|
XXXVII Congresso
Società Italiana di Neurologia
QUINTA
GIORNATA - MERCOLEDI' 18 ottobre 2006
I REPORT DALLE SALE CONGRESSUALI
CORSO DI AGGIORNAMENTO: ATASSIE
EREDITARIE
Le atassie autonomiche recessive (A. Filla)
Recentemente è stata proposta una classificazione
patogeneticadelle atassie ereditarie (AE) in cinque
principali categorie [1]: (1) mitocondriali; (2)
metaboliche; (3) da difetto di riparazione del DNA; (4)
da alterato folding e degradazione delle proteine; (5)
da canalopatie.
Le atassie autosomiche recessive cadono nei primi
quattro gruppi, ma in diverse forme il meccanismo
patogenetico non è ancora stato chiarito. Le atassie
mitocondriali sono causate da mutazioni a carico di
proteine mitocondriali codificate dal DNA nucleare o
mitocondriale (mtDNA). L'atassia di Friedreich (FRDA),
la sindrome con atassia recessiva mitocondriale (MIRAS)
[2] e l'atassia spinocerebellare ad esordio infantile (IOSCA)
[3] appartengono al primo gruppo. Mutazioni puntiformi
nel mtDNA causano MERFF, NARP e larghe delezioni sono
responsabili della sindrome di Kearns-Sayre. L'atassia
può essere anche un segno del deficit parziale muscolare
del coenzima Q10 (CoQ10) [4].
Le atassie associate a difetto di riparazione del DNA
comprendono le EA causate da mutazione di proteine che
intervengono nel segnalare, trasmettere e riparare il
danno al DNA.
Possono essere suddivise in due gruppi a secondo che il
danno coinvolga il singolo (SSBR) o il doppio (DSBR)
filamento di DNA.
L'atassia telangiectasia (AT) e l'AT-like disorder (ATLD)
cadono nel primo gruppo dove possono essere presenti
instabilità cromosomica, sensibilità alle radiazioni
ionizzanti e tumori. La atassia spinocerebellare con
neuropatia 1 (SCAN1) l'atassia con aprassia oculomotoria
tipo 1 (AOA1) e probabilmente la tipo 2 (AOA2) lo
xeroterma pigmentosum (XP) e la sindrome di Cockayne
(CS) rientrano nel secondo gruppo Le atassie recessive
associate ad alterato folding e degradazione delle
proteine possono essere causate da mutazioni di
chaperoni e comprendono: la atassia spastica autosomica
recessiva di Charlevoix-Saguenay (ARSACS) e la sindrome
di Marinesco-Sjögren (MSS). Altre atassie recessive che
non ricadono nei gruppi precedenti includono le atassie
congenite, l'atassia ad esordio precoce con
conservazione dei riflessi osteotendinei (EOCA) e le
atassie cerebellari con ipogonadismo, segni oculari,
sordità, mioclono o segni extrapiramidali.
FRDA è la malattia mitocondriale più comune ed è
l'atassia recessiva ad esordio precoce più frequente in
Europa, dove rappresenta circa il 50% delle casistiche..
L'atassia cerebellare con deficit parziale di CoQ10 è
stata descritta in un piccolo numero di pazienti. AT è
la causa più comune di atassia cerebellare progressiva
della prima infanzia..In Giappone, dove FRDA è assente,
AOA1 è la forma più frequente di atassia autosomica
recessiva ed è la seconda in Portogallo dopo FRDA. AOA2
è presente nell'8% dei pazienti non FRDA con atassia
autosomica recessiva in una serie francese.
ARSACS è stata identificata in una serie di famiglie
nella regione di Charlevoix-Saguenay, nel nord est del
Quebec dove la frequenza del carrier è di 1/22 [14]. La
malattia è presente anche in nord Africa, Giappone,
Italia meridionale, Spagna e Turchia. Non ci sono dati
di prevalenza per la MSS. EOCA è la seconda più comune
atassia recessiva con una prevalenza da 0,8 a 1,5x10-5
in Europa, la metà circa di quella di FRDA Genetica e
patogenesi.
