizione patologica definita ipertrofia
cardiaca. In tal modo, aumenta la sua capacita'
funzionale di pompa, come e' necessario ad esempio
nell'ipertensione arteriosa e dopo l'infarto. All'inizio
- ha sottolineato l'esperto - la risposta ipertrofica e'
positiva, ma a lungo termine l'ipertrofia cardiaca
predispone ad una serie di complicanze, tra cui le
aritmie, e sfocia in una condizione clinica di grave
insufficienza funzionale del cuore, che si chiama
scompenso o insufficienza cardiaca ed e' la principale
malattia cardiovascolare''. Contro l'ipertrofia, ad
oggi, non esiste alcuna cura, mentre unica arma contro
lo scompenso resta il trapianto. La 'svolta' arriva
appunto con Mir-133: si tratta di micro-Rna, ovvero
piccole sequenze di acidi nucleici prodotte dal Dna e
scoperte solo pochi anni fa. In laboratorio, ha spiegato
Peschle, ''abbiamo osservato che nel cuore ipertrofico
di topi si registrava una bassa quantita' di Mir-133,
molecola normalmente presente nel cuore''. A questo
punto, i ricercatori hanno trattato cellule cardiache in
vitro con la Mir-133. Risultato: in queste cellule
l'ipertrofia veniva inibita. L'esperimento e' stato
quindi ripetuto sui topi, ottenendo lo stesso,
incoraggiante risultato: ''Aumentando la presenza di
Mir-133 nel cuore dei topi - ha rilevato Peschle - si
preveniva l'ipertrofia indotta, ad esempio, da uno stato
di ipertensione''. Inoltre, e' stata anche dimostrata
l'assoluta assenza di tossicita' del trattamento. Si
tratta, ha commentato l'esperto, di una ''enorme
novita''': ''Finora le terapie cardiologiche sono state
tutte basate sui farmaci; ora, per la prima volta, si
rende disponibile una terapia molecolare per il cuore
che utilizza una molecola normalmente presente
nell'organo e, dunque, priva di effetti tossici. Il
prossimo passo - ha aggiunto - sara' la sperimentazione
sull'uomo''. Lo studio e' stato realizzato nell'ambito
del programma di ricerche Italia-Usa promosso dall'Iss:
''Sulla base di questi risultati - ha concluso Peschle -
possiamo dire che si apre una nuova, importantissima
fase nella cura delle malattie del cuore''. (ANSA).
Fonte: fa_babelfamily-italia list
Paese: Italia
Autore: PZ e GPS
Argomento: Fabbricata Molecola 'Zorro' Che Spegne Geni Difettosi
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTYNotizia ricevuta da Paolo Zengara dell'AISA ADN Kronos
- Lunedì 30 aprile 2007 Genetica: Fabbricata Molecola
'Zorro' Che Spegne Geni Difettosi Milano, 30 apr .
(Adnkronos Salute) - E' stata battezzata 'Zorro' e
promette di diventare una 'paladina' capace di
combattere alcune malattie genetiche dell'uomo, causate
dalla mutazione di un singolo 'mattone' di Dna: tra le
altre la Corea di Huntington, l'ipercolesterolemia
familiare, la patologia del rene policistico e alcune
forme di glaucoma, di cancro al colon-retto e di
neurofibromatosi. Si tratta di una sostanza fabbricata
dagli scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma,
in Svezia, autori di uno studio che sarà pubblicato sul
'The Faseb Journal', rivista della Federation of
American Societies for Experimental Biology. La molecola
- il cui nome completo è 'Zorro-LNA' (Locked Nucleic
Acid) - è in grado di legare contemporaneamente entrambe
le eliche di Dna che compongono un determinato gene. In
altre parole, 'armando' la sostanza 'Zorro' contro il
gene responsabile di una particolare malattia, "è
possibile 'spegnere' il gene bloccando la progressione
della patologia stessa", assicura il coautore
dell'indagine, Edvard Smith. Secondo gli scienziati
scandinavi, 'Zorro' potrebbe essere utilizzata anche in
combinazione con i cosiddetti 'Rna interferenti' (Rnai),
i 'micro-interruttori' genetici che hanno fruttato agli
americani Andrew Fire e Craig Mello il Nobel 2006 per la
Medicina. Gli Rnai agiscono infatti come 'Zorro', ma
colpiscono il Dna già 'tradotto' in Rna, fermando il
processo che porta dal gene alla proteina. L'obiettivo
degli autori svedesi è assai ambizioso: usare 'Zorro'
per arrivare allo sviluppo di nuovi farmaci, efficaci e
sicuri contro malattie gravi tuttora senza cura. E il
mondo scientifico sembra crederci davvero. Tanto che,
nel commentare la scoperta, l'editor-in-chief del 'The
Faseb Journal' non usa mezzi termini: "Si potrebbe dire
- spiega Gerald Weissmann - che con questo 'cacciatore
di geni' i ricercatori svedesi hanno trovato il 'sacro
graal' che stiamo cercando da anni. 'Zorro', infatti,
potrebbe essere impiegata come via nuova e sicura per
bloccare gli effetti causati da eventuali errori nel
corredo cromosomico dell'uomo", conferma. Una 'spada'
potenzialmente infallibile, conclude Weissmann, non
soltanto contro le malattie genetiche, ma anche per la
terapie delle patologie provocate da germi o tossine che
alterano il genoma. (Opa/Adnkronos Salute) AISA Paolo
Zengara Tel 081 503 89 64 Cell 347 841 43 87
Fonte: ADN Kronos
Paese: Italia
Autore: paolo zengara
Argomento: Genetica: Fabbricata Molecola 'Zorro' Che Spegne Geni
Difettosi
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTYADN Kronos - Lun 30 Apr Genetica: Fabbricata Molecola
'Zorro' Che Spegne Geni Difettosi Milano, 30 apr .
(Adnkronos Salute) - E' stata battezzata 'Zorro' e
promette di diventare una 'paladina' capace di
combattere alcune malattie genetiche dell'uomo, causate
dalla mutazione di un singolo 'mattone' di Dna: tra le
altre la Corea di Huntington, l'ipercolesterolemia
familiare, la patologia del rene policistico e alcune
forme di glaucoma, di cancro al colon-retto e di
neurofibromatosi. Si tratta di una sostanza fabbricata
dagli scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma,
in Svezia, autori di uno studio che sarà pubblicato sul
'The Faseb Journal', rivista della Federation of
American Societies for Experimental Biology. La molecola
- il cui nome completo è 'Zorro-LNA' (Locked Nucleic
Acid) - è in grado di legare contemporaneamente entrambe
le eliche di Dna che compongono un determinato gene. In
altre parole, 'armando' la sostanza 'Zorro' contro il
gene responsabile di una particolare malattia, "è
possibile 'spegnere' il gene bloccando la progressione
della patologia stessa", assicura il coautore
dell'indagine, Edvard Smith. Secondo gli scienziati
scandinavi, 'Zorro' potrebbe essere utilizzata anche in
combinazione con i cosiddetti 'Rna interferenti' (Rnai),
i 'micro-interruttori' genetici che hanno fruttato agli
americani Andrew Fire e Craig Mello il Nobel 2006 per la
Medicina. Gli Rnai agiscono infatti come 'Zorro', ma
colpiscono il Dna già 'tradotto' in Rna, fermando il
processo che porta dal gene alla proteina. L'obiettivo
degli autori svedesi è assai ambizioso: usare 'Zorro'
per arrivare allo sviluppo di nuovi farmaci, efficaci e
sicuri contro malattie gravi tuttora senza cura. E il
mondo scientifico sembra crederci davvero. Tanto che,
nel commentare la scoperta, l'editor-in-chief del 'The
Faseb Journal' non usa mezzi termini: "Si potrebbe dire
- spiega Gerald Weissmann - che con questo 'cacciatore
di geni' i ricercatori svedesi hanno trovato il 'sacro
graal' che stiamo cercando da anni. 'Zorro', infatti,
potrebbe essere impiegata come via nuova e sicura per
bloccare gli effetti causati da eventuali errori nel
corredo cromosomico dell'uomo", conferma. Una 'spada'
potenzialmente infallibile, conclude Weissmann, non
soltanto contro le malattie genetiche, ma anche per la
terapie delle patologie provocate da germi o tossine che
alterano il genoma. (Opa/Adnkronos Salute)
Fonte: AGI SANITA' - babelFAmily-Italia + FA_babelFAmily
Paese: Italia
Autore: Gian Piero
Argomento: ATASSIA DI FRIEDREICH: SCOPERTE MUTAZIONI DI UN ENZIMA
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY----- Original Message ----- From: Gian Piero Sommaruga
(casa) To: babelFAmily-Italia Sent: Tuesday, May 01,
2007 3:27 AM Subject: Atassia di Friedreich - scoperte
mutazioni di un enzima
http://sanita.agi.it/rubrica/ticker/20070425-far-rsa0009-art.html
ATASSIA DI FRIEDREICH: SCOPERTE MUTAZIONI DI UN ENZIMA
(Agi) - Washington - Le mutazioni di un enzima, il DLD,
sono legate all'insorgere dell'atassia di Friedreich,
una rara e incurabile malattia neurodegenerativa. Lo
rivela una ricerca della Mayo Clinic guidata da Grazia
Isaya e pubblicata sui Proceedings of the National
Academy of Sciences (PNAS). L'atassia di Friedreich
colpisce soprattutto bambini e adolescenti, e provoca
all'inizio sintomi lievi come debolezza muscolare, ma
progredendo porta spesso i malati alla paralisi e a
danni cardiaci. E' una malattia molto rara (colpisce in
media una persona su 40.000) ed è legata alla carenza di
fratassina, una proteina che equilibra il ferro nei
mitocondri, cioè le strutture che trasformano gli
elementi nutritivi in energia per le cellule. La
severità della malattia è inversamente proporzionale ai
livelli di fratassina: più sono bassi, più la malattia è
grave. La nuova ricerca americana ha ora dimostrato che
la carenza di fratassina dipende dall'enzima DLD: le
mutazioni del diidrolipoamide deidrogenasi (questo il
nome completo dell'enzima) provocano una diminuzione del
suo ruolo di metabolizzatore e un aumento della sua
attività di spezzare la fratassina. Come tutte le
proteine, la fratassina viene continuamente
sintetizzata, ma si degrada molto più velocemente delle
altre: 'Anni fa abbiamo osservato questa degradazione e
abbiamo deciso di trovare quale fosse l'enzima
responsabile', spiega Isaya. Ora la risposta è arrivata:
'Crediamo che l'enzima che abbiamo individuato sia
responsabile dell'atassia di Friedreich, perchè le
mutazioni possono aumentare o abbassare i livelli di
fratassina', aggiunge Isaya. Questa scoperta potrà
contribuire a sviluppare nuove terapie per questa
malattia, al momento incurabile. 25 APRILE 2007 ore
15:24
Fonte: FA_babelFAmily + babelFAmily-Italia
Paese: Italia
Autore: Gian Piero
Argomento: La scoperta di mutazioni in un enzima potrebbe contribuire
allo sviluppo di una terapia per l'atassia di Friedreich
Date: martedì 01 maggio 2007
INFOFATTY----- Original Message ----- From: Gian Piero Sommaruga
(casa) To: babelFAmily-Italia Sent: Tuesday, May 01,
2007 4:04 AM Subject: La scoperta di mutazioni in un
enzima potrebbe contribuire allo sviluppo di una terapia
per l'atassia di Friedreich ----- Messaggio originale
----- Da: Anna Bisogno David Coutts A: FAPG Inviato:
Sabato, 28 aprile 2007 4:54 Oggetto: [FAPG] Fw: Avviso
di Google - atassia di Friedreich Continuiamo a pregare.