Il gene FRDA (X25) codifica per la fratassina, una
proteina mitocondriale di 210 aminoacidi. Il 98% degli
alleli patologici ha un'anomala espansione della
tripletta guanina- adenina-adenina (GAA) nel primo
introne del gene, mentre mutazioni missense e troncanti
sono presenti nel restante 2%. L'espansione GAA inibisce
l'espressione genica causando una marcata riduzione
della proteina negli omozigoti. Pertanto FRDA è una
malattia da perditadi funzione Modelli di lievito ed
animali e studi nell'uomohanno mostrato l'accumulo di
ferro intramitocondriale.
Mutazioni dominanti causano un'oftalmoplegia esterna
progressiva (PEO) associata a delezioni multiple del
mtDNA. Mutazioni recessive sono responsabili di due
forme di atassia non associate ad instabilità del mtDNA:
MIRAS (POLG1) e IOSCA (C10orf2) . Mutazioni del gene e
della proteina ATM sono responsabilidi AT. La proteina
ATM è il "master controller" della risposta al danno al
doppio filamento. ATM è una serina treonina chinasi in
grado di fosforilare numerosi substrati coinvolti non
solo nel meccanismo di riparo del DNA ma anche nella
regolazione del ciclo cellulare, nella proliferazione
cellulare e nella soppressione tumorale Mutazioni di
MRE11 causano ATLD.
Mutazioni missense e troncanti del gene APTX sono
responsabili di AOA1. APTX codifica tramite splicing
alternativo per aprataxina, una proteina nucleare
ubiquitariamente espressa nei vari tessuti. L'RNA
messaggero più rappresentato codifica una variante
proteica di 342 aminoacidi caratterizzata da tre domini:
"zinc finger", "histidine triad" (HIT), e un dominio con
parziale omologia per la 5'-polinucleotide
chinasi/3'-fosfatasi, una proteina coinvolta nel SSBR.
Finora tutte le mutazioni descritte cadono nel dominio
HIT o "zinc finger". SCAN1 è causata da mutazioni nel
gene TDP1, che codifica per una tirosil-DNA
fosfodiesterasi, che permette la rottura del legame
covalente tra la topoisomerasi I ed il DNA durante la
replicazione o la trascrizione.
In AOA2 sono state identificate mutazioni recessive del
gene SETX. Quest'ultimo codifica per senatassina, una
proteina di 2677 aminoacidi a funzione tuttora
sconosciuta. Per diventare funzionalmente attive le
catene proteiche di nuova sintesi devono ripiegarsi in
una conformazione tridimensionale basata sulla sequenza
aminoacidica.
Sebbene in vitro molte proteine possano ripiegarsi
spontaneamente, in vivo un gruppo di proteine denominate
"chaperoni" sono essenziali affinché il folding proteico
si verifichi con elevata efficienza. Oltre ad
intervenire nel folding, gli chaperoni sono coinvolti in
altri processi cellulari che includono il targeting e
degradazione delle proteine e la trasduzione del
segnale. Le mutazioni missense e troncanti nel gene SACS
sono responsabili di ARSACS. La struttura del gene non è
stata ancora definita. Le malattie mitocondriali sono
multisistemiche. FRDA èun esempio. Alla compromissione
del sistema nervoso centrale e periferico si associa
quella endocrina (diabete), cardiaca e di organi
sensoriali (occhio ed orecchio).
In pazienti con FRDA tipico l'esordio si verifica
usualmente nella prima adolescenza. C'è una correlazione
inversa tra il numero di ripetizioni GAA sull'allele
minore e l'età di esordio. La malattia è caratterizzata
da atassia progressiva, disartria, riflessi
osteotendinei assenti, segno di Babinski ed
ipopallestesia. Deformità scheletriche (piede cavo e
scoliosi) sono pressoché costanti.
L'ipertrofia del ventricolo sinistro è frequente. Il
diabete può presentarsi negli stadi tardivi di malattia.
Pochi pazienti sono eterozigoti composti per
l'espansione GAA su un allele e una mutazione puntiforme
missense o troncante sull'altro. Questi pazienti hanno
un esordio più precoce e minore frequenza di disartria .
Il clonaggio del gene FRDA ha consentito di ampliare il
fenotipo. In particolare sono state identificate due
varianti: il 12% dei pazienti ha FRDA con esordio dopo i
25 anni fino alla sesta decade (LOFA); il 13% ha FRDA
con conservazione dei riflessi osteotendinei (FARR).
Esordio tardivo e conservazione dei rilessi coesistono
frequentemente e suggerisco una prognosi migliore.