Altre notizie, almeno per me nuove, di cui forse siete
già tutti al corrente. Anna Avviso notizie di Google
per: atassia di Friedreich
http://www.dailyindia.com:80/show/136334.php/Enzyme-mutation-linked-to-inherited-neurodegenerative-disease-in-kids-and-teens
Traduzione: Gian Piero Sommaruga Mutazione enzimatica
correlata a malattia genetica neurodegenerativa che si
manifesta in bambini e adolescenti Dal nostro
corrispondente ANI Washington, 25 aprile - La scoperta
di mutazioni in un enzima, avvenuta grazie ad una nuova
ricerca, potrebbe contribuire allo sviluppo di una
terapia per l’atassia di Friedreich. L’atassia di
Friedreich (AF), una malattia genetica neurodegenerativa
che si manifesta nell’infanzia e nell’adolescenza, è
causata dalla carenza di fratassina, una proteina che
regola il ferro nei mitocondri. I mitocondri sono degli
organelli deputati a trasformare gli elementi nutritivi
in energia per le cellule. I sintomi iniziali di questa
malattia comprendono debolezza muscolare nelle braccia e
nelle gambe, disturbi visivi e parola male articolata,
ma in seguito si aggravano e la maggioranza dei pazienti
rimane confinata sulla sedia a rotelle e spesso soccombe
in età adulta a causa di gravi problemi cardiaci. Questo
studio è stato realizzato da un gruppo di ricercatori
diretti da Grazia Isaya presso la Mayo Clinic. I
ricercatori hanno esaminato l’enzima (1) responsabile di
spezzare la fratassina, una proteina che degrada molto
più rapidamente di altre. "Avendo già osservato questa
degradazione alcuni anni or sono, abbiamo deciso di
occuparci dell’enzima responsabile di questo processo
perchè riteniamo che potrebbe ricoprire un ruolo
importante nella regolazione della fratassina e
rappresentare quindi un valido obiettivo per una terapia
dell’atassia di Friedreich, " ha affermato la Isaya. I
ricercatori hanno scoperto che le mutazioni in un enzima
multifunzionale, il diidrolipoamide deidrogenasi (DLD),
sono responsabili della diminuzione della sua primaria
attività metabolizzante, mentre potenziano la sua
attività secondaria, spezzare la proteina fratassina. Le
proteine e gli enzimi multifunzionali sono molecole che
hanno due o più funzioni differenti. Si ritiene che
queste proteine si siano evolute perchè sono in grado di
offrire dei vantaggi alle cellule, rappresentati, ad
esempio, dalla loro capacità di aumentare la gamma di
attività metaboliche senza dover aumentare il numero di
geni che codificano per le proteine, e dalla loro
abilità di coordinare diversi circuiti metabolici.
"Questa scoperta mette alla luce un meccanismo sinora
sconosciuto, in base al quale alcune mutazioni del DLD
possono indurre simultaneamente la perdita di
un’attività metabolica primaria e l’aumento di
un’attività proteolitica multifunzionale (la rottura
degli enzimi). Quest’ultima potrebbe contribuire alla
disfunzione metabolica associata alla mancanza di DLD e
potrebbe rappresentare un obiettivo terapeutico per
questa malattia" affermano gli autori. La gravità
dell’atassia di Friedreich è direttamente proporzionale
alla diminuzione dei livelli di fratassina: meno
fratassina è disponibile, più grave è la malattia.
"Tuttavia questa correlazione non spiega del tutto la
variabilità clinica, perchè persino all’interno dello
stesso nucleo familiare si possono riscontrare individui
con diversi fenotipi (2), uno più grave dell’altro," ha
affermato la Isaya. ”L’individuazione e la conferma del
ruolo di questo enzima multifunzionale potrebbero
contribuire allo sviluppo di nuove terapie per pazienti
con atassia di Friedreich. Inoltre, ulteriori ricerche
potrebbero confermare la presenza di mutazioni di questo
enzima che spiegherebbero, in parte, la diversificazione
dei fenotipi clinici tra gli stessi pazienti,” ha
concluso la Isaya. I risultati di questa ricerca sono
stati pubblicati nel numero di aprile di “Proceedings of
the National Academy of Sciences (PNAS)”. Copyright
Dailyindia.com/ANI (1) Enzima: proteina funzionale
dotata di attività catalitica. Gli enzimi sono in
generale catalizzatori molto specifici, in quanto
ciascun enzima è in grado di catalizzare una sola
reazione chimica o un gruppo di reazioni affini
(specificità di reazione) a carico di uno o pochi tipi
di molecole specifiche (specificità di substrato). (ndt)
(2) Fenotipo: l’insieme delle caratteristiche
morfologiche e funzionali di un organismo considerate
come espressione dell’attività del suo genotipo.(ndt)
Fonte: [babelFAmily-Italia]
Paese: ITA
Autore: PAOLO ZENGARA
Argomento: FAPG - Terapia con cellule staminali - Cina
Date: lunedì 30 aprile 2007
INFOFATTY-----Messaggio originale ----- Da: Jorge Menendez A:
FAPG Inviato: lunedì, 30 aprile 2007 18.00 Oggetto:
[FAPG] Terapia con cellule staminali - Cina Salve, sono
Jorge Menendez, dal Messico. Ho due figli con AF, di 26
e 21 anni. Lo scorso settembre (2006) siamo andati in
Cina per un trattamento con cellule staminali
(Shenyang), a cui sono stati sottoposti entrambi. Il
personale è molto gentile, sono persone oneste, ma i
miei due ragazzi non hanno avuto alcun miglioramento. Se
siete intenzionati a provare spero che sarete più
fortunati di me. Saluti, Jorge M.
Fonte: fa_babelfamily list
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: [FA_babelFAmily] ITA: dal congresso nazionale AISA tenutosi a
Bologna il 21 e il 22 aprile
Date: lunedì 30 aprile 2007
INFOFATTY
http://www.atassia.it/index_text.asp
CONGRESSO NAZIONALE AISA 2007 BOLOGNA Sabato 21 e
Domenica 22 Aprile L'invito al congresso AISA è per
dargli gli onori dovuti e l'abbraccio che merita.
Alessandro Villa, un ragazzo atassico di 26 anni parte
per l'America per gridare, anche fra le lacrime delle
difficoltà che ci sono state, la sua voglia di vittoria!
E per lui e con lui, tanti i ragazzi atassici, che non
possono farlo più, si sono sentiti rappresentati.