Entrambi i segni sono associati ad un'espansione GAA
significativamente minore nell'allele più cortoSono
state anche riportate varianti senza disartria e
neuropatia periferica o con spasticità o corea.
Per quanto riguarda le altre atassie mitocondriali
dovute a mutazioni di geni nucleari, l'età di esordio è
molto precoce in IOSCA e varia dalla prima alla quarta
decade in MIRAS e nel deficit di CoQ10. Alla atassia si
associano molto frequentemente epilessia, ritardo
mentale, demenza, oftalmoplegia e neuropatia periferica.
Il tremore e mioclono possono essere presenti in MIRAS e
deficit di CoQ10, segni piramidali nel deficit di CoQ10,
atrofia ottica e sordità in IOSCA, ad ipogonadismo
ipergonadotropo in IOSCA e deficit di CoQ10. La
risonanza magnetica mostra un alterato segnale nel
cervelletto, olive, talamo e corteccia occipitale in
MIRAS.
Le EA associate a difetto di riparazione del DNA hanno
diversi segni in comune. L'atassia e la neuropatia
periferica sono constanti. L'aprassia oculomotoria ed i
segni extrapiramidali sono frequenti. Segni
extraneurologici, ad esempio tumori ed aberrazioni
cromosomiche sono presenti quando sono coinvolte
proteine del riparo del doppio filamento di DNA. Marker
biochimici periferici sono l'aumento dei livelli di ?-fetoproteina,
ipercolesterolemia ed ipoalbuminemia.
AT è caratterizzata da una triade di segni clinici: un
disturbo neurologico progressivo complesso,
teleangectasie e deficit immunitario. L'atassia
cerebellare esordisce quando il bambino inizia a
camminare. Possono essere presenti coreoatetosi,
ipomimia e scialorrea. Nel tentativo di guardare un
oggetto il paziente gira prima la testa e gli occhi
seguono lentamente (aprassia oculomotoria). È costante
la neuropatia, prevalentemente sensitiva. Le
teleangectasie si sviluppano usualmente più tardivamente
e sono più evidenti nelle congiuntive. I pazienti hanno
un deficit dell'immunità cellulare ed umorale con
infezioni respiratorie ricorrenti, bronchiectasie ed
aumentata frequenza di neoplasie linforeticolari,
carcinomi e gliomi. Gli eterozigoti hanno un aumentato
rischio di tumore, principalmente del seno. Suggeriscono
la diagnosi livelli elevati di ?-fetoproteina, basi
livelli di immunoglobuline, traslocazioni cromosomiche
7-14 all'esame del cariotipo ed aumentata sensibilità
alle radiazioni ionizzanti sia dei fibroblasti che dei
linfoblasti L'assenza della proteina ATM al western blot
conferma la diagnosi. Una aumentata radiosensibilità
delle cellule in coltura si verifica anche in ATDL, che
ha un esordio più tardivo ed un decorso più mite
rispetto ad AT.
I segni extraneurologici sono assenti nelle atassie da
alterato SSBR. L'esordio si verifica nella prima decade
in AOA1 e nella seconda in AOA2 e SCAN1. Atassia e
neuropatia periferica sono costanti in tutte le forme.
L'aprassia oculomotoria, la coreoatetosi e la distonia
sono frequenti in AOA1 e AOA2. I dati di laboratorio che
orientano verso la diagnosi sono l'aumento dell'?-fetoproteina
in AOA2, aumento della creatinchinasi in AOA1 e AOA2, ed
una riduzione dell'albumina ed aumento del colesterolo
in tutte e tre le forme. Un deficit parziale di CoQ10
muscolare è stata dimostrata in una famiglia con AOA1.
XP è caratterizzato da una estrema fotosensibilità della
pelle e degli occhi con un aumento di frequenza di 1000
volte di neoplasie cutanee ed oculari. Circa il 30% dei
pazienti ha dei segni neurologici che in genere si
manifestano prima dei 30 anni. Tali segni sono variabili
ed includono: atassia, coreoatetosi, neuropatia
periferica, ritardo mentale e demenza, epilessia,
spasticità, ipoacusia. Possono essere presenti
microcefalia, bassa statura ed ipogonadismo.