L'invito al congresso AISA è stato anche uno modo per
proporre qui in Italia la replica della sua brillante
capacità, un progetto di raccolta fondi con l'AISA. Non
solo una maratona. Inviteremo Alessandro a correre con
la sua handbyke, insieme ad un altro corridore
dall'America: Kyle, ma... Cliccate sulla foto di
Alessandro per accedere a una piccola parte della sua
rassegna stampa! L'invito con la consegna di una targa
Gian Piero Sommaruga, un merito per la creazione di una
fonte di informazione globale e mondiale in molte lingue
sulle atassie. Una mailing-list multilingue indipendente
nata per diventare fonte di informazione per tutte le
persone colpite dall'atassia di Friedreich in Europa e
nel resto del mondo. Ricerca scientifica e raccolta
fondi sono i temi. informazioni della lista
babelFAmily-Italia VEDI ANCHE LE ALTRE FOTO
Fonte: FA_babelFAmily + babelFAmily-Italia
Paese: ITALIA
Autore: Gian Piero
Argomento: Scienziato cubano scopre le proprietà curative della corteccia
dell’albero del mango
Date: lunedì 30 aprile 2007
INFOFATTY
http://www.caribbeannetnews.com:80/index.php?news_id=1025
Traduzione: Gian Piero Sommaruga Notizia diffusa
attraverso il FAPG da Gabriella Kondogiannidis Articolo
pubblicato il 19 aprile 2007 su Caribbean Net News
Scienziato cubano scopre le proprietà curative della
corteccia dell’albero del mango HAVANA, Cuba (ACN):
Gilberto Pardo Andreu, uno scienziato cubano con
dottorato in farmacologia, ha scoperto che Vimang, un
farmaco ottenuto dalla corteccia degli alberi del mango,
protegge le cellule dell’organismo dai danni causati da
accumulo di ferro. Secondo il Dott. Pardo, l’eccesso di
ferro causa ossidazione dei lipidi nei mitocondri (dove
l’energia viene prodotta nelle cellule). Questa scoperta
è di interesse per malattie che possono essere alleviate
o guarite attraverso l’utilizzo della mangiferina, uno
dei principali elementi di Vimang, che protegge i
mitocondri da questo danno. Lo scienziato cubano ha
riscontrato che sia Vimang che l’estratto di mangiferina
sono efficaci a livello terapeutico per molte patologie
quali l’emocromatosi, la talassemia, l’atassia di
Friedreich e alcune forme di anemia in cui l’eccesso di
ferro è causato da frequenti trasfusioni. Di questa
nuova scoperta scientifica potranno anche beneficiare
pazienti affetti da cancro, disturbi infiammatori,
malattie cardiache ed altre patologie legate ad un
eccesso di ferro nell’organismo. Questo studio si è
avvalso della collaborazione delle università di
Camaguey, Cuba orientale, e di San Paolo, in Brasile, ha
affermato Pardo. Sperimentazioni precliniche sono state
effettuate sul fegato di animali per dimostrare
l’interazione della mangiferina con il ferro nelle
cellule. In seguito sono stati portati a termine degli
studi clinici su pazienti colpiti da alcune malattie
associate ad accumulo di ferro nell’organismo - ha
spiegato Pardo. Lo scienziato cubano ha anche
sottolineato che i molti farmaci già disponibili per
combattere l’eccesso di ferro sono estremamente costosi
e non sono efficaci se somministrati oralmente. Devono
essere somministrati con iniezioni sottocutanee
mediamente ogni dieci ore, sei giorni alla settimana.
L’associazione cubana di farmacologia ha conferito un
premio per questo studio al Dott. Pardo Andreu, nella
categoria “farmacologia preclinica”. (ACN) Ai seguenti
link, in tre lingue, è disponibile l’abstract di questo
studio pubblicato il 31 ottobre 2006 su FA_babelFAmily:
http://health.groups.yahoo.com/group/FA_babelFAmily/message/184
English
http://health.groups.yahoo.com/group/FA_babelFAmily/message/187
Español
http://health.groups.yahoo.com/group/FA_babelFAmily/message/189
Italiano
Fonte: [babelFAmily-Italia
Paese: ITALIA
Autore: PZ
Argomento: [babelFAmily-Italia] Staminali: Italiani scoprono molecola
benzina che le fa proliferare
Date: sabato 28 aprile 2007
INFOFATTYStaminali: Italiani Scoprono Molecola Benzina Che Le Fa
Proliferare
http://it.news.yahoo.com/27042007/201/staminali-italiani-scoprono-molecola-benzina-fa-proliferare.html
ADN Kronos - Ven 27 Apr Firenze, 27 apr . (Adnkronos
Salute) - Una molecola 'benzina' in grado di far
proliferare le cellule staminali, proteggendole mentre
di moltiplicano e mantenendole vitali. La sostanza, di
natura lipidica, si chiama 'sfingosina 1-fosfato ed è
stata identificata dagli scienziati italiani autori di
uno studio pubblicato su 'Stem Cells'. Il lavoro è stato
coordinato da Paola Bruni, ordinario di Biochimica alla
Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali
dell'università di Firenze, insieme a Chiara Donati,
ricercatrice di Biologia applicata della Facoltà di
Medicina e chirurgia, e ad altri giovani studiosi
dell'ateneo toscano, ed è stata condotta in
collaborazione con scienziati dell'università
Vita-Salute San Raffaele e dell'università Bicocca di
Milano. Da qualche anno - riferisce una nota - il gruppo
di ricerca fiorentino sta caratterizzando il ruolo
biologico di questo lipide, fisiologicamente prodotto da
molti tipi di cellule. In precedenza il team aveva
dimostrato che la molecola esercita importanti effetti
biologici su cellule muscolari. Ma i nuovi risultati,
spiega Bruni, "dimostrano che trattando con sfingosina
1-fosfato particolari cellule staminali chiamate
mesoangioblasti, che rigenerano efficacemente il tessuto
muscolare in animali con distrofia muscolare, ne stimola
la capacità proliferativa e le protegge dai danni
causati dalla loro immissione nel circolo sanguigno
dell'organismo ricevente". Lo studio apre dunque nuove
prospettive per il miglioramento della terapia con
staminali, relativamente alle tecniche che consentono
l'espansione delle cellule in vitro, ma anche la loro
sopravvivenza in vivo e la capacità di riparare il
tessuto danneggiato. Lo studio ha utilizzato staminali
non totipotenti, che cioè non possono trasformarsi in
qualsiasi tipo di tessuto. Secondo gli autori, per
future terapie sarà quindi importante capire se questa
sostanza può esercitare gli stessi effetti in tutti i
tipi di cellule staminali. (Adnk/Adnkronos Salute) AISA
Paolo Zengara Tel 081 503 89 64 Cell 347 841 43 87
Fonte: FA_BABELFA MILY list Italia
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: [FA_babelFAmily] ITA: LA RIVINCITA DEL SALASSO, 'SCUDO' CONTRO
DIABETE E CARDIOPATIE (3) ## ITA: LOMBARDIA: POLICLINICO
S.DONATO (MI) INSEGNA CURE ANTI-ICTUS E PREVENZIONE
Date: sabato 28 aprile 2007
INFOFATTY
28/04/2007 11.36 LA RIVINCITA DEL SALASSO, 'SCUDO' CONTRO DIABETE E CARDIOPATIE
(3) (Adnkronos Salute) - Ed ecco i dettagli dello studio meneghino. "Siamo
partiti da circa 300 pazienti, tutti con resistenza all'insulina e steatosi
epatica di origine puramente metabolica, cioè senza epatite C o abuso di alcol
alla base - riferisce Fargion - I malati reclutati sono stati sottoposti a
regime dietetico e attività fisica per 4 mesi. E ai pazienti che, al termine di
questo periodo, non avevano mostrato sufficienti benefici è stato proposto un
programma di salassi. Sono stati quindi formati due gruppi, per un totale di 128
malati: 64 trattati col salasso e altri 64, selezionati in modo da essere
confrontabili con gli altri per età, sesso e altre caratteristiche, hanno
costituito il gruppo controllo". I due gruppi sono stati seguiti per un anno, e
alla fine il salasso ha rivelato vantaggi significativi sui parametri alterati.
(Opa/Adnkronos Salute)
------------------------------------------------------------ 28/04/2007 11.36
LOMBARDIA: POLICLINICO S.DONATO (MI) INSEGNA CURE ANTI-ICTUS E PREVENZIONE
Milano, 28 apr. (Adnkronos Salute) - Pronto intervento salvavita in stroke unit
e terapie ad hoc anti-ricadute per vincere l'ictus. Questo il tema della
conferenza 'Lo stroke ischemico: modelli di intervento e prevenzione
secondaria', organizzata all'interno del Corso di aggiornamento 'Le complicanze
del paziente ad elevato rischio cardiocerebrovascolare', rivolto ai medici di
famiglia convenzionati dell'Asl Provincia di Milano 2. Relatore dell'incontro
Giovanni Meola, ordinario di Neurologia all'università degli Studi di Milano e
direttore dell'Unità operativa complessa di Neurologia e stroke unit all'Irccs
Policlinico San Donato di San Donato Milanese. L'appuntamento è per sabato 12
maggio alle 9 nella Sala consiliare del Comune di Vignate, in provincia di
Milano. (Red-Opa/Adnkronos Salute) Paolo Zengara
Fonte: http://it.news.yahoo.com/27042007/201/staminali-italiani-scoprono-molecola-benzina-fa-proliferare.html
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: Staminali: Italiani Scoprono Molecola Benzina Che Le Fa
Proliferare
Date: sabato 28 aprile 2007
INFOFATTY
ADN Kronos - Ven 27 Apr Firenze, 27 apr . (Adnkronos Salute) - Una molecola
'benzina' in grado di far proliferare le cellule staminali, proteggendole mentre
di moltiplicano e mantenendole vitali. La sostanza, di natura lipidica, si
chiama 'sfingosina 1-fosfato ed è stata identificata dagli scienziati italiani
autori di uno studio pubblicato su 'Stem Cells'. Il lavoro è stato coordinato da
Paola Bruni, ordinario di Biochimica alla Facoltà di Scienze matematiche,
fisiche e naturali dell'università di Firenze, insieme a Chiara Donati,
ricercatrice di Biologia applicata della Facoltà di Medicina e chirurgia, e ad
altri giovani studiosi dell'ateneo toscano, ed è stata condotta in
collaborazione con scienziati dell'università Vita-Salute San Raffaele e
dell'università Bicocca di Milano. Da qualche anno - riferisce una nota - il
gruppo di ricerca fiorentino sta caratterizzando il ruolo biologico di questo
lipide, fisiologicamente prodotto da molti tipi di cellule. In precedenza il
team aveva dimostrato che la molecola esercita importanti effetti biologici su
cellule muscolari. Ma i nuovi risultati, spiega Bruni, "dimostrano che trattando
con sfingosina 1-fosfato particolari cellule staminali chiamate mesoangioblasti,
che rigenerano efficacemente il tessuto muscolare in animali con distrofia
muscolare, ne stimola la capacità proliferativa e le protegge dai danni causati
dalla loro immissione nel circolo sanguigno dell'organismo ricevente". Lo studio
apre dunque nuove prospettive per il miglioramento della terapia con staminali,
relativamente alle tecniche che consentono l'espansione delle cellule in vitro,
ma anche la loro sopravvivenza in vivo e la capacità di riparare il tessuto
danneggiato. Lo studio ha utilizzato staminali non totipotenti, che cioè non
possono trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto. Secondo gli autori, per
future terapie sarà quindi importante capire se questa sostanza può esercitare
gli stessi effetti in tutti i tipi di cellule staminali. (Adnk/Adnkronos Salute)
Fonte: fa_babelFAmily list
Paese: Italia
Autore: Paolo Zengara
Argomento: PTC124 werkzaam voor Musculaire Dystrofie en Cistische
Fibrosis
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYWETENSCHAPPELIJK BERICHT/ WAARSCHIJLIJK BINNEN DRIE
JAAR ZAL ER EEN GENEESMIDDEL TEGEN 1800 GENETISCHE
ZIEKTEN ZIJN. PTC124 werkzaam voor Musculaire Dystrofie
en Cistische Fibrosis Rome, 23 april (Apcom) – De
PTC124, geneesmiddel die volgens de weteschappers in
staat zou zijn een heel breed spectrum van genetische
ziekten te bestrijden, zal waarschijnlijk binnen drie
jaar beschikbaar zijn. Dat staat in de online editie van
de Times, nader verklarend dat de eind fase van de
testen in de loop van dit jaar zal plaatsvinden. De
PTC124 heeft goede resultaten bij de Musculaire
Dystrofie van Duchenne en bij de Cystic Fibrosis
geleverd, twee ziekten die tot nu toe ongeneezelijk
zijn. Maar volgens de onderzoekers zou het nog tegen
andere 1.800 genetische ziekten werkzaam kunnen zijn.
Fonte/Sourge: FA_BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: [FA_babelFAmily] Una piccola richiesta da parte di Paul Konanz
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTY----- Messaggio originale ----- Da: Paul Konanz A:
Undisclosed-Recipient Inviato: giovedì’, 26 aprile 2007
12:17 Oggetto: [FA_ babelFAmily]
Una piccola richiesta da parte di Paul Konanz Cari e
meravigliosi amici della miriade di mailing-list a cui
appartengo, ad alcuni di voi non ho scritto da un po’ di
tempo e per questo vi porgo le mie scuse. Se desiderate
corrispondere maggiormente con me non avete che da
rispondermi. Altri di voi mi sentono fin troppo spesso;
le mie scuse anche a voi, ma continuerò a farmi sentire!
Oggi devo chiedervi un piccolo favore, piccolo ma
estremamente importante. C’è una signora davvero
meravigliosa (Mary Caruso) che vive sulla costa
orientale degli Stati Uniti con due figlie stupende (Sam
di 20 anni e Alexandria di 16) affette da una malattia
che si chiama atassia di Friedreich (alcuni di voi forse
sanno o ricordano che mia figlia Brianne è affetta da
questa malattia), una malattia genetica degenerativa
senza cura (per il momento!). Entrambe queste ragazze
sono sulla sedia a rotelle e vivono in casa. La loro
dimora a Northford, nel Connecticut, è stata costruita
nel 1890, non è molto accessibile, non ha un garage ed è
piena di infiltrazioni. Hanno assolutamente bisogno di
una casa nuova! Alcuni amici vorrebbero che questa
famiglia venisse visitata da Extreme Makeover** e a
questo scopo hanno creato il seguente sito con questa
petizione
http://www.PetitionOnline.com/samalex/petition.html
affinchè gente (come voi!) possa dimostrare il proprio
sostegno. E’ sufficiente un solo minuto! Oltre ad essere
la madre single di due ragazze disabili, Mary è
estremamente attiva all’interno della FARA (Friedreich's
Ataxia Research Alliance), un’associazione no profit
all’avanguardia il cui scopo è trovare una terapia per
l’AF, ed è anche attiva nella raccolta fondi per la
ricerca sulla AF. Mary si sta prodigando per le sue
figlie ma ora ha bisogno anche del vostro aiuto. Quindi,
per loro o per me, per favore trovate un minuto per
cliccare su questo link!
http://www.PetitionOnline.com/samalex/petition.html
Hanno bisogno di raccogliere 100.000 adesioni! Vi auguro
una vita piena di humour e gioia! Paul Konanz p.s.:
anch’io sono attivo nella raccolta fondi per la ricerca
sulla AF e qualora abbiate intenzione di fare delle
donazioni per un’ottima causa, sappiate che entro i
prossimi 3-5 anni speriamo di poter disporre di molte
terapie complementari (non delle cure) per l’AF! Più
soldi verranno investiti in questi progetti di ricerca,
prima questo accadrà! Se la cosa vi interessa
rispondetemi (vedi
http://sunsetonfa.org/ per maggiori informazioni) o
andate su
http://www.curefa.org/ e cliccate sulla voce
donazioni. ** Extreme Makeover: ci sono due versioni di
questo programma: la prima, è dedicata al look delle
persone, si occupa del lato estetico, di conseguenza
riguarda queste persone che si sottopongono a diete,
esercizi ginnici, operazioni di chirurgia plastica e al
restyling del vestiario, capelli ecc.. La seconda (ed è
il caso che spero riguarderà la famiglia di Mary Caruso)
si occupa del rifacimento di case in una settimana; in
poche parole delle famiglie vengono selezionate tra
tante richieste e vengono mandate per una settimana in
vacanza. Quando tornano, vedono le loro abitazioni
completamente modificate, come nuove. (ndt)
Da sinistra a destra: Sam, Mary Caruso (madre di Sam
& Alexandria) Jeremy Davidson, Alexandria e Mary Stuart
Masterson
Fonte/Sourge: FA_BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: Trascrizione dall'articolo cartaceo pubblicato su IL RESTO DEL
CARLINO (edizione nazionale) il 24 aprile 2007, pagina
38.
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYPRESTO UNA PILLOLA PER CURARE LE PATOLOGIE GENETICHE Di
Deborah Bonetti - Londra - Una nuova pillola, da
prendere una volta al giorno, potrebbe sconfiggere quasi
1800 diverse gravi malattie genetiche. E’ la
straordinaria scoperta fatta da un team di scienziati
americani delle Università di Pensylvania e
Massachusetts con la collaborazione del PTC
Therapeutics, e pubblicata dal mensile scientifico
Nature, che ha presentato la PTC124 – per ora il nome
del nuovo farmaco – che nei test sperimentali è riuscita
a risolvere malattie finora incurabili come la distrofia
muscolare (anche quella di Duchenne, la più
degenerativa) e la fibrosi cistica. L’ultima fase degli
esperimenti clinici inizierà entro l’anno e, se tutto
dovesse andare bene, la nuova pillola potrebbe essere in
commercio a partire dal 2009. Il farmaco è attesissimo
non solo perchè offrirebbe la prima speranza per chi
soffre di distrofia muscolare e fibrosi cistica, ma
anche per chi è vittima di una serie di altre malattie
degenerative, come l’emofilia, la talassemia beta e la
sindrome di Hurler, una malattia che impedisce lo
sviluppo fisico e mentale nei bambini e ne stronca la
vita entro i 10 anni. Il Professor Lee Sweeney,
dell’Università di Pensylvania, capo del team che ha
messo a punto la pillola, ha dichiarato: “Ci sono
letteralmente migliaia di malattie che potrebbero
beneficiare dall’uso di questo farmaco. La cosa unica di
questa pillola è che non va a colpire solo un tipo di
mutazione genetica, bensì un’intera classe di
mutazioni”. La PTC124, che va presa oralmente,
interviene su un particolare tipo di mutazione genetica
che può causare svariati sintomi, a seconda di quale
gene va a colpire. Circa il 15% delle malattie genetiche
è causato infatti da un difetto chiamato “mutazione
nonsenso” dove una mutazione genetica avviene nella
funzione delle cellule facendone arrestare la loro
produzione di proteine. Il tipo di proteine interessate
determina la malattia che si sviluppa. Nel caso della
distrofia muscolare di Duchenne (DMI), per esempio, è la
proteina necessaria per lo sviluppo normale della
muscolatura che viene colpita, ed è così che si sviluppa
la malattia. Nell’emofilia è il gene responsabile per la
produzione degli agenti coagulanti che viene
interessato, con i risultati che tutti sappiamo. La
PTC124 va ad agire sulla parte delle cellule chiamata
ribosoma, che traduce il codice genetico – aminoacido
dopo aminoacido – in proteina. Grazie alla molecola
sintetizzata in laboratorio e contenuta nella PTC124, la
nuova pillola permette sostanzialmente al gene di
ignorare questa “mutazione nonsenso”. Il risultato è che
il difetto viene quindi trascurato, più che corretto,
riportando la produzione di proteine a livelli normali.