L'associazione di XP con severi segni neurologici,
nanismo ed ipogonadismo definisce la sindrome di De
Sanctis- Cacchione . La sensibilità cutanea alla luce
solare ma senza predisposizione ai tumori caratterizza
la sindrome di Cockayne. I principali segni della
malattia sono: un marcato deficit della crescita
somatica e cerebrale postatale con spiccato nanismo e
ritardo mentale, associati ad un deterioramento
progressivo del sistema nervoso centrale e periferico
con atassia, spasticità, ipoacusia, atrofia ottica,
retinopatia pigmentaria e polineuropatia
demielininizzante Atassie associate ad alterato folding
e degradazione delle proteine ARSACS ha un fenotipo
tipico con atassia spastica ad esordio molto precoce,
neuropatia periferica progressiva e deformità
scheletriche.
MSS è caratterizzata dalla triade di atassia
cerebellare, cataratta e ritardo mentale. Altri segni
includono miopatia progressiva, bassa statura, anomalie
scheletriche ed ipogonadismo ipergonadotropo. La maggior
parte dei pazienti ha elevata creatinchinasi. Alla
microscopia elettronica del muscolo si osserva una densa
struttura membranosa che circonda il nucleo. EOCA è
clinicamente e geneticamente eterogeneo. La trasmissione
è autosomica recessiva nella maggiorparte dei casi.
Circa il 15% dei pazienti con fenotipo EOCA ha mutazioni
nel gene della fratassina. EOCA differisce da FRDA nella
conservazione dei riflessi rotulei. Altri segni
distintivi sono una migliore prognosi e l'assenza di
severe deformità scheletriche, cardiomiopatia e diabete
mellito. L'esordio si verifica nelle prime due decadi
con atassia progressiva. Segni corticospinali sono
presenti in 2/3 dei pazienti e neuropatia periferica in
1/3.
Le atassie dominanti (S.Di Donato)
Le atassie spinocerebellari dominanti (SCA) sono
caratterizzate da un'atassia ad andamento progressivo
variabilmente associata ad altri sintomi neurologici. Le
SCA sono clinicamente e geneticamente assai eterogenee e
risultano al momento associate a 27 loci . I geni della
malattia sono stati identificati ad oggi in 14 diverse
forme di SCA (SCA1-8, 10, 12, 13, 14, 17, 27, e DRPLA)
Le SCA1-3, 6, 7 e 17 e l'atrofia
dentatorubro-pallidoluisiana (DRPLA) sono dovute ad
unico tipo di mutazione, presente nei diversi geni,
consistente nell'espansione di un tratto ripetuto di CAG
in regioni esoniche codificanti; le espansioni CAG
vengono trascritte e tradotte in una lunga sequenza di
poliglutamine(poliQ) nelle proteine corrispondenti. Ne
consegue che le proteine codificate dall'allele espanso
vengono a contenere un tratto con una estesa ripetizione
poliQ, fatto che determina un'alterazione della
conformazione della proteina (misfolding), che diventa
patogena per acquisizione di una funzione nuova, tossica
per la cellula ("toxic gain of function") e
caratterizzata da tendenza alla formazione di aggregati
proteici intracellulari.
Il "guadagno" tossico di funzione si associa a
complessi, e non del tutto noti, eventi cellulari che
interferiscono con i meccanismi omeostatici delle
cellule neuronali, principalmente il controllo del "folding"
proteico, la degradazione delle proteine a livello del
proteasoma, il controllo trascrizionale, il trasporto
assonale, il metabolismo energetico. I segni clinici
sono l'espressione di una progressiva degenerazione che
interessa principalmente il cervelletto, il tronco e il
midollo spinale. SCA1-3, 6, 7, 17 e DRPLA sono associate
ad un'espansione di un tratto ripetuto di CAG tradotto
in lunghe sequenze poliQ.
Le espansioni maggiori sono associate, nelle generazioni
successive, ad un'età di esordio più precoce e un quadro
sintomatologico più grave. La presentazione clinica più
comune delle SCA è una forma di atassia "plus" trasmessa
con modalità autosomica dominante, caratterizzata da
un'associazione variabile di sintomi cerebellari,
oftalmoplegia sopranucleare, movimenti oculari saccadici
lenti, atrofia ottica, segni piramidali ed
extrapiramidali, demenza lieve-moderata, amiotrofia e
neuropatia periferica. Tale presentazione corrisponde
alla classificazione ADCA I di Harding.