Dai test di laboratorio effettuati su delle cavie, l’uso
del nuovo farmaco ha avuto un’altissima percentuale di
successo.
Fonte/Sourge: FA_BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: [FAPG] Fw: Fw: [FA_babelFAmily] The Times – pillola giornaliera
contro le malattie genetiche
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYInviato: mercoledì, 25 aprile 2007 2:01 Oggetto: [FAPG]
Fw: Fw: [FA_babelFAmily] The Times – pillola giornaliera
contro le malattie genetiche Traduzione: Gian Piero
Sommaruga A tutti, per favore leggete quanto segue a
partire dalla fine, che è un post a FA_babelFAmily da
parte di Gian Piero. Poi segue la mia domanda al Dr.
Wilson, dell’univeristà della Pennsilvania, che tutti
noi conosciamo bene. Per terminare, all’inizio,
troverete la risposta del Dr. Wilson. Paul -----
Messaggio Originale ----- Da: "Robert B. Wilson"
Inviato: martedì, 24 aprile 2007 15:59 Oggetto: Re: Fw:
[FA_babelFAmily] ENG: The Times – pillola giornaliera
contro le malattie genetiche Ciao Paul, sfortunatamente
penso che questo non sia pertinente all’AF, ad eccezione
forse per un ristrettissimo sottogruppo di pazienti con
un tipo molto particolare di piccola mutazione (che non
ho visto nella AF), ma non per le espansioni delle
triplette GAA. I geni codificano per le proteine. A
ognuno dei tre nucleotidi nella parte codificante del
DNA del gene corrisponde l’aminoacido di una proteina.
Questi gruppi composti di tre nucleotidi che codificano
gli aminoacidi per le proteine sono denominati
”codoni”**. Ci sono anche dei codoni, denominati “codoni
di arresto”, in corrispondenza dei quali la sintesi
proteica si arresta, segnalando così quando fermarsi al
meccanismo cellulare che produce la proteina. A volte,
nelle malattie genetiche, il codone di un aminoacido
cambia, o si trasforma, nel codone di un altro
aminoacido, generando quella che viene definita una
mutazione “missenso” (o mutazione di senso, ndt). Altre
volte, il codone di un aminoacido si trasforma in un
codone di arresto e il meccanismo che produce la
proteina si arresta troppo presto, generando così una
proteina tronca. Questo cambiamento è noto come
mutazione “non senso”, perchè non viene sintetizzato
nessun aminoacido. Il PTC124 potrebbe essere efficace
per questo tipo di mutazioni. Nell’AF, il problema
consiste solitamente nella presenza dell’espansione di
triplette GAA in una parte del gene che non codifica,
con conseguente riduzione nella produzione di fratassina
(piuttosto che nella produzione di una forma alterata di
fratassina). In un piccolo sottogruppo di pazienti AF
sono presenti mutazioni piccole, o “puntiformi”***, che
portano alla produzione di una fratassina alterata,
probabilmente meno funzionale. Nonostante sia possibile
che esistano pazienti AF con mutazioni non senso, finora
non ne ho avuto notizia. Qualora ce ne fossero, per loro
il PTC124 potrebbe risultare efficace. Cordiali saluti,
Rob (Dott. Wilson) ** codone: tripletta di basi azotate
che nell’RNA messaggero codifica uno specifico
aminoacido, oppure un segnale di arresto (ndt) ***
mutazione puntiforme: mutazione che ha per effetto la
sostituzione di un nucleotide con un altro (ndt)
----------------------------------- e-mail di Paul
Konanz al Dott. Wilson: I miei saluti, Dott. Wilson!
Dalla notizia riportata qui sotto sembrerebbe che un Suo
collega dell’università della Pennsilvania abbia
scoperto una “magica” pillola per le mutazioni non senso
che entro il 2009 potrebbe rivelarsi efficace per
migliaia di malattie (al momento, con ogni probabilità,
solo per la distrofia di Duchenne). L’AF, dal semplice
punto di vista di un genitore, potrebbe rientrare in
questo gruppo di malattie. Questa notizia verrà diffusa
a breve attraverso il FAPG e INTERNAF; potrebbe
gentilmente farci pervenire un Suo commento su questa
linea di ricerca e dirci se dovremmo considerarla di
interesse per l’AF a livello terapeutico? Posterò la Sua
risposta alle mailing-list. Paul
Fonte/Sourge: FA_BABELFAMILLY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: documento
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYInviato il 25 apr 2007 : 18:40:39 E' disponibile sul
sito www.fagofar.org (sezione News 2007) il documento
sottoscritto dalla quasi totalità delle associazioni
mondiali (se si tiene in considerazione che la firma di
euro-ataxia contiene l' assenso delle associazioni
europee ad essa affiliate). Il documento è stato redatto
in occasione del workshop organizzato da GoFAR che si è
tenuto a Torino nel marzo scorso (il cui programma è
visionabile sul sito nella sezione attività). Il
documento o "Resolution", come da noi partecipanti al
workshop è stato battezzato,è stato presentato da
Bernardo, in qualità di neo rappresentante europeo, ai
ricercatori presenti al meeting scientifico di Brussels.
La necessità di una rappresentanza anche europea oltre
che americana al processo di formulazione dei trials
clinici in animo di realizzazione, è fondamentale per
una sempre maggior trasparenza, per una più puntuale
informazione e per una velocizzazione di tutto il
processo. Altrettanto, e non meno importante, la
partecipazione della rappresentanza europea al processo
di sviluppo di nuovi potenziali farmaci. Come primo atto
compiuto da Bernardo in qualità di rappresentante
europeo, in accompagnamento alla presentazione, è stata
presentata "La carta dei diritti" dei pazienti per i
trials clinici delle malattie rare ai cui principi tutti
i rappresentanti europei si attengono, stilata da
EURORDIS, di cui stiamo per diventare affiliati. La
carta è visionabile all’indirizzo
http://www.eurordis.org/article.php3?id_article=1298
L'elevato richiamo ai principi etici e alla trasparenza
è stato accolto dai ricercatori con grande sostegno.
Pensiamo che tutte queste azioni, unite alla qualità
della ricerca in atto, possano contribuire ad un più
rapido avanzamento della medesima verso la meta finale
ad appannaggio di tutta la comunità dei pazienti AF. In
fede Mina
Fonte/Sourge: FA_BABELFAMILLY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: SCIENZA/ FORSE FRA 3 ANNI FARMACO CONTRO 1800 MALATTIE
GENETICHE
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYPTC124 positivo per Distrofia muscolare e Fibrosi
cistica 23-04-2007 10:54 Roma, 23 apr. (Apcom) - Il
PTC124, il farmaco che secondo gli scienziati sarebbe in
grado di combattere un amplissimo spettro di malattie
genetiche potrebbe essere disponibile nel giro di tre
anni. Lo scrive l'edizione online del Times precisando
che la fase finale della sperimentazione si terrà nel
corso dell'anno. Il PTC124 ha avuto risultati
incoraggianti in particolare su pazienti affetti da
Distrofia muscolare di Duchenne e da Fibrosi cistica,
due patologie al momento incurabili. Ma secondo i
ricercatori potrebbe agire efficacemente anche contro
altre 1.800 malattie genetiche.
Fonte/Sourge: FA_BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: mailing-list Ataxiaenmexico - un raggio di speranza
(fosfolipidi e un complemento alimentare di vitamina B)
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYCaro Gian Piero, gradirei che nella mailing-list
venisse comunicato che la Federazione delle Atassie di
Spagna sta promuovendo uno studio a Valladolid condotto
dalla Dr.ssa Benedicta Catalan. I nostri pazienti
acquistano il farmaco prodotto da una ditta farmaceutica
spagnola, secondo le dosi stabilite dai medici di
Valladolid e che sono: Vitamina B3 (nicotinamide)……….
30,24 mg. Vitamina B1 (tiamina)………………. 7,40 mg. Vitamina
B2 (riboflavina)…………… 6,00 mg. Vitamina B6
(piridoxina)…………… 7,32 mg. Vitamina B12 0,1%
(cobalamina) 6,00 mg. Vitamina E acetato
50%.................. 12 mg. Cera d’api
(eccipiente)…………. 20 mg. Lecitina Epikuron 135
F.............. 857,14 mg. Credo che qualsiasi casa
farmaceutica di qualsiasi paese sia in grado di
preparare questo prodotto a queste dosi. Qui lo abbiamo
acquistato senza problemi. In effetti io ne ho comprato
6 confezioni per mio figlio, che ora lo sta prendendo.
Un abbraccio, Isabel Notizia presa dalla mailing-list
Ataxiaenmexico:
http://mx.groups.yahoo.com/group/ataxiaenmexico/
**Claudia** ha scritto: Salve a tutti!!! Eccovi il testo
relativo al medicinale che ho preferito non inviarvi
fino all'iscrizione nella nostra lista del suo autore
(Israel Laureano), che mi ha dato questa informazione.
.... E ho il piacere di informarvi che si è iscritto
:-). Leggete qui sotto. E' interessante e può esserci
molto utile. Inviato: domenica, 18 marzo 2007 18:13
Oggetto: [ataxiamexico] Un raggio di speranza Nel
settembre del 2005 a uno spagnolo atassico, il Sig.
Rafael Fernández, è capitato di fare casualmente una
scoperta incredibile: il veterinario Ulf Tubessing di
Windhoek, Namibia (in Africa) aveva curato alcuni
leopardi atassici. Rafael Fernández si è messo in
contatto con il veterinario ed ha ottenuto la formula
del medicinale, essenzialmente pura vitamina B
(comunque, la storia di Fernández è disponibile nel sito
http://www.ataxias.org . Visitatelo e lasciate un
messaggio; sono sicuro che a Rafael farà molto piacere).
Il farmaco originale viene fabbricato dalla AVENTIS
nella sua filiale di Vienna, in Austria, ed è
disponibile solo in Europa (importarlo in Messico viene
a costare MOLTISSIMO). Uno dei miei fratelli (anche lui
atassico) si è messo in contatto con questo signore
spagnolo che gli ha consigliato il sito
http://www.betterlife.com su cui è possibile
ordinare i medicinali PHOSCHOL (fosfatidilcolina,
derivata dalla soia) e SOLARAY (vitamina B-Complesso
75). Questi due medicinali vengono prodotti negli Stati
Uniti e farli arrivare in Messico viene a costare un po'
meno. Il PhosChol è composto principalmente da
fosfolípidi**, i componenti naturali delle membrane
cellulari. Solaray è un complemento alimentare a base di
vitamina B. La quantità consigliata normalmente su base
giornaliera è di 10 mg di vitamina B; la quantità
necessaria per trattare l'atassia è di 75 mg al giorno.
La vitamina B può essere acquistata in qualsiasi centro
alimentare (in base alla quantità occorrerà assumerne
tra le due e le tre compresse al giorno) o in farmacia
tramite pastiglie o iniezioni. Sia io che due dei miei
fratelli siamo atassici e compriamo un flacone di
PhosChol da 900 mg; per la vitamina B acquistiamo un
complesso vitaminico che si chiama Stresstabs (bisogna
prenderne tra le due e le tre compresse al giorno). Con
questi prodotti non si cura l'atassia, perchè l'atassia
dipende da un difetto genetico, però si attenuano molto
i suoi sintomi e i suoi effetti. Nel sito
http://www.ataxias.org sono disponibili maggiori
informazioni. **
http://it.wikipedia.org/wiki/Fosfolipide (nota di
GP)
Fonte/Sourge: FA:BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: Staminali salva ictus
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYQueste cellule, iniettate nel tessuto cerebrale,
inducono una risposta protettiva, restituendo
funzionalità ai neuroni. Lo studio su Plos One
http://www.plosone.org/article/fetchArticle.action?articleURI=info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0000373
Riparare i danni causati da una ischemia cerebrale
utilizzando le cellule staminali. È quanto sono riusciti
a fare i ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano
nel corso di uno studio svolto in collaborazione con
l’Istituto neurologico Besta di capoluogo lombardo e
l’Università di Losanna, pubblicato su Plos One. L’idea
di base della ricerca è stata quella di ridare
funzionalità al tessuto danneggiato in seguito a un
ictus attraverso l’innesto di cellule staminali. In
particolare, il team ha utilizzato un tipo di staminali,
quelle ottenute dalle neurosfere, ovvero gli agglomerati
cellulari progenitori delle cellule cerebrali. “Una
volta iniettate nell’area cerebrale ischemica di alcuni
topi, queste cellule hanno indotto la produzione di
fattori protettivi da parte del tessuto stesso”, spiega
Maria Grazia De Simoni, a capo del gruppo di ricerca del
Mario Negri. “In sostanza, esse mandano dei segnali al
cervello inducendolo a produrre fattori trofici, cioè
molecole che, sebbene non riportino in vita i neuroni
morti dopo l’ictus, proteggono quelli danneggiati
evitando che facciano la stessa fine e restaurando le
funzioni cerebrali”. Nonostante non sia ancora noto il
tipo di segnale con cui le staminali inducono questa
neuro-protezione, i ricercatori hanno individuato il
ruolo in questo processo della microglia, una specifica
popolazione di cellule che costituiscono il sistema
nervoso. Proprio queste, che finora si credeva avessero
solo un ruolo tossico e infiammatorio, collaborano con
le cellule staminali alla produzione dei fattori
protettivi del cervello. “L’altro aspetto positivo dello
studio”, afferma De Simoni, “è che le staminali da noi
iniettate restano nel cervello solo per pochi giorni e
poi vengono eliminate. Un fatto importante, se si pensa
alla potenziale capacità delle cellule staminali
indifferenziate di generare tumori”. (r.p.)
Fonte/Sourge: FA:BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: Scoperta proteina coinvolta nella distrofia di Duchenne
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYSi chiama PGC-1 alfa e consente la connessione tra
motoneurone e fibra muscolare fondamentale per la
contrazione muscolare I ricercatori del Dana Farber
Cancer Institute hanno scoperto una fondamentale
componente genetica che svolge un ruolo nello sviluppo
della distrofia di Duchenne e Becker: la proteina PGC-1
alfa. Questa proteina consente la connessione tra
l'estremo di un motoneurone e una fibra muscolare,
chiamata anche giunzione neuromuscolare, attraverso cui
passano gli impulsi elettrici responsabili delle
contrazioni muscolari. Grazie ad alcune ricerche
precedenti si era già capito che l'espressione della
proteina PGC-1 alfa viene indotta dall'esercizio fisico
e dall'attività neuromotoria e inoltre media gli effetti
anti-atrofici dell’attività nervosa sulla massa
muscolare. In modelli animali della distrofia muscolare
di Duchenne si è osservato che la proteina PGC-1 alfa
attiva l'espressione di alcuni geni che, nella malattia,
sono disattivati in modo anomalo. Altro risultato
importante di Bruce Spiegelman e colleghi è di essere
riusciti, inducendo l'espressione della proteina, a
migliorare i sintomi della malattia. "Questi nostri dati
– ha spiegato Spiegelman – mostrano chiaramente che
l’aumento dei livelli di PGC-1 alfa rappresenta una
speranza terapeutica per la distrofia di Duchenne e
Becker, almeno per quanto riguarda il modello animale."
La distrofia di Duchenne è una malattia di orgine
genetica che colpisce circa un maschio su 3000 ogni
anno. E' causata dalla mutazione di un gene recessivo
che si trova sul cromosoma X e che codifica per la
proteina distrofina. La notizia è apparsa sulla rivista
"Genes & Development". Fonte: Molecularlab.it
(19/04/2007)
Fonte/Sourge: FA:BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: Cellule staminali permettono a diabetici di evitare iniezioni
insulina
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYGrazie alla trasfusione di staminali, giovani pazienti
hanno ricominciato a produrre insulina autonomamente. Un
nuovo studio sulle cellule staminali sta aprendo nuove
prospettive anche per il trattamento del diabete. E'
stata messa a punto ed è già in fase di sperimentazione
una terapia con cellule staminali che ha permesso agli
ammalati di diabete di evitare le quotidiane iniezioni
di insulina. Il loro organismo, infatti, trattato con le
staminali ha di nuovo imparato, per così dire, a
produrre l'ormone in modo naturale e autonomo. Per ora
lo studio è stato condotto su 15 giovani pazienti
affetti da diabete di tipo 1. A questi, in primo luogo,
sono stati somministrati farmaci per diminuire le difese
immunitarie e in seguito sono state eseguite trasfusioni
di cellule staminali prelevate dal loro stesso sangue.
13 pazienti su 15 hanno così evitato le iniezioni di
insulina. Questo risultato è di grande importanza per la
lotta ad una malattia così diffusa come il diabete. Lo
studio riguardava individui affetti da diabete di tipo
1, malattia che colpisce solo una piccola percentuale di
pazienti e che forse è causata da un virus. Infatti
recentemente una ricerca internazionale condotta dalle
università di Siena e Pisa e da Novartis Vaccines ha
dimostrato l'incidenza di un virus che attacca il
pancreas, il Coxsackie B4. Questo nuovo studio è stato
pubblicato sul Journal of the American Medical
Association (JAMA) (vedi relativo abstract qui di
seguito, GP) Fonte: Molecularlab.it (18/04/2007)
--------------------------------------------------------------------
http://jama.ama-assn.org/cgi/content/short/297/14/1568
Autologous Nonmyeloablative Hematopoietic Stem Cell
Transplantation in Newly Diagnosed Type 1 Diabetes
Mellitus Júlio C. Voltarelli, MD, PhD; Carlos E. B.
Couri, MD, PhD; Ana B. P. L. Stracieri, MD, PhD; Maria
C. Oliveira, MD, MSc; Daniela A. Moraes, MD; Fabiano
Pieroni, MD, PhD; Marina Coutinho, MD, MSc; Kelen C. R.
Malmegrim, PhD; Maria C. Foss-Freitas, MD, PhD; Belinda
P. Simões, MD, PhD; Milton C. Foss, MD, PhD; Elizabeth
Squiers, MD; Richard K. Burt, MD Author Affiliations:
Department of Clinical Medicine, School of Medicine of
Ribeirão Preto, University of São Paulo, Ribeirão Preto,
Brazil (Drs Voltarelli, Couri, Stracieri, Oliveira,
Moraes, Pieroni, Coutinho, Malmegrim, Foss-Freitas,
Simões, and Foss); Y's Therapeutic Inc, Bur lingame,
Calif (Dr Squiers); and Division of Immunotherapy,
Northwestern University, Chicago, Ill (Dr Burt). JAMA.
2007;297:1568-1576. Context Type 1 diabetes mellitus
(DM) results from a cell-mediated autoimmune attack
against pancreatic beta cells. Previous animal and
clinical studies suggest that moderate immunosuppression
in newly diagnosed type 1 DM can prevent further loss of
insulin production and can reduce insulin needs.