Il quadro neuropatologico più frequente è quello di
un'atrofia olivopontocerebellare .Entità genetiche
diverse in questa categoria possono condividere
caratteristiche patologiche comuni, come ad esempio SCA1
e SCA2. I soggetti affetti da queste patologie
presentano una perdita estesa delle cellule del Purkinje
e una degenerazione dei nuclei pontini e delle olive
inferiori. La sostanza nera è interessata nei pazienti
affetti da SCA2 ma non in quelli con SCA1, fatto che si
associa con relativa frequenza a presenza di una
sindrome parkinsoniana nella SCA2. Nella SCA3 le cellule
del Purkinje e le olive inferiori sono meno colpite, ma
è presente una marcata degenerazione dei nuclei della
colonna di Clarke e dei nuclei vestibolari e pontini.
Nella SCA6 è presente una consistente perdita di cellule
del Purkinje, di cellule dei granuli e dei nuclei
dentati, ma il tronco e il midollo non sono generalmente
interessati.
Nei soggetti affetti da SCA7, le cellule del Purkinje,
le olive inferiori e i nuclei dei nervi cranici sono
gravemente interessati. Sono inoltre colpite le cellule
gangliari della retina, il tratto ottico e la corteccia
visiva, determinando un fenotipo unico associato a
questo genotipo. Nella SCA17 si verifica, nel
cervelletto, un'importante perdita di cellule del
Purkinje che si associa ad una degenerazione dei neuroni
corticali e una, meno pronunciata, dei nuclei olivari.
La DRPLA determina una perdita marcata di cellule nel
globo pallido, striato, corteccia cerebrale, nucleo
subtalamico, rosso e dentato. La perdita cellulare dello
strato cerebellare delle cellule del Purkinje è quindi
una caratteristica presente nella maggior parte delle
SCA, ma la neuropatologia "fine" differisce tra i
diversi tipi di malattia.
Studi recenti hanno dimostrato che la neurodegenerazione
correlata alle SCA potrebbe trarre origine direttamente
dall'espansione della sequenza di poliglutamine poiché:
(i) la gravità della malattia e l'estensione
dell'interessamento del SNC sono correlate positivamente
con la lunghezza del tratto poliQ;
(ii) modelli cellulari e transgenici con proteine
complete o frammenti proteici contenti il tratto espanso
mostrano rispettivamente morte cellulare e
neurodegenerazione;
(iii) in un modello di topo transgenico l'introduzione
di un tratto poliQ nell'enzima citosolico house keeping
ipoxantina-fosforibosil-trasferasi (HPRT) conferisce
alla proteina una tossicità che è causa di
neurodegenerazione negli animali transgenici.
Quindi le proteine mutate potrebbero "guadagnare" una
nuova funzione tossica del tutto indipendente dalla
funzione originaria della proteina wild type.
L'alterazione conformazionale comporta proprietà adesive
della proteina mutata, che determinano la formazione di
aggregati proteici insolubili e resistenti alle proteasi
sia nel neuropilo che nei nuclei.
contesto proteico nella patogenesi della malattia. In
particolare le proteine che presentano tratti espansi di
poliQ diventerebbero neurotossiche per specifici
sottogruppi cellulari, a seguito di interazioni
proteina-proteina altamente selettive, interazioni che
sono regolate dalle specifiche proprietà della proteina
patogena Questa ipotesi rivisitata potrebbe spiegare il
motivo per il quale la è ristretta al SNC e a specifici
sottogruppi neuronali, nonostante le proteine
patogeniche poliQ siano espresse.
Nella maggior parte delle malattie da poliQ è presente
un'evidenza microscopica di aggregati proteici nel
citoplasma e nei nuclei dei neuroni affetti. Le
inclusioni intranucleari neuronali (IIN) sono segni
caratteristici di neurodegenerazione del tessuto
cerebrale di pazienti affetti da SCA1, SCA3, SCA7, SCA17
e DRPLA. Aggregati sono anche presenti nel SNC di
pazienti affetti da SCA2 e SCA6, ma solo,
rispettivamente, nel citoplasma o nelle regioni
citoplasmatiche perinucleari.
Non è ancora stato definito con certezza il ruolo degli
aggregati. I neuroni che presentano gli aggregati non
sono sempre i più suscettibili alla morte cellulare;
Tuttavia le IIN non contengono unicamente aggregati di
polipeptidi con tratti espansi di poliQ, ma comprendono
anche proteine funzionalmente rilevanti quali ubiquitina,
chaperonine (heat-shock proteins) e componenti del
proteasoma coinvolti nel controllo di qualità del
sistema di sorveglianza proteica. È interessante notare
come anche diversi fattori di trascrizione vengano
costantemente rilevati nelle IIN contenenti ubiquitina.