Objective To determine the safety and metabolic effects
of high-dose immunosuppression followed by autologous
nonmyeloablative hematopoietic stem cell transplantation
(AHST) in newly diagnosed type 1 DM. Design, Setting,
and Participants A prospective phase 1/2 study of 15
patients with type 1 DM (aged 14-31 years) diagnosed
within the previous 6 weeks by clinical findings and
hyperglycemia and confirmed with positive antibodies
against glutamic acid decarboxylase. Enrollment was
November 2003-July 2006 with observation until February
2007 at the Bone Marrow Transplantation Unit of the
School of Medicine of Ribeirão Preto, Ribeirão Preto,
Brazil. Patients with previous diabetic ketoacidosis
were excluded after the first patient with diabetic
ketoacidosis failed to benefit from AHST. Hematopoietic
stem cells were mobilized with cyclophosphamide (2.0
g/m2) and granulocyte colony-stimulating factor (10
µg/kg per day) and then collected from peripheral blood
by leukapheresis and cryopreserved. The cells were
injected intravenously after conditioning with
cyclophosphamide (200 mg/kg) and rabbit antithymocyte
globulin (4.5 mg/kg). Main Outcome Measures Morbidity
and mortality from transplantation and temporal changes
in exogenous insulin requirements (daily dose and
duration of usage). Secondary end points: serum levels
of hemoglobin A1c, C-peptide levels during the
mixed-meal tolerance test, and anti–glutamic acid
decarboxylase antibody titers measured before and at
different times following AHST. Results During a 7- to
36-month follow-up (mean 18.8), 14 patients became
insulin-free (1 for 35 months, 4 for at least 21 months,
7 for at least 6 months; and 2 with late response were
insulin-free for 1 and 5 months, respectively). Among
those, 1 patient resumed insulin use 1 year after AHST.
At 6 months after AHST, mean total area under the
C-peptide response curve was significantly greater than
the pretreatment values, and at 12 and 24 months it did
not change. Anti–glutamic acid decarboxylase antibody
levels decreased after 6 months and stabilized at 12 and
24 months. Serum levels of hemoglobin A1c were
maintained at less than 7% in 13 of 14 patients. The
only acute severe adverse effect was culture-negative
bilateral pneumonia in 1 patient and late endocrine
dysfunction (hypothyroidism or hypogonadism) in 2
others. There was no mortality. Conclusions High-dose
immunosuppression and AHST were performed with
acceptable toxicity in a small number of patients with
newly diagnosed type 1 DM. With AHST, beta cell function
was increased in all but 1 patient and induced prolonged
insulin independence in the majority of the patients.
Trial Registration clinicaltrials.gov Identifier:
NCT00315133 RELATED ARTICLE Cellular Therapy for Type 1
Diabetes: Has the Time Come? Jay S. Skyler JAMA.
2007;297:1599-1600.
Fonte/Sourge: FA:BABELFAMILY list
Paese/Contry: Italia
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: Cellule staminali permettono a diabetici di evitare iniezioni
insulina
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTYGrazie alla trasfusione di staminali, giovani pazienti
hanno ricominciato a produrre insulina autonomamente. Un
nuovo studio sulle cellule staminali sta aprendo nuove
prospettive anche per il trattamento del diabete. E'
stata messa a punto ed è già in fase di sperimentazione
una terapia con cellule staminali che ha permesso agli
ammalati di diabete di evitare le quotidiane iniezioni
di insulina. Il loro organismo, infatti, trattato con le
staminali ha di nuovo imparato, per così dire, a
produrre l'ormone in modo naturale e autonomo. Per ora
lo studio è stato condotto su 15 giovani pazienti
affetti da diabete di tipo 1. A questi, in primo luogo,
sono stati somministrati farmaci per diminuire le difese
immunitarie e in seguito sono state eseguite trasfusioni
di cellule staminali prelevate dal loro stesso sangue.
13 pazienti su 15 hanno così evitato le iniezioni di
insulina. Questo risultato è di grande importanza per la
lotta ad una malattia così diffusa come il diabete. Lo
studio riguardava individui affetti da diabete di tipo
1, malattia che colpisce solo una piccola percentuale di
pazienti e che forse è causata da un virus. Infatti
recentemente una ricerca internazionale condotta dalle
università di Siena e Pisa e da Novartis Vaccines ha
dimostrato l'incidenza di un virus che attacca il
pancreas, il Coxsackie B4. Questo nuovo studio è stato
pubblicato sul Journal of the American Medical
Association (JAMA) (vedi relativo abstract qui di
seguito, GP) Fonte: Molecularlab.it (18/04/2007)
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http://jama.ama-assn.org/cgi/content/short/297/14/1568
Autologous Nonmyeloablative Hematopoietic Stem Cell
Transplantation in Newly Diagnosed Type 1 Diabetes
Mellitus Júlio C. Voltarelli, MD, PhD; Carlos E. B.
Couri, MD, PhD; Ana B. P. L. Stracieri, MD, PhD; Maria
C. Oliveira, MD, MSc; Daniela A. Moraes, MD; Fabiano
Pieroni, MD, PhD; Marina Coutinho, MD, MSc; Kelen C. R.
Malmegrim, PhD; Maria C. Foss-Freitas, MD, PhD; Belinda
P. Simões, MD, PhD; Milton C. Foss, MD, PhD; Elizabeth
Squiers, MD; Richard K. Burt, MD Author Affiliations:
Department of Clinical Medicine, School of Medicine of
Ribeirão Preto, University of São Paulo, Ribeirão Preto,
Brazil (Drs Voltarelli, Couri, Stracieri, Oliveira,
Moraes, Pieroni, Coutinho, Malmegrim, Foss-Freitas,
Simões, and Foss); Y's Therapeutic Inc, Bur lingame,
Calif (Dr Squiers); and Division of Immunotherapy,
Northwestern University, Chicago, Ill (Dr Burt). JAMA.
2007;297:1568-1576. Context Type 1 diabetes mellitus
(DM) results from a cell-mediated autoimmune attack
against pancreatic beta cells. Previous animal and
clinical studies suggest that moderate immunosuppression
in newly diagnosed type 1 DM can prevent further loss of
insulin production and can reduce insulin needs.
Objective To determine the safety and metabolic effects
of high-dose immunosuppression followed by autologous
nonmyeloablative hematopoietic stem cell transplantation
(AHST) in newly diagnosed type 1 DM. Design, Setting,
and Participants A prospective phase 1/2 study of 15
patients with type 1 DM (aged 14-31 years) diagnosed
within the previous 6 weeks by clinical findings and
hyperglycemia and confirmed with positive antibodies
against glutamic acid decarboxylase. Enrollment was
November 2003-July 2006 with observation until February
2007 at the Bone Marrow Transplantation Unit of the
School of Medicine of Ribeirão Preto, Ribeirão Preto,
Brazil. Patients with previous diabetic ketoacidosis
were excluded after the first patient with diabetic
ketoacidosis failed to benefit from AHST. Hematopoietic
stem cells were mobilized with cyclophosphamide (2.0
g/m2) and granulocyte colony-stimulating factor (10
µg/kg per day) and then collected from peripheral blood
by leukapheresis and cryopreserved. The cells were
injected intravenously after conditioning with
cyclophosphamide (200 mg/kg) and rabbit antithymocyte
globulin (4.5 mg/kg). Main Outcome Measures Morbidity
and mortality from transplantation and temporal changes
in exogenous insulin requirements (daily dose and
duration of usage). Secondary end points: serum levels
of hemoglobin A1c, C-peptide levels during the
mixed-meal tolerance test, and anti–glutamic acid
decarboxylase antibody titers measured before and at
different times following AHST. Results During a 7- to
36-month follow-up (mean 18.8), 14 patients became
insulin-free (1 for 35 months, 4 for at least 21 months,
7 for at least 6 months; and 2 with late response were
insulin-free for 1 and 5 months, respectively). Among
those, 1 patient resumed insulin use 1 year after AHST.
At 6 months after AHST, mean total area under the
C-peptide response curve was significantly greater than
the pretreatment values, and at 12 and 24 months it did
not change. Anti–glutamic acid decarboxylase antibody
levels decreased after 6 months and stabilized at 12 and
24 months. Serum levels of hemoglobin A1c were
maintained at less than 7% in 13 of 14 patients. The
only acute severe adverse effect was culture-negative
bilateral pneumonia in 1 patient and late endocrine
dysfunction (hypothyroidism or hypogonadism) in 2
others. There was no mortality. Conclusions High-dose
immunosuppression and AHST were performed with
acceptable toxicity in a small number of patients with
newly diagnosed type 1 DM. With AHST, beta cell function
was increased in all but 1 patient and induced prolonged
insulin independence in the majority of the patients.
Trial Registration clinicaltrials.gov Identifier:
NCT00315133 RELATED ARTICLE Cellular Therapy for Type 1
Diabetes: Has the Time Come? Jay S. Skyler JAMA.
2007;297:1599-1600.
Fonte/Sourge: e-mail
Juliette Dieusaert a Paolo
Zengara
Paese/Contry: Francia . USA
Autore/Author: Paolo Zengara
Argument: Incontro
con il Pr.Pandolfo - 16 gennaio 2007
Date: venerdì 27 aprile 2007
INFOFATTY
Incontro con il Pr.Pandolfo - 16 gennaio
2007
Ospedale Erasmo - Bruxelles
Sintesi
per i CA dell'AFAF e Euroataxia.
Il Prof. Massimo Pandolfo mi ha
gentilmente e a lungo ricevuto questo 16 gennaio per
fareil punto sui lavori di ricerca fondamentale di base
e diversi progetti europei e/o americani e discutere
della collaborazione con l'AFAF.Grazie ancora per questa
condivisione che è portatrice di speranza per i nostri
malati e le famiglie, e per le nostre collaborazioni.
Ricerca
fondamentale
1 -
Ricerca dell'èquipe Gottesfeld - Pandolfo :"Superare il
difetto di trascrizione nell'atassia di Fridreich con
piccole molecolecome le HDACi (inibitori delle proteine
deacetylasi) e poter restaurare un livello sufficiente
di fratassina.
Questo studio testerà principalmente
l'effetto di queste molecole su un topo.Questo lavoro è
condotto congiuntamente dall'équipe del Pr. J.
Gottesfeld (USA) e l'èquipe del Pr.M.Pandolfo
(Bruxelles). La D.ssa Elisabetta Soragni, nell'anno del
post-dottorato, del gruppo di lavoro del Pr. Gottesfeld,
è venuta a lavorare a Bruxelles per 10 giorni nel 2006 e
potrà ritornare se sarà necessario.Le spese di viaggio
della D.ssa Soragni sono state rimborsate dal GoFAR.
Il progetto nel laboratorio del Pr.
Pandolfo sarà finanziato da Ataxia UK (29.333 €) ,FARA (Friedreich's
Ataxia Research Alliance) con MDA/Seek-a-Miracle
(29.333€),Friedreichs's ataxia Society Ireland (22.000€)
e dal Comitato GoFAR- Rudi (29.333€). Un contributo
supplementare di 100.000€ è stato elargito da una banca
italiana (Fondazione CRT) *
* Comunicato di Mina Ruggieri del
comitato GoFAR ddel 14 gennaio 2007 -
www.fagofar.org
2 - lavori complementari di un dottorante
proveniente dall'èquipe di S.Cocozza, Napoli, che
verrebbe a Bruxelles per il suo dottorato.
Il Pr. Pandolfo deve inviare all'AFAF un dossier di
richiesta di borsa di studio (inviargli un dossier per
e- mail).
3 - Lavori di M. Payne, W
Tomamichel e Qiujuan Wang, ricerca pediatrica,
Università d'Indiana, Indianapoli: Immissione di
proteine (fratassina TAT) come proteine terapeutiche. A
seguire.
Ricerca
clinica
1 -Esperimento Idebenone
Il Pr:Pandolfo riunisce i gruppi che
partecipano in Europa all’esperimento Idebenone con la
collaborazione del laboratorio Santhera. E’ possibile
che alcune modifiche al protocollo saranno prossimamente
introdotte da Santhera. La durata dell’esperimento è di
un anno, in Gran Bretagna, Olanda, Germania, Francia e
Belgio. Il reclutamento è in corso, ma è sempre assai
difficile: numero dei malati limitato, stesso stadio
della malattia, rifiuto dei medicinali, etc..Solo un
esperimento in “buona e dovuta forma” con medicinali
potrà essere concludente sulle dosi efficaci.
2-
Esperimento Idebenone per i bambini
Lo studio americano era un esperimento di
fase II, con diversi dosaggi di medicinale, mirante a
verificare soprattutto la tossicità. In maniera un po’
inesatta, ma sperata, sono stati riscontrati
miglioramenti sul piano neurologico; bisogna dunque ora
mettere in campo una fase III e analizzare meglio questi
risultati a priore promettenti.L’insieme degli studi
IDEBENONE potrebbe condurre, se i risultati positivi si
confermassero) ad allestire dei dossier nel 2008, presso
la FDA e l’EMEA (agenzie di medicina americana ed
europea) per l’autorizzazione della messa sul mercato
dei prodotti più dosatie il rimborso, dando così
l’accesso all’idebenone per tutti.
3 –
Un esperimento può essere esteso al Deferiprone
Arnold Munnich e Massimo Pandolfo
progettano di estendere l’esperimento con il Deferiprone;
anche li, le stesse difficoltà di reclutamento, etc..,
ma il discorso è iniziato.
4 – Altri esperimenti :
EPO (Austria) – Mitoquinone (Australia e USA):
Attualmente non vi sono risultati sufficiente.
Commento personale riguardanti gli
esperimenti clinici.
Di fronte a queste informazioni, diffuse
largamente dall’associazione americana, FARA, via
Internet o i nostri incontri sempre più frequenti, e
dunque accessibili a molti, il primo desiderio della
maggior parte dei malati e delle famiglie è una forte
impazienza di accedere finalmente al più presto a uno o
a più trattamenti, e spesso una sensazione di perdita di
tempo, desiderio che si comprende bene in rapporto
all’evoluzione della malattia.
Io credo che bisogna spiegare senza sosta
che se tutti gli studi sono condotti in buone condizioni
scientifiche, e se occorre qualche mese in più per il
reclutamento dei malati, i finanziamenti
dell’esperimento o la costituzione dei comitati piloti
di medici, etc,non è veramente tempo perduto: è
impegnarsi in un lavoro che ha senso e che, per il fatto
delle sue solide conclusioni, permetteràdi beneficiare
di veri trattamenti efficaci per tutti, al più presto.
Aggiunta del Pr. Pandolci
E’ giusto guardare l’esempio dell’idebenone:
solamente dopo studi rigorosifase I e II, noi cominciamo
ad avere informazionisugli effetti sull’atassia, sulla
tossicità e soprattutto sul dosaggio necessario.Io
insistosu questo ultimo aspett: questo medicinale è
stato preso a dosaggi completamente insufficienti per
avere un effetto sull’atassia per degli anni: Gli studi
hanno permesso solamente di stabilire attualmente il
dosaggio corretto.
5 –
Registro europeo dei malati di AF
Alla riunione FARA di novembre, parecchi
specialisti di AF hanno deciso di compilare un registro
europeo di malati AF.Il Dr. Schultz, dell’università di
Gottingen in Germania ha proposto una piattaforma
utilizzata in Germania per la rete Genemove che sembra
avere tutte le caratteristiche desiderate dai
ricercatori.Il Dr. Schultz fa parte dello “Steering
comittee” (Commissione guida) creata per coordinare gli
sforzi dei differenti gruppi europei che lavorano ssull’AF,
con le partecipazioni di R.Festentein, A.Munnich, F.
Palau, M.Pandolfo, H.Puccio, J. Schultz ed altri. Questo
comitato si riunirà a Francoforte a fine gennaio.
Vedere sito (in tedesco)
www.genemove.de; cliccare su amelden; benutzer:genemove;
ke** wort:genemove12, poi cliccare su atassia di F.
Il principio è che questo registro sia a
disposizione dei medici nel corso delle loro
consultazioni per avere dei dati clinici precisi sui
malati, per poi poterli contattare in vista di eventuali
esperimenti clinici.
Costo di questa piattaforma stimato in
34.800 €.
Domanda di partecipazione alle diverse associazioni
riguardanti la Friedreich:
è
possibile che una domanda di partecipazione a questo
progetto sia avanzata a
EUROTAXIA o ai suoi membri.
Pr.Jorg Schutlz- Abteilung fur
Neurodegeneration und Neurorestaurationsforschung
Zentrum fur Neurologische Medizin-University of
Gottingen – WALDEWEG 33 – 37073 GOTTINGEN –
Germany – Joerg.b.schultz@uni-tuebingen.de
5 – La conferenza satellite
tra i ricercatori, Eurotaxia, etc.. stabilita per fine
gennaio 2007 è rinviata probabilmente al gennaio 2008,
visto i prossimi incontri programmati.
6 – Ricerca sul diabete
nella Friedreich: di diabetologi dell’Ospedale
Erasmo di Bruxelles (Drs Françoise Ferry, Myriam Cnop,
Audrey Begu) verranno ad esporre i loro risultati dello
studio fatto con aderenti e famiglie del Belgio e del
Nord di Parigi, fin dal WE AFAF , a Nouans il 12
maggio; il Prof. Pandolfo dovrebbe consegnare presto
questi risultati.
Simposio internazionale delle anomalie
dei movimenti dal 10 al 12 maggio a Bonn in
Germania.
Le associazioni vi sono ugualmente
invitate: e.mail di Peter Reussner – Deutch Heredo
Ataxie Gelsellschaft ( è il nostro we AFAF).
Progetto iniziato dal Dr Th Klockgether,
clinica neurologica di Bonn. Parecchi rapporti sono
relativi allo studio dei movimenti nell’AF; M Pandolfo,
M Koenig e altri ci saranno.Gli organizzatori,
sull’esempio di FARA, sperano che questo sarà il punto
di partenza di numerose collaborazioni.
Essi sperano che ogni associazione possa partecipare a
partire da 1000 a 2000€
www.ataxie.be -
dhag@ataxie.de
thomas.Klockgether@ukb.uni-bonn.de/
peter.reussner@t-online.de
EUROATAXIA il 9 e 10 novembre 2007
Sembra importante costituire un’èquipe
medico-scientifica e di membri di associazioni,
responsabili dell’organizzazione ++.Bisognerà costituire
un elenco di persone da invitare.Il venerdì potrebbe
essere dedicato agli esposti di tutte le Atassie di cui
una metà AF.
Il sabato sarà associativo, fra cui anche
gli scambi di documenti, o per esempio di elementi per
la riadattazione (o riabilitazione come si dice;lavori++
fatti in Olanda).
Una opzione è stata posta alla residenza
internazionale – Paris 20*.
Finanziamento e organizzazione da
discutere con EUROATAXIA, CSC, AFAF e vedere anche
EURORDIS?
Il laboratorio Takeda parteciperà in
parte anche al finanziamento di queste due giornate.
Juliette Dieusaert – AFAF – 17 gennaio 2007
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