La definitiva rilevanza di questi aggregati cellulari in
rapporto ai processi di morte cellulare non è quindi
ancora chiara.
Atassie metaboliche (A. Federico)
Le recenti ricerche acquisite nell'ambito della
biochimica, delle neuroimmagini e della genetica
molecolare delle sindromi atassiche consentono di
identificare sostanzialmente tre gruppi di sindromi a
diversa patogenesi:
- atassie metaboliche a diversa età di esordio,
secondarie a variazioni di geni che regolano i livelli
cerebrali e tissutali di metaboliti cerebrali che
possono divenire tossici ad anomale concentrazioni per
il sistema cellulare cerebellare;
- atassie congenite, secondarie ad alterazioni di geni
omeobox che regolano lo sviluppo del complesso sistema
cellulare cerebellare;
- atassie degenerative, in relazione all'attivazione di
geni che portano alla neurodegenerazione ed all'apoptosi
cellulare.
Da questi dati emerge l'ipotesi che il sistema
cerebellare può essere selettivamente vulnerabile ai
vari meccanismi di neurodegenerazione, dando la chiave
biochimica molecolare della presenza di una prevalente
ed isolata sintomatologia clinica in questo sistema,
nella maggior parte di tali malattie.
In relazione allo sviluppo postnatale anche nel ratto,
il cervelletto è stato da sempre utilizzato come un
interessante modello in cui studiare le interazioni
neurometaboliche collegate al suo sviluppo ed
eventualmente alla sua neurodegenerazione.
Le atassie metaboliche possono così essere la
conseguenza di una primaria disfunzione del metabolismo
lisosomiale, con accumulo di sostanze che sono tossiche
per le cellule, alterazioni del metabolismo
perossisomale, mitocondriale, del trasporto lipidico,
del sistema di riparazione del DNA, del metabolismo
degli acidi organici e di alcuni aminoacidi, di
alterazioni del metabolismo del ciclo dell'urea, con
alterazioni di proteine dello stress, etc. Tutte queste
condizioni alterano l'equilibrio metabolico di un
sistema neuro-assonale particolarmente vulnerabile ad
ogni disequilibrio, determinando varie condizioni più o
meno gravi di atassia.
Terapie attuali e future (M. Pandolfo)
Attualmente ciò che possiamo fare per questi pazienti è
prima di tutto una corretta diagnosi,poi dare un
consiglio di tipo genetico, chiarificazioni sulla
prognosi, seguire i pazienti in follow up clinico e
cercare di migliorare la loro qualità di vita,dato che
il processo neurodegenerativo è di per sé incurabile.
Il punto di partenza per pensare di poter agire sulla
patogenesi è la scoperta del gene ,per provare poi a
costruire un modello .Ciò che tentiamo di fare è agire
in una finestra temporale in cui le cellule siano in
stato di disfunzione ma non ci sia stata ancora la morte
cellulare. Si è provato,ad esempio, con un modello di
topo transgenico con SCA 1. Si è visto che in questi
topi la frequenza di scarica delle cellule di Purkinjie
è ridotta e cià è dovuto ad una iperattivazione di
corrente al potassio che si chiama A. Questa corrente
può essere inibita dalla 3-4 deaminopiridina a basse
concentrazioni correggendo in tal modo il loro difetto
motorio, mentre non è funzionante sui topi che hanno già
perso i neuroni.
Inoltre, per la Friedreich, un meccanismo importante è
la condensazione della cromatina,perciò sono in
studiofarmaci inibitori delle istonideacetilasi che,
inibendo la deacetilazione degli istoni , andrebbero a
favorire la decondensazione della cromatina.
(a cura di M. Sancilio)
I sintomi neurologici inspiegabili nella pratica
clinica
Introduce l’incontro del gruppo di
studio per le patologie di confine in neuropsichiatria,
il prof. F. Pisani citando due casi emblematici
delle difficoltà diagnostiche che si incontrano nella
pratica clinica: una paziente lungamente ritenuta
affetta da un disturbo di conversione, presentava in
realtà una malformazione vascolare cerebrale.
All’opposto, sono noti casi di sindromi epilettiche
complesse senza alcun correlato neurofisiologico e,
pertanto, ritenute psicogene.
Il primo intervento è quello del
dott. G. Nappi, che parla, in sostituzione del prof.
M. Cardini, dei "Disturbi somatoformi". Il relatore
descrive accuratamente la classificazione dei disturbi
somatoformi secondo i criteri DSM-IV, sottolineando
alcune caratteristiche di rilievo. Tra queste la
prevalenza nel sesso femminile, la persistenza dei
quadri e la loro coesistenza con altri disturbi di
pertinenza psichiatrica. Frequente inoltre il rilievo di
una storia di abusi subiti dal paziente. Vengono
distinte due tipologie di pazienti con disturbo
somatoforme, una in cui il disturbo è egodistonico ed il
paziente presenta un discreto insight e una in cui il
disturbo è egosintonico e l’insight molto scarso. Le
ipotesi eziopatogenetiche sono diverse, poco
approfondite quelle biologiche, molto più studiate
quelle psicologiche e sociali. I problemi a lungo
termine che sono specifici di questi pazienti sono
l’abuso di farmaci, soprattutto analgesici, il ricorso a
diversi specialisti e molteplici trattamenti medici,
talvolta non necessari. Anche il grado di disabilità può
essere notevole con qualità di vita compromessa e non
vanno trascurati gli elevati costi sanitari connessi con
tali disturbi. Il trattamento si fonda sulla costruzione
di una buona alleanza terapeutica all’interno della
quale è possibile intervenire con una psicoterapia o con
una terapia farmacologica, preferibilmente con
antidepressivi SNRI.
L’intervento successivo si focalizza
su "Crisi, pseudocrisi e attacchi di panico". Il
relatore, prof. M. Mola, affronta il complesso
tema della diagnosi differenziale delle crisi
epilettiche. Infatti si stima che circa il 25% dei
pazienti epilettici possa avere delle pseudocris, cioè
crisi epilettiche in assenza di alterazioni EEG. Nel 30%
dei pazienti con storia di pseudocrisi, però, è
possibile diagnosticare una reale epilessia. Viene
proposta una classificazione delle sindromi da
pseudocrisi che comprende pseudocrisi post-traumatiche
da un lato e dall’altro pseudocrisi costituzionali. Le
prime colpiscono pazienti senza storia di epilessia, ma
con esposizione a traumi, sessuali, fisici, unici o
protratti nel tempo. Le seconde sono tipiche di pazienti
giovani, con storia di epilessia e scarso adattamento
sociale. L’approccio corretto a questi disturbi
comprende una valutazione diagnostica completa, con
video EEG quando ritenuto necessario e un’accurata
raccolta anamnestica. L’obiettivo del trattamento non è
la risoluzione dei sintomi, ma l’accettazione della
diagnosi da parte del paziente per cui è fondamentale la
collaborazione tra più specialisti. Primo fra tutti è il
neurologo che ha il compito di comunicare la diagnosi e
di seguire il paziente fino a quando sarà possibile
affidarlo interamente allo psichiatra.
In assenza del prof. R. Torta, il
simposio si chiude con l’intervento del prof. C.
Civardi, che parla dei "Disturbi psicogeni del
movimento". Tali disturbi rientrano nella
classificazione del DSM-IV come disturbi somatoformi,
fittizi o simulazione. Sono frequenti nella pratica
neurologica e senza rilevanti differenze tra diverse
culture. Spesso l’interessamento è di più gruppi
muscolari e possono associarsi sintomi sensitivi. Il
paziente è più frequentemente di sesso femminile e
mostra tipicamente una certa indifferenza verso la
malattia, nonostante questa duri spesso da lungo tempo
(mediamente 4 anni). Il relatore propone poi tra casi
clinici con proiezione di filmati esemplificativi. Il
primo è un caso di tremore psicogeno, che rappresenta
dal 3% al 10% di tutti i casi di tremore. Segue un caso
di distonia psicogena, sulla quale i dati
neurofisiologici non escludono ad oggi completamente una
possibile base organica. Da ultimo un caso di paralisi
psicogena, per la quale viene proposto il ricorso alla
stimolazione magnetica transcranica, come strumento
diagnostico. La risposta al trattamento di questi
pazienti è generalmente scarsa, ma il relatore pone
l’accento su di un insufficiente ricorso all’intervento
dello psichiatra in tali situazioni.
(a cura di W.Natta)
